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Basta fango su Valenzano. L'impegno del sindaco Lomoro

"Sono disposto ad organizzare un'iniziativa pubblica per contrastare l'immagine negativa che la stampa continua a dare di Valenzano - parola di Antonio Lomoro, sindaco del paese alle porte di Bari - è un dovere nei confronti della cittadinanza e dei nostri figli". L'articolo della Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 12 gennaio tratteggiava una Valenzano messa sotto scacco dalla criminalità organizzata: tutte le decisioni sulla vita pubblica del paese - elezioni, appalti, permessi di costruzione - ruotavano attorno a Michelangelo Stramaglia, boss della malavita locale deceduto nel 2009 per le conseguenze di un agguato. 

Un'immagine di Valenzano, in cui il boss veniva equiparato al "sindaco" o accostato a "Padre Pio", da cui Antonio Lomoro si dissocia. "Durante la mia attività politica, prima come consigliere e poi come sindaco, non ho mai visto all'interno del palazzo comunale esponenti della malavita locale - commenta Lomoro - Ad ogni modo, la fotografia del paese emersa dalla Gazzetta non mi spaventa: hanno sparato a zero su Valenzano, riprendendo parole di una persona che ormai non è più in vita". Anche l'operazione Domino, secondo il sindaco Lomoro, è stata solo un buco nell'acqua. "Ad oggi nessun atto emerso da Domino ha dimostrato il rapporto fra politica e criminalità a Valenzano", sottolinea il sindaco

Politica e associazionismo, intanto, manifestano il loro dissenso sul servizio pubblicato dalla Gazzetta. In una lettera inviata alla redazione del quotidiano, il Coordinamento provinciale di Libera ritiene un errore "continuare ad alimentare il mito romantico di una malavita che garantisce ordine, sicurezza e benessere", e che solo lo Stato e le sue leggi possono "salvare" comunità e città. Un comunicato del Partito Democratico, ripreso dal consigliere comunale Tonio De Nicolò (Sinistra Ecologia e Libertà), rilancia la necessità di far emergere anche un'altra Valenzano, lontana dalla cappa della malavita e dell'illegalità.

Anche alcuni osservatori esterni hanno preso parola sulla vicenda. Il magistrato Desirée Digeronimo, sempre tramite lettera alla redazione della Gazzetta, sottolinea come le parole "possono fare più danni di una pallottola" e che "un boss ha evidentemente tutto il diritto di essere amato e ricordato dai propri cari, ma non è giusto che ne venga fatto un ritratto quasi fosse un personaggio di un film". Nonostante le critiche, il direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Giuseppe De Tomaso difende appieno l'operato del suo giornale. "Il giornalismo non può venir meno al suo dovere di informare e raccontare, anche quando le storie e gli interpreti di queste storie sono assai controversi. L'intervista alla vedova del boss non cambia di una virgola la linea della Gazzetta sulla questione della criminalità".

Intanto, già da domenica scorsa è impossibile consultare sul sito web della testata l'articolo oggetto delle polemiche.

Scritto da Lino Castrovilli
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