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Gioia del Colle, una nuova stagione per il Pd

La parola d'ordine è stata "cambiamento". Ed alla fine il cambiamento c'è stato, con il congresso sezionale del Partito Democratico di Gioia del Colle che ha affidato le sue redini a Massimo L'Abbate. A Gioia la situazione era particolarmente complicata da un difficile rapporto che in questi ultimi mesi si è andato consolidando tra la più grande forza di maggiornaza in Comune ed una amministrazione, quella guidata da Sergio Povia, che ha visto una fortissima presa di posizione da parte della segreteria cittadina del Pd, con l'abbandono della maggioranza e l'invito ai propri assessori (soltanto parzialmente accolto, peraltro) ad abbandonare la compagine governativa.

In questo scenario il congresso è fin da subito apparso come un punto nodale della politica cittadina. All'indomani del risultato congressale abbiamo incontrato il neosegretario cittadino, a cui abbiamo rivolto alcune domande, tra scollature politiche, divergenze chiare e non più sotterranee e l'esigenza, da molti condivisa, di una nuova pagina nella politica gioiese.

Massimo, raccontaci il congresso locale dello scorso fine settimana.

"E' stato il vero primo congresso del PD da quando è nato. Oggi esiste una maggioranza ed un'opposizione, pur nello stesso partito. Per tanti anni si è andati avanti con la finta pacificazione. Il risultato è stato l'implosione dello scorso 26 settembre".

Alla fine sei stato eletto segretario. La tua parola d’ordine durante questi giorni e nella mozione che hai presentato è sicuramente “cambiamento”. Cambiamento in cosa?

"Pensiamo che un ciclo storico si stia lentamente concludendo. Il PD è stato figlio di modi di fare legati alle vecchie tradizioni di DS e Margherita. Io personalmente sono un nativo PD, mai avuto tessere di partito prima di queste. Concepisco il partito come Veltroni e Renzi, aperto, inclusivo, rapido nelle decisioni, e soprattutto che faccia proposte, che porti competenze e soluzioni".

Come esce il Pd all’indomani del congresso cittadino?

"E' un PD dove si è fatta chiarezza, dove le divisioni sono evidenti e non sotterranee. Adesso capiremo se è possibile trovare una strada unitaria su determinate questioni oppure se proseguiremo divisi".

Un punto nodale: il rapporto tra il Pd e l’amministrazione Povia. Che succederà ora?

"Noi abbiamo chiesto l'azzeramento della giunta ed una seria verifica politica. Non possiamo sconfessare l'operato della scorsa segreteria, ma nello stesso tempo dobbiamo esperire tutti i tentativi per ricucire i rapporti in funzione dell'unica cosa che teniamo a cuore, gli interessi della città. Chiudere l'ennesima esperienza amministrativa in modo prematuro sarebbe davvero un brutto colpo per Gioia".

Ed il rapporto con gli eletti e gli assessori del Pd? Come si muoverà il partito a Gioia del Colle?

"Spero che tra gruppo consiliare e circolo si torni a lavorare con un'unica voce. E' il vero problema dell'ultima stagione del PD. E' parsa evidente la scollatura, probabilmente frutto anche di dissapori di tipo personale oltre che alle divergenze politiche questioni politiche. Il partito tornerà tra le gente, avviando una fase di ascolto e di analisi della società gioiese".

Ma guardiamo alle cose del Pd con più ampio respiro. E’ tempo di congressi provinciali e poi di quello nazionale. Cosa ne pensi, anche alla luce della recente lettera di Sergio Blasi?

"Sono perfettamente d'accordo ma forse è stata intempestiva. E' apparsa chiara subito la confusione dei regolamenti per il tesseramento. Non è possibile che ci si possa tesserare lo stesso giorno del congresso. C'erano mille modi per evitare la guerra delle tessere, ad esempio con un tetto percentuale alle stesse, oppure più semplicemente chiudendolo un mese prima del congresso, quando l'ambiente era ancora tiepido".

E’ un momento di cambiamento forse non solo per il Pd, ma per l’intera politica italiana. Quale il tuo auspicio in tal proposito?

"Il mio auspicio, come dice Renzi, è che si faccia una legge elettorale che preservi il bipolarismo, altrimenti regnerà ancora l'ingovernabilità. Il giorno dopo le elezioni chi prende un voto in più deve poter governare senza problemi o alibi. Ma è anche vero che questo bicameralismo perfetto è anacronistico e rischia di frenare la nostra esigenza di riforme, come ci chiede l'Europa da tempo".

Pd-Pdl. Molti li accomunano, anche se le differenze sono notevoli. A Gioia secondo te si può avviare una stagione di dialogo, pur nella contrapposizione politica, per dare vita ad un periodo di svolta dopo le aspre polemiche degli ultimi anni?

"Siamo ad una fase di esaurimento del ciclo storico. Alcuni protagonisti principali della vita politica, in primis il sindaco Povia, hanno dichiarato che dopo questo mandato usciranno dalla scena. Ed è per questo che il nostro lavoro nel PD, ma credo anche nel PDL, si debba concentrare sul ricambio generazionale e soprattutto sulla visione della città per i prossimi dieci anni".

Scritto da Roberto Mastrangelo
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