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La nuova Stazione di Bari. Una ristrutturazione tutta commerciale

Liberalizzare. Come se fosse la pozione contro il veleno dello stato fallimentare.

Liberalizzare. Come se non fosse la pelle ruvida del male minore. Lo sanno bene gli ormai ex titolari dei negozi all'interno della Stazione Centrale di Bari.  

Pesci piccoli nel mare delle pretese burocratiche, delle esose richieste commerciali.  La crisi, gemmata dall'insostenibilita dei costi fissi, ha sede ovunque, compreso lì dove il treno era passato e c'eri salito per aprire la tua attività. Delle possibilità, delle attese chance. Una stazione, quella di Bari sempre più luogo di transito, nonostante la riduzione del numero delle corse, nonostante l'aumento dei biglietti, nonostante il fantasma dei negozi che furono.

Che furono e che non saranno.

Perché dei vecchi bar, del centro ristoro, del l'edicola e della biglietteria non resta che la storica tabaccheria. Ai tempi luogo di abbracci e saluti, ad oggi passaggio che connette l'estramurale Capruzzi a Piazza Aldo Moro. Sempre più trafficato da studenti e lavoratori costretti dall'aumento del prezzo della benzina a lasciare l'auto in garage e a tenere le monete dei portafogli data la riduzione del potere d'acquisto e l'allungamento con cui le strisce blu perimetrano la città.

Le aree di questa stazione, come di molte altre, di proprietà della società Grandi Stazioni spa, controllata al 60 per cento di Ferrovie dello Stato e al 40 per cento da Eurostazioni spa di cui fanno parte spa del gruppo Caltagirone, Pirelli, Benetton e Société Nationale des Chemins de Fer, saranno destinate a nuove attività commerciali-per-commercianti di tasca larga

Al posto dello storico e colorito centro ristoro da qualche settimana Autogrill, al posto del vecchio bar, uno nuovo appartenente allo stesso colosso. Il vecchio palazzo giallo è in trattativa con la Feltrinelli. È prevista inoltre l'apertura di un monomarca sportivo e di una Parafarmacia, per un'area non inferiore a 100 metri quadri. 

Investire in una nuova attività è sempre un rischioso, si sa. Ma i piccoli pesci possono mangiare gli squali?

La società Grandi Stazioni loca le sue unità immobiliare privilegiate  attraverso una produra di confronto competitivo volta ad individuare il conduttore dell'immobile in queste aree privilegiate.  

Privilegiate e confronto: parole d'ordine. Chi può competere con royalty  variabili che prevedono il 10 per cento del fatturato annuo? Chi può permettersi ad occhi, per dirla alla Fornero, choosy, di preventivare spese condominiali che superano i 100 euri al metroquadro e promozioni a favore della sociatà a spese del conduttore pari al 5 percento, se non colossi che di privilegiato hanno la coperta sulle spalle e di competitori colossi alla pari? 

Cambia la stazione e persino le tradizioni. Per esempio, non esistono più neppure le guerre tra poveri.

Scritto da Redazione
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