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Comune di Bari: dimissioni, confusioni, barattoli e cassiere

Bari - Andiamo con ordine: la legge anti-corruzione ha stabilito alcune incompatibilità fra cariche istituzionali per cui, ad esempio, l’Assessora comunale al patrimonio, Floriana Gallucci, ha lasciato l’incarico perché è segretaria comunale a Rutigliano. Per incompatibilità (è dirigente medico) si è dimesso anche il consigliere comunale di SEL Nicola Laforgia, mentre sembra imminente il passaggio definitivo alla giunta Vendola di Gianni Giannini, Assessore al Bilancio in quota PD, che adesso in regione si occupa di trasporti.

Dovrebbe dimettersi, ma ancora non lo fa, Francesco Meleleo, PDL che è funzionario della Provincia di Bari. E come mai non lo fa? Possiamo ipotizzare la risposta, se facciamo caso a chi gli subentrerebbe in Consiglio: Gianni Pennisi, ex Aennino “moderato”, poi deportato come tutti nella grande imbarcata del PDL, previo scioglimento del partito di Almirante. E attualmente molto vicino al sindaco Michele Emiliano. Un “traditore” insomma per punire il quale si rinuncia anche a quel minimo di classe cui un politico, qualunque sia lo schieramento, non dovrebbe mai rinunciare. Traccheggiando così, però, Meleleo punisce solo se stesso, come il protagonista di una famosa commedia di Plauto, abbassando ancora di più il livello complessivo, assolutamente non esaltante, di questo Consiglio Comunale di Bari.

 

E a proposito di dimissioni: la fuoriuscita della Gallucci aveva… ringalluzzito (scusateci ma il caldo affetta anche noi giornalisti) la canea famelica dei tanti aspiranti a un posto di assessore. Ma dovranno continuare a sentire i morsi della fame perché Emiliano ha già detto che la Gallucci, comunque, resta come consulente a titolo gratuito. In verità preferiremmo avere assessori regolarmente pagati con cui poterci arrabbiare, piuttosto che tante dame e dami di san vincenzo cui possiamo dire solo grazie per la generosità. Non sappiamo se Emiliano pensi che circondarsi di boy scout faccia bene all’immagine del Comune. Fa malissimo, in compenso alla gestione complessiva di una città ormai allo sbando.

 

 

E a proposito di immagine: Eataly sta funzionando come catalizzatore del meglio e del peggio, in questa strana città che da un lato fa aspettare anche un anno per autorizzazioni varie e dall’altro non riesce a liberarsi degli abusivi delle popizze e delle fornacelle, tutti controllati dalla mala. Ebbene: da fonti assolutamente attendibili si prospetta l’ipotesi che il socio barese di Eataly, Fabrizio Lombardo Pijola, sia ormai completamente fuori dalla compagine societaria di Oscar Farinetti, di cui era divenuto quasi casualmente amico proprio durante un’intervista alla povera (vista la fine che ha fatto) Antenna Sud. Farinetti non gli ha perdonato il sommo casino fatto con le autorizzazioni necessarie ma mai richieste, sanate a passo di carica nelle ultime 48 ore. Un danno di immagine doppio: per Farinetti e per la città, che invece di indagare sui fatti (grazie anche ad una classe di giornalisti non sempre al top della forma professionale, ahimè) si è divisa in tifoserie pro e contro.

Nella ammuina generatasi, intanto, sono state fatte assunzioni per Eataly, alcune delle quali saranno sicuramente state gestite in modo “amichevole” (come quelle di due ex Antenna Sud che adesso si godono il panorama del mare alla faccia dei colleghi senza stipendio da oltre un anno). Assunta anche la figlia di Filippo Barattolo, assessore al nulla della giunta Emiliano, sulla carta UDC, che doveva svolgere mansioni di cassiera. Laureata e disoccupata. 

A Michele Emiliano, che non riesce a liberarsi di Barattolo, non gli è parso vero: “Filippo – deve avergli detto – mi spiace ma tu capisci che non puoi restare in giunta. Tutti diranno che hai fatto assumere tua figlia. Per cui, o ti dimetti tu o fai dimettere tua figlia”. Emiliano, che è padre di tre figli, era sicuro che, come chiunque di noi avrebbe fatto, Barattolo avrebbe annuito chinando il capo per dieci minuti dopo, rimettere il suo mandato. Cuore di padre: meglio mia figlia al lavoro onesto e retribuito che io qui a scaldare la poltrona in cambio di 3500 euro.

Macchè: Barattolo ha fatto dimettere la figlia e ha pure detto ai giornalisti: “A mia figlia non piaceva fare la cassiera”. Ci hanno creduto tutti.

 

 

Scritto da Maria Rosaria Gurrisi
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