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La chiusura del Purgatorio e le accuse di D'Ambrosio Lettieri

 

Un vero e proprio suicidio teatrale, quello che, drammatcamente, ha messo in scena Nicola Pignataro per la chiusura del teatro Purgatorio di Bari. Il prossimo 21 maggio, infatti, il teatro del capoluogo pugliese dovrà chiudere i battenti in quanto non a norma e non è possibile metterlo a norma, come annuncia lo stesso artista barese e direttore artistico, che parla esplicitamente di  “accanimenti burocratici subiti da parte dell'attuale Amministrazione Comunale, tutti comportamenti che rendono impossibile il prosieguo delle attività”.

E gli ultimi spettacoli saranno l’occasione per sottolineare ancora di più le difficoltà, con una vera e propria “svendita”. E’ sempre Pignataro a parlare. “A titolo di commiato con questa mitica struttura e confidando nella vostra amicizia e solidarietà, ho il piacere di invitare tutti voi - scrive - al ciclo conclusivo di spettacoli teatrali che terrò quasi quotidianamente presso il nostro Teatro Purgatorio a Bari, in via Pietrocola 19, nel mese di maggio, ad un prezzo simbolico di 2 euro e 50 nei giorni feriali e di 3 euro e 50 nei giorni festivi”.

Sulla questione interviene anche il coordinatore del Pdl di Bari D’Ambrosio Lettieri, ribadendo come l’appello lanciato lo scorso anno sia stato inascoltato, e lo fa rivolgendosi direttamente in una lunga lettera al sindaco Michele Emiliano. Eccone il testo.

"Signor Sindaco, il popolo barese non è disposto a lasciar morire i suoi Teatri e tantomeno a lasciarsi suicidare da politiche per la cultura miopi, asfittiche, di parte e di partito”. Questo scrivevo l’anno scorso in una lettera aperta al sindaco di Bari. Questo ripeto con forza oggi che Nicola Pignataro ha annunciato la chiusura del suo storico Teatro.

Purtroppo sono stato facile profeta, quando sono sceso in piazza per denunciare la grave ingiustizia che stavano subendo teatri che hanno fatto la storia culturale di Bari da parte dell’amministrazione comunale targata Emiliano. Il Purgatorio, ma anche il Piccolo Teatro, il Duse, il Barium, solo per citarne alcuni, esclusi dall’assegnazione di risorse che pur di piccola entità, rappresentavano un po’ di ossigeno per quelle compagnie teatrali.

Le parole di Nicola Pignataro sono molto forti e molto vere. Come sono gravissime le responsabilità di un sindaco che sceglie tra l’altro di tenere per sé la delega alla Cultura dimenticandosene completamente se non in funzione di campagne propagandistiche pro domo sua, continuamente   indaffarato nelle sue personali scalate  a vette estranee all’unico bene che dovrebbe interessare un primo cittadino, cioè quello che riguarda la qualità della vita della sua città e dei suoi cittadini.

Bari è diventata, così, il paradosso di sé stessa grazie ad una formidabile pantomima messa in scena da una macchina da guerra che produce fumo negli occhi al posto di fatti concreti. Succede, quindi, che mentre gli attori veri devono chiudere battenti, quelli del circo propagandistico che orbita intorno a questa amministrazione comunale montano cantici delle meraviglie imbastiti su trame fantastiche. Il nodo ferroviario sarà un ricordo e non strozzerà più la città e Bari sarà la capitale della Cultura. Fa niente se i cittadini, in particolare quelli di Palese e Santo Spirito, continuano a vivere disagi e subire incidenti, anche mortali. Fa niente se il Petruzzelli ha dovuto far ricorso ad un commissario per salvarsi dagli avvoltoi che ne stavano devastando le spoglie risorte. Fa niente se il Margherita e la Rossani sono ancora lì a guardarsi in cagnesco.E fa niente se i luoghi della cultura si salvano a seconda del colore della tessera e se la storia viene cancellata con l’eutanasia.

Ha chiuso nel silenzio e nell’indifferenza il Piccolo Teatro di Bari, divenuto tre anni fa bene archivistico di patrimonio storico della Soprintendenza ai Beni Archivisti della Regione. Ora chiude il Purgatorio. Così il Teatro dell’Anonima. In difficoltà l’Abeliano. Leggiamo e non possiamo fare a meno di constatare il vuoto assoluto in cui è sprofondata questa città con le politiche degli annunci di Emiliano.

Che a Bari la cultura fosse stata ormai relegata ad orticello privato per interessi di parte e di partito, lo abbiamo abbondantemente visto e denunciato. Ma che la dignità e il rispetto non meritassero ricovero questo è il colmo. Qui non sono in discussione le leggi che impongono le messe a norma. La sicurezza, di tutti, operatori e fruitori dei teatri, è indiscutibile. Qui è in discussione l’indifferenza da una parte, resa ancora più insopportabile dalla spocchia di chi dovrebbe trovare le soluzioni, e l’assenza di un interlocutore che in questi ultimi anni avrebbe dovuto programmare non il suicidio assistito di pezzi di storia di questa città, ma il loro accompagnamento verso nuovi percorsi di vita.

Da giugno scorso, nonostante i Teatri in rivolta abbiano fatto sentire la propria voce, il nostro appello è rimasto inascoltato. Emiliano non ha fornito risposte esaustive, né ha prodotto azioni concrete a favore della cultura teatrale e popolare della città. Solo storie da mille e una notte. Un espediente per rinviare il momento dell’amaro giudizio finale sulla gestione politico-amministrativa della giunta Emiliano. Non riuscito. Dal canto nostro, faremo ciò che è possibile per scongiurare la morte dei nostri Teatri”.

Scritto da Redazione
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