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Bari in prima fila per Emergency

Sarà possibile sostenere  Emergency e tutta l’opera di Gino Strada anche a Bari, per il periodo delle feste quando, dal 30 novembre al 24 dicembre sarà aperto un “Negozio di Natale” in Via Melo 25.

 “Una sostituzione di una valvola cardiaca nel Centro Salam di Khartoum ha un costo di 3500 euro; lo stesso intervento in Italia 26mila. Il motivo è che si cerca di ridurre i costi all’osso senza tuttavia inficiare la qualità che è sempre invece altissima”. A parlare è il dott. Gabriele Risica, membro del direttivo e coordinatore della medical division di Emergency, oggi con la dott.ssa Marigia Spada, coordinatrice di Emergency Bari per il primo appuntamento della 11’ edizione del Levante International Film Fest presieduto da Mimmo Mongelli.

La proiezione – nella Sala Carofiglio della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere - è stata del documentario Open heart (2013) di Kief Davidson candidato al premio Oscar 2013 nella categoria "Documentary Short" con diversi riconoscimenti all’attivo tra cui il “Best Documentary Short” al Boulder International Film Festival.

Il film narra la storia di otto bambini ruandesi diretti in Sudan, a 4mila km di distanza, per sottoporsi a un delicato intervento al cuore nel Centro Salam di Khartoum, ma è soprattutto il “pretesto” per far conoscere questo struttura ospedaliera, unica in tutta l’Africa specializzata negli interventi di cardiochirurgia. "Riteniamo sia un’emergenza crescente in quel Paese – prosegue Risica - perché a differenza dei paesi occidentali, sono i giovani a essere colpiti per primi di deficienze cardio-vascolari, ma vengono sottovalutate perché ancora si combatte contro Aids e malaria. Noi di Emergency rappresentiamo oggi l'unica speranza per i giovanissimi di sopravvivere".

Un Centro di eccellenza progettato dallo studio di architetti Tamassociati di Venezia – ormai collaboratori assidui di Emergency – che hanno lavorato in sinergia con tecnici e medici affinché fossero illustrate da questi ultimi tutte le necessità operative affinché si potessero contrastare gli immaginabili disagi che un ospedale in mezzo al deserto può incontrare.

Oggi è un successo confermato da numerosi premi, tra cui il recente Aga Khan Award for Architecture 2013 per i metodi di ideazione e costruzione, per l'uso migliore e sostenibile delle risorse e per l'impatto eco-sociale così come, da un punto di vista formativo ed esperienziale per la classe medica, equiparato al Saint Thomas' Hospital di Londra. Si pensi che per 5mila interventi sostenuti, solo 4 i casi in cui si sono sviluppate infezioni gravissime post operazione, una percentuale bassissima rispetto alla media dei paesi industrializzati.

Oggi il Centro Salam da’ lavoro a 300 addetti locali regolarmente stipendiati che collaborano con i team di medici da tutto il mondo. La struttura costa annualmente 8 milioni di dollari (tutti i pazienti sono assistiti e operati gratuitamente), ma dal govermo sudanese i contributi finanziari sono stati poco meno della metà – circa 3 milioni e mezzo – rispetto ai 5 milioni promessi; il resto arriva dai fondi globali di Emergency rimpinguati da donazioni private e dai versamenti del 5 per mille che nell’insieme rappresentano l’85% del totale.

“Abbiamo scelto il nome Salam – conclude Risica – perché in arabo significa Pace e crediamo che con la sanitá si porti anche questo grande valore. La dimostrazione più evidente è che nel nostro ospedale abbiamo operato pazienti di 24 paesi diversi. E nessuna autoritá pur di terre in conflitto con il Sudan, si è mai opposta al passaggio di questi malati da una paese all'altro".

Il prossimo appuntamento del Levante Film Fest è invece per giovedì 21 novembre alle 16 nell’Aula Magna “Attilio Alto” del Politecnico di Bari con l’incontro dibattito “La città sostenibile” a cui seguirà la proiezione di Space Metropoliz di Giorgio De Finis e Fabrizio Boni.

Ingresso libero.

Scritto da Anna Chiapparino
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