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Bari, scuola San Nicola, ultimo atto

Resta inevitabile che  l’amministrazione di Bari decida sul destino dall’ edificio che ha ospitato i “vastasidde” della scuola media San Nicola di Bari, edificio da sempre agognato dai domenicani della vicina Basilica, un destino che sembra essere già segnato, sia per la inevitabile moria di iscrizioni, sia  se pensiamo alla facilità con cui vengono fatte le concessioni, senza tener conto della volontà popolare ,così come accadde per palazzo San Michele ex monastero benedettino e l’ex convento dei Teatini; operazione fatta  per arginare il commissariamento del Petruzzelli ugualmente commissariato ed, in ogni caso, luogo di sfarzo culturale per pochi eletti.

Ora è questa della scuola San Nicola la celebrazione – simbolo dei paradossi politici,  una patetica commedia che si consuma  sui media  trascinando la cultura, la scuola, la formazione e il futuro dei giovani (!!!) sui palchi delle primavere elettorali,   mentre edifici che potrebbero accogliere gratuitamente i ragazzi vengono ceduti a fronte di altri decadenti e sovraffollati.

E’ la logica del mercato e delle privatizzazioni  dopo essere stati annebbiati dalle polveri  di punta Perotti rimane la realtà degli interessi delle classi egemoni che rimangono ancorati alla speculazione, in particolare quella edilizia.

Bari è una città difficile che avrebbe bisogno più che di atti simbolici di interventi strutturali di quelli che cambiano non il volto della città, trasformata in cantiere, ma la vita dei cittadini. Bari invece è precipitata verso un’identità muscolare dove vince solo chi alza di più la voce, dove i problemi vengono affrontati solo nel settore edilizio con il criterio dell’aggregazione,della speculazione e mai nell’ottica di una crescita del tessuto sociale e culturale.

Gli interessi erano e sono  legati alla rendita parassitaria urbana, e non vengono risparmiate ampie zone agricole e di pregio naturalistico né tanto meno in nome del ben essere dei cittadini ci sono stati ripensamenti etici nell’espropriazione di fatto di un intero quartiere storico  privandolo della sua identità culturale, in questa logica l’appetibilissima ex scuola Trieste - San Nicola,   per gli affaristi che si sono fiondati a piene mani sul quartiere, rimane un succulento boccone. Altro che centro di aggregazione, scuola, poveri, quel luogo è troppo bello per darlo ai morti di fame. La bellezza come la conoscenza appartiene a chi detiene il potere  come avveniva 5000 anni fa quando i Sumeri scoprirono la scrittura e i riccastri dell’epoca  se la tennero per sé: Nulla è cambiato!

Negli anni 90 e nei successivi decenni del nuovo XXI secolo, quando imperversava tra le mura della città vecchia la guerra di mafia a nessuno , ovviamente tra quelli che contano, è venuto in mente che il ruolo che svolge la scuola con le sue professionalità in territori compromessi è insostituibile e che forse sarebbe stato opportuno, come primo punto, bloccare quell’idea dilagante di una scuola debole luogo di violenza e sopraffazione.

Bastava investire di più con offerte qualitative di maggior respiro, razionalizzare gli interventi e trovare con le istituzioni preposte una modalità per impedire il turn over dei docenti e del personale. Al di là dei proclami strombazzati pubblicamente, queste operazioni troppo complesse non sono state mai prese in seria considerazione.

Sono interventi che si scontrano con le logiche dei risparmi e dei tagli imposte dai vari governi che si sono susseguiti in questi anni , per cui al difficilissimo compito di operare la prevenzione, costosa e con risultati non spedibili nell’immediato , si è preferita la diaspora disperdendo i ragazzi nelle altre scuole e condannando i più deboli all’umiliazione del rifiuto.

 

La scuola, custode della legalità e delle tradizioni, è stata eliminata dalla miopia del sistema e dei suoi rappresentanti e dall’indifferenza colpevole di chi oggi mostra il suo sconcerto. Ma al di là dell’inefficienza dei politici, molto calcolata, va evidenziato il paradosso che si è consumato recentemente, quando si iniziava a registrare un ridimensionamento del disagio e nella scuola non si verificavano più atti particolarmente aggressivi, proprio in questa fase si è persa definitivamente la fiducia delle famiglie e opporsi al suo declino è diventato impossibile, altre scuole private o con fama di offerte formative di qualità hanno sfruttato la debolezza e il pregiudizio della cittadinanza e le iscrizioni si dono dirottate altrove , così finalmente hanno ripreso corpo le ipotesi alterative di utilizzo dell’edificio la cessione  della struttura di proprietà comunale ai domenicani che ne possano fare un albergo o un museo, chiudendo finalmente il desiderio lontano della cittadella nicolaiana e tutto questo deciso sulla testa dei baresi effettivi proprietari dello stabile.

 

A Bari Vecchia non si spara più, gli affari si fanno, ormai, altrove Un sogno tutto l’oro finalmente realizzato, di cui noi, cittadini, non abbiamo nulla da stare allegri.

Adele Dentice

ex insegnante San Nicola

 

Scritto da Redazione
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