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I giovani del Sud studiano e lavorano meno

Il Censis ha effettuato una indagine sulle condizioni economiche e sociali nelle regioni del Sud.

In particolare per quanto riguarda i giovani, il lavoro e le politiche della scuola, il dato più evidente è che giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non si formano, sono molto più numerosi nelle regioni meridionali (sono il 31,9%) che nel resto d'Italia (22,7% la media nazionale).

Il Censis indica soprattutto una situazione di emergenza sociale in Campania (35,2%) e in Sicilia (35,7%).

In questo scenario c'è anche la contraddizione che la spesa pubblica per l'istruzione e la formazione nel Mezzogiorno è molto più alta di quella destinata al resto del Paese: il 6,7% del Pil contro il 3,1%.

Ma il tasso di abbandono scolastico superiore al Sud e i livelli di apprendimento e le competenze sono 'decisamente peggiori'.

Inoltre il 23,7% degli iscritti meridionali all'università si è spostato verso una città centro-settentrionale, contro una mobilità di solo il 2% dei loro colleghi del Centro e del Nord.

Inoltre i contributi assegnati per i programmi dell'Obiettivo Convergenza destinati alle regioni meridionali ammontano a 43,6 miliardi di euro per il periodo 2007-2013. Il Censis rileva che a meno di un anno dalla chiusura del periodo di programmazione risulta impegnato appena il 53% delle risorse disponibili e spesi 9,2 miliardi (il 21,2%).

Per il Censis le risorse spese nelle regioni meridionali hanno poco contribuito al riequilibrio territoriale.

Non va bene anche per quanto riguarda la sanità: il 17,1% dei residenti meridionali si è spostato in un'altra regione per farsi curare.

Il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, ha sostenuto che ''il rapporto presentato dal Censis fornisce uno spaccato preoccupante, ma deve esserci utile per capire come reagire immediatamente ad una fase negativa mondiale che coinvolge anche il Sud Italia. Per troppo tempo i governi che si sono susseguiti hanno cercato di trovare soluzioni idonee alla rinascita del Mezzogiorno, chi piu' attivamente e chi meno ha provato a far ripartire una zona dell'Italia da sempre ritenuta un peso''.

Prosegue Scopelliti: "Lo Stato dovrebbe garantire un grande investimento nelle infrastrutture per il miglioramento dei collegamenti stradali e ferroviari già esistenti. Potenziando questi due aspetti il Sud sarebbe già più attraente agli occhi degli investitori italiani e stranieri. Se a questa operazione si aggiungesse una reale sburocratizzazione per la costruzione di nuove installazioni industriali in rispetto di una ecologia e di uno sviluppo sostenibile e una vera defiscalizzazione per le nuove assunzioni, nel giro di poco tempo ci troveremmo a poter gestire una delle aree più ricche in produzione e scambi commerciali del Mediterraneo".

Scritto da Redazione
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