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B619, un anno di attività del comitato

Ieri è stata una data importante per il comitato B619 e il suo cammino in difesa dell'ospedale di Canosa. Infatti è appena passato un anno dall'occupazione dell'ospedale cittadino, ed alcuni importanti obiettivi sono stati raggiunti. Il comunicato stampa dell'epoca si concludeva con un deciso “Canosa deve avere il SUO ospedale”. E, in effetti, dopo un anno, Canosa HA ancora il suo ospedale.

Ogni previsione contraria è stata così smentita. “Manifestazione inutile”, “perdita di tempo” e “massa di nullafacenti”. Alcuni hanno tacciato l'azione popolare anche di questo, specie in clima di elezioni. Ma, ai soliti critici, tanti solidali si sono affiancati – chi più o chi meno – alla battaglia, siano essi provenienti dal mondo politico o civile. Diciassette giorni tra i corridoi del nosocomio: gli occupanti hanno dormito all'addiaccio ogni singola notte prima di organizzare una sfilata pacifica e condivisa tra le vie di Canosa, con il seguito dei mass-media locali e non. Una risorsa, quella popolare, che ha dovuto – quantomeno per obbligo morale – sensibilizzare ben due Assessori regionali alla sanità alternatisi nell'arco di 12 mesi. Dodici mesi difficili per una Puglia destabilizzata proprio dalle questioni inerenti alla salute pubblica.

Dodici mesi di tira e molla e di “odi et amo”, di prese di posizione e di tempi, di rinvii e anche insulti, di sfiancanti attese nel ricevere una garanzia degna di questo nome. Il comitato si è battuto per assicurare il punto nascite (non è mistero che il B619 sia proprio il codice catastale di Canosa), ma, purtroppo, per questo si può dire di aver agito “troppo tardi”. I piani erano già stati stabiliti da tempo e in maniera paradossale, visto che un reparto aperto nel 2009 è stato riqualificato dopo neppure quattro anni.

“L'Ospedale non si tocca!”: bisognava “urlare silenziosamente”, senza atti osceni, sceneggiate o rivoluzioni armate che avrebbero inasprito i dialoghi e disatteso anche le più flebili speranze. Il “non voto” è stato l'esempio lampante di protesta e sfiducia e molta è stata la partecipazione all'astensionismo particolare. Per non parlare dei viaggi a Bari, a Trani, a Barletta, a Cerignola pur di parlare con i Direttori, i Presidenti di Regione o gli Assessori già citati. Pur di dimostrare quanto Canosa ci fosse, che non fosse seconda ad altre realtà raccomandate dalla forza di qualche nome presente tra gli scranni di un Parlamento o di un Consiglio. 

Permettetelo: se in futuro e con il nostro controllo il “Caduti in Guerra” può permettersi 116 posti letto (più di quanti ce n'erano precedentemente e ora in fase di assemblaggio), con un Pronto Soccorso e un Day Surgery funzionanti a pieno regime, un po' di merito è anche dei componenti del Comitato. Non è stata una missione facile, ma rimane la soddisfazione di aver impiegato tempo ed energie per una delle cause più giuste e che coinvolge non solo la comunità canosina, ma anche l'interesse delle limitrofe (su tutte Minervino, Spinazzola, Trinitapoli o San Ferdinando).  

Eppure, nonostante tanti incontri, cori, striscioni e sensibilizzazioni, gli applausi sono stati contrapposti alle derisioni, come se fosse possibile “fare di più” ma non fosse stato fatto per paura, lassismo, pigrizia, se non addirittura “corruzione”. Un'infamia che cade sul personale e pertanto degna di querele (specie dopo le campagne sul “non voto”: sarebbe a dir poco ipocrita e squallido accettare simili compromessi ingiuriosi che non appartengono ai componenti del Comitato). Forse, qualcuno, con parole velenose (e magari pronunciate in pubblico) non tiene conto delle dinamiche sociali ed economiche del Paese o si è discostato troppo da una realtà fattiva per una utopista, più scriteriata della riqualificazione voluta più dai vertici nazionali che da quelli del Tacco dello Stivale.E, probabilmente, gli stessi soloni, che in più riprese sono stati definiti “capiscitori” per mantenere lo stile colloquiale e comprensibile, non sanno che realtà più rilevanti geograficamente e in densità abitativa di Canosa, quali Trani e Manfredonia in particolare, hanno perso i lori poliambulatori inchinandosi alle decisioni spietate di chi non vive in quelle terre. Per questo bisogna valutare ed intascare coraggiosamente il rovescio positivo di quella lotta civile culminata il 15 gennaio dell'anno scorso.

Con pazienza e rispetto, il Comitato c'è e ci sarà. Verificherà costantemente se le promesse dell'Assessore Gentile fatte in Consiglio Comunale lo scorso 28 ottobre saranno mantenute. Viceversa, la sua voce si alzerà nuovamente.

Marco Tullio, Ciro, Elia, Carla, Leonardo, Barbara, Lorenzo,
Riccardo, Biagio, Gerardo, Alessando, Gaetano, Loris
e tutti componenti del Comitato Spontaneo B619
per la difesa dell'Ospedale di Canosa di Puglia
Scritto da Redazione
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