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Emiliano: un rimpasto che sa di sconfitta

Bari - Noi di Puglia d'Oggi glielo stiamo dicendo da un pezzo: Michele Emiliano, caccia Filippo Barattolo (ma non solo lui) dalla tua seconda giunta. Un assessore messo lì solo per questioni partitiche, più che politiche. Rappresenta l'UDC che oggi è come dire che rappresenta i ragazzi della via Pal, un pezzo glorioso di un passato finito. 

Ora la richiesta, divenuta pressante, arriva nientemeno che da Giuseppe De Santis, ex piddino poi transitato nel gruppo misto per una nobile causa, quella di non aver avuto nulla dopo una disastrosa stagione passata a presiedere in modo imbarazzante il Consiglio Comunale.

Grandi manovre si addensano anche sulla testa di Mara Giampaolo, un'altra ex UDC, transitata saggiamente nell'IDV che nel frattempo si è dissolta come nebbia al sole dopo la debacle dipietrina con rivoluzione civile. E mentre a Roma si stanno scannandoper dividersi un ghiotto bottino di circa 61 milioni di euro, frutto di rimborsi elettorali pregressi, a Bari fanno finta di niente e continuano a operare come se il partito esistesse ancora e rappresentasse un elettorato interessante. Cosa del tutto inattendibile.

Alla fine dei giochi e a poco più di un anno dalla fine della consiliatura, molti stanno andando a vedere il bluff di Michele Emiliano che ha governato da solo, mettendo alcune irrilevanti pedine (come Franco Albore, Gianluca Paparesta, Fabio Losito, Maria Maugeri, soloper citarne alcune) a far finta di fare gli assessori, per tenere buoni i famelici partiti che lo sostengono, o fingono di sostenerlo visto quanto valgono ormai dopo le batoste delle ultime politiche.

Bari non ha un progetto vero, non ha un solo pensiero lungo su se stessa. Il suo skyline è quello di Di Crollalanza, il suo avatar è lo scempio diuno "stadio nuovo" costato 130 miliardi suddivisi fra i soliti noti, quelli che da sempre, checche ne dica Emiliano, hanno mani e portafoglio sulla città.

In centro si stanno baloccando con piazza Massari e la bruttissima via Argiro, in periferia il degrado e il disinteresse stanno riprendendo quota per non parlare del potere parallelo dei clan, sempre pericoloso. Sarà pure che i baresi sono pià felici dei varesini, ma a noi sembra più merito della tempra locale che di fattori oggettivi.

Da nessuna parte sembra stia sorgendo qualcosa di nuovo e di vero. E il frinire dei grilli, al momento, non riesce a superare il borbottio qualunquista e disperato di una popolazione sempre meno presente a se stessa.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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