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Open Data Day a Bari: l'ABC del potere nelle mani del cittadino

“L'Open Data Day ha come obiettivo arrivare entro qualche anno ad avere una cittadinanza preparata su questa materia: deve sapere cosa vuol dire usare i dati, come si usano e a che servono”. La vice presidente e responsabile media del Circolo dei Giuristi Telematici Morena Ragone riassume con una frase il senso della giornata internazionale sull'Open Data, che quest'anno ha visto Bari fra le città protagoniste dell'iniziativa.

La giornata ha offerto un'ampia panoramica della materia in questione. Innanzitutto, il concetto di dato: cosa è possibile identificare come dato utile? Non esistono limiti. Qualsiasi tipologia di informazione, anche in formato testuale, ha le potenzialità per essere utile alla costruzione di un'applicazione d'interesse per la comunità. “Il senso finale dei dati sta nel l'utilizzo che se ne fa”, prendendo spunto dall'intervento di Pietro Molino di Question Cube srl.

Quali fonti? Non solo Pubbliche Amministrazioni. Tutti i soggetti possono essere produttori di dati grezzi da condividere con la comunità. Daniele Galiffa di VisUp srl, ad esempio, sottolinea "la valenza e l'impatto che i dati inerenti a salute e qualità della vita potrebbero avere nella progettazione di sistemi ad hoc per monitorare, valutare e migliorare diverse aree della quotidianità."

Quali forme? Quali formati? I dati non sono isole, bensì arcipelaghi di informazioni. È necessario immaginare un sistema di linked open data, funzionale e condiviso su larga scala, per ridurre le distanze fra fonti distinte di dati, nonché fra dati e cittadini. "È inoltre importante formalizzare degli standard, per semplificarne ed ottimizzarne l'utilizzo", come ribadito da Giovanni Semeraro dell'Università degli Studi di Bari.

Quali passi compiere?  Morena Ragione spiega: “Ad oggi ci sono degli obblighi dettati dalla legge, molte volte disattesi e non recepiti. Bisogna far leva sulla formazione, perché prima di stabilire norme e sanzioni  bisogna alfabetizzare, educare e far capire l'importanza dell'uso dei dati ed i miglioramenti che portano all'intera macchina amministrativa, dalla progettazione di azioni al monitoraggio da parte del cittadino.”

“I dati aperti”, aggiunge Luigi Raggi del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica, “possono creare processi virtuosi, perché permettono ai cittadini di misurare i risultati concreti dell'operato delle Pubbliche Amministrazioni, nonché l'aderenza della risposta del territorio agli interventi progettati”.

La strada per rendere possibile l'E-government è ancora lunga. Avvicinare amministrazioni e cittadini è scavare un traforo per collegare due comunità poste agli estremi di una montagna. Da un lato, le Amministrazioni devono impegnarsi ad aprirsi al confronto col cittadino/elettore. Dall'altro, è importante che la domanda di dati venga stimolata da un tangibile bisogno del cittadino. ”All'indirizzo  www.opendataday.it/questionario vengono censite le necessità di dati emerse della popolazione. Il potere di scegliere quali dati far condividere oltre quelli diffusi per obbligo di legge spetta a noi.” conclude Morena Ragone.

Scritto da Lino Castrovilli
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