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Comune di Bari, il caldo e i murales

Alcune note sparse di un cronista di politica amministrativa in attesa dell'avvio del consiglio comunale di Bari.
 
17.00 - Alle solite, si mettono le cinque tanto per far vedere, ma si comincerà ufficialmente alle 17.30 il che significa che slitterà tutto alle 18. Oggi presiede Massimo Posca, perchè Pasquale Di Rella non c'è. Dopo la trombatura alle politiche, Di Rella sta cercando nuova linfa vitale fra Nicola Canonico e Filippo Barattolo: un po' come Grimilde che cercava l'eterna bellezza con denti di drago e sputo di rospo. E poi ci meravigliamo delle astensioni.
 
17.15 - Sciamano i consiglieri, alla spicciolata. Si mormora ai cantoni su chi sia stato l'infame "corvo" (anche se potrebbe essere benissimo una creazione di qualche collega bene informato) che ha spubblicato ai giornali nomi, cognomi e soprannomi degli "incompatibili". Si tratta di una mezza dozzina abbondante fra consiglieri e assessori che, con l'ultima legge anti corruzione dovrebbero scegliere fra Dio e Mammona. Fra busta paga del 27 e "attività amministrativa". Much ado for nothing, citando il Bardo: qui siamo a Bari, non al Congresso di Washington. Qui nessuno conta davvero nulla, ma quel doppio incarico, comunque, porta lustro e potere, sia pure di latta.
 
17.30 - Fa caldo e si sente. E l'impianto di condizionamento funziona a calci, tanto che in sala giunta sembra di essere in sauna e in sala consiglio bisogna tenere le porte sbarrate per non vanificare quell'illusione di fresco che pure aleggia. In compenso ci sono più vigili urbani del solito: oltre all'annunciata occupazione dell'aula da parte di Realtà Italia, si prevede un po' di cagnara, è il caso di dirlo, da parte dell'ACA, l'associazione che gestisce il canile municipale, o che vorrebbe farlo.

Il caldo e i murales in città sono l'argomento preferito di discussione, a parte il corvo, prima dell'inizio dei lavori. Che a Bari ci siano 30 mila poveri e che qualcuno abbia proposto di trasformare un inutile e vuoto e immenso ospedale militare nel più grande centro d'accoglienza e assistenza e lotta al disagio sociale d'Europa, pare non interessi nessuno. Non solo, ma nessuno sembra cogliere l'opportunità di occuparsi di qualcosa di realmente utile alla città (che poi è l'emergenza di tutte le decine di strutture inutilizzate e costose che puntellano Bari) anche per rilanciare o l'agonizzante azione amministrativa della maggioranza o per caratterizzare con qualcosa di proficuo e comprensibile, l'insipiente e sciatta azione della cosiddetta opposizione, capeggiata da un Ninni Cea sempre più caricatura di se stesso e del suo berlusconismo d'antan. Che consesso, mio dio. 

18.00 e meno male che si comincia, allo scampanellio di Posca si entra per l'appello, con il solito Giuseppe De Santis, vera icona di come l'emilianismo sia ormai alla frutta mezza marcita, che rispone all'appello per poi uscire quasi di corsa, mentre fra il pubblico si alzano i manifesti per il Bonomo e Dammacco chiede a Sindaco e Consiglio di acquisirlo alla città. Ma il post di Ludovico Abbaticchio che, in seconda battuta rispetto ad Antonio Decaro, i candida a sindaco, sembra attirare di più l'attenzione sfilacciata e incompetente di questa massa informe di personaggi che, salvo alcune notevoli eccezioni, farebbero bene, tutti e tutte a dedicarsi per sempre a qualcos'altro.
Scritto da Roberto Mastrangelo
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