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Bari, ogni cantiere una protesta

I cantieri pubblici a Bari sono pochi, ma quando nascono provocano inevitabilmente proteste, disagi, conflitti ed enormi ritardi sui tempi di esecuzione.

È puntualmente accaduto qualche giorno fa a Largo Adua, ma era già accaduto per Piazza Massari, per Barivecchia, per piazza Cesare Battisti . Lo stesso accadrá per via Sparano, via Argiro, Madonnella, piazza Umberto, corso Cavour. Perchè succede?

Innanzitutto, per lo scarso coinvolgimento preventivo dei cittadini. Spesso i progetti sono conosciuti solo in fase di esecuzione, quando cambiarli non è facile. Aggiudicazioni già fatte, cantieri aperti, proprietà intellettuale del progetto sono tutti ostacoli seri. Superarli richiede tempo e denaro, che spesso nemmeno c'è. Del mancato coinvolgimento sono equamente responsabili istituzioni e cittadini. Le prime fanno poco per informare i cittadini e questi ultimi spesso hanno altro a cui pensare. Un tempo c'erano i partiti a fare da cinghia di trasmissione, oggi, nel desolante distacco dei cittadini dalla politica, suppliscono, qua e là, alcune associazioni.

Altra causa importante è il difetto di un'idea di cittá in testa agli amministratori. Se ci fosse i cittadini potrebbero giá conoscere o intuire i progetti dell'amministrazione per ogni singolo caso. Mancando, come ê il caso di Bari, si cammina improvvisando e il cittadino si trova spesso davanti a scelte e progetti non sempre coerenti.

Si aggiunga, ancora, la conflittualitá politica fra istituzioni e l'esasperato protagonismo di alcuni amministratori. Si pensi a Bari ai ricorrenti conflitti fra Comune e Circoscrizioni e, in  particoare, fra Michele Emiliano e Mario Ferrorelli. Difficile individuare dove finisce l'interesse pubblico e dove comincia la strumentalizzazione partitica.

Infine, la sciatteria e la scarsa professionalità degli uffici. Mai che si pongano il problema dei disagi e dei disguidi che il cantiere provoca a cittadini e imprenditori. Questi ultimi devono sono e sempre subire.

Questo andazzo può essere cambiato? Certo che si, ma a volerlo debbono essere per primi i cittadini.

Salvatore Tatarella

Europarlamentare PPE

Scritto da Redazione
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