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Taranto, fra salute e lavoro

 

Taranto - La popolazione non sembra avere dubbi: l'ILVA e la salute non possono andare d'accordo, così come l'ambiente non può certo giovarsi della presenza ormai ingombrante del gigante d'acciaio. Una manifestazione sentitissima, con quasi settemila partecipanti, ha sancito una sorta di divorzio definitivo fra tarantini e siderurgico, pur nella consapevolezza che non sarà certo una passeggiata preservare i posti di lavoro, che con l'indotto arrivano a quasi 20 mila unità. Ma la salvaguardia dell'ambiente e la qualità della vita non possono più aspettare.

La manifestazione di ieri ha sancito anche la rinnovata solidarietà con i magistrati che cercano di far rispettare la legge e che ora attendono, con tutti i protagonisti di questo dramma epico, che la Corte Costituzionale si pronunci sulla cosidetta legge salva ilva, contestatissima dalla manifestazione popolare.

"Spero che la manifestazione a Taranto concorra ad abbattere un luogo comune, quello sulla possibilità, e da subito, di far funzionare l'impianto contemperando i diritti alla salute e al lavoro." Lo ha dichiarato il Consigliere regionale Fabiano Amati, commentando l'esito della protesta organizzata dal 'Comitato 7 aprile' contro l'inquinamento ambientale provocato dallo stabilimento ILVA. 

"Nell'immediato - ha detto - l'unico contemperamento possibile tra i diritti di salute e lavoro attiene alla trasformazione in concreto della questione Taranto in questione nazionale, con pronta disponibilità di congrue risorse finanziarie in favore dei lavoratori, nel mentre si compiono tutte le attività di bonifica ed ambientalizzazione dell'area industriale e dei centri abitati vicini.

Non è possibile combinare alcun diritto, tanto per fare qualche esempio, se prima non si eliminano tutte le fonti di esposizione ai rischi di malattia e morte per immissioni nell'aria o per dispersione di sostanze nocive nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque;  se prima di usare le acque marine non si mettono in sicurezza le gallerie di prelevamento sottostanti il quartiere Tamburi; se prima non si sostituisce l'uso dell'acqua dolce prelevata dal Sinni con quella ultra affinata da produrre nell'impianto 'Gennarini-Bellavista'.

La combinazione tra salute e lavoro non è un punto di partenza ma solo l'approdo di un percorso che dovrebbe partire da un rigoroso processo di ambientalizzazione dell'area industriale e dei centri abitati vicini, che allo stato è proprio ciò che manca. Confondere l'approdo con il percorso rischia di mettere in discussione la più ovvia e ragionevole considerazione di priorità nel combinare salute e lavoro." 

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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