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Acqua in bottiglia, un vizio tutto italiano

In Italia, il ricorso all'acqua in bottiglia di plastica piuttosto che a quella di rubinetto è diventato un vero e proprio "affare".

A svelarlo è un dossier pubblicato da Legambiente in occasione della giornata mondiale dell'acqua. Tale dossier intitolato per l'appunto "Acqua in bottiglia", svela tutte le pecche di questo vizio tutto italiano. 

Un giro d'affari pari a 2,25 miliardi di euro che riguarda 168 società per 304 diverse marche commerciali, l'uso di oltre 6 miliardi di bottiglie di plastica prodotte utilizzando 456 mila tonnellate di petrolio, che determinano l'immissione in atmosfera di oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2: "c'è - sostiene Legambiente - un vero e proprio business dentro una bottiglia d'acqua".

L'abitudine tutta italiana di preferire l'acqua in bottiglia a quella del rubinetto, innesca infatti, un meccanismo economico che porta immensi guadagni alle aziende imbottigliatrici e un enorme consumo di risorse per il Paese, oltre ad alti livelli di inquinamento indotto e consumo di risorse. Suddette cifre potrebbero aumentare visto che l'affare delle acque in bottiglia continua ad essere molto vantaggioso per le società che lo gestiscono. Infatti i canoni richiesti dalle Regioni per le concessioni, come ad esempio in Puglia, sono in molti casi risibili. 

Proprio per questo Legambiente nel dossier denuncia la nostra regione perché continua a far pagare le società che imbottigliano l’acqua in funzione degli ettari dati in concessione e non in funzione dei metri cubi di acqua emunta o imbottigliata, con un ritorno economico assolutamente irrisorio, nonostante la risorsa alla base del profitto sia un bene comune che appartiene alla collettività. Se, invece, si applicasse un canone più elevato, come 10 euro al metro cubo imbottigliato, proposto più volte da Legambiente, si arriverebbe ad avere degli introiti maggiori da vincolare a investimenti sul territorio riguardanti la tutela degli ecosistemi acquatici. 

In Puglia, nel 2011 sono stati imbottigliati ben 75.760.955 litri d’acqua e il canone di concessione che le società imbottigliatrici pagano, ammonta a 130 euro per ettaro.

Questo significa che la Regione Puglia incassa all’anno solo 22.750 euro, mentre passando alla tariffazione per metri cubi di acqua emunta o imbottigliata, e prendendo in considerazione la proposta di Legambiente, potrebbe incassare ben 757.609,55 euro.

Il Presidente di Legambiente Tarantini, si rivolge direttamente al governatore Vendola chiedendogli canoni più onerosi per chi vuole emungere l’acqua nella nostra regione, dal momento che le sorgenti e la preziosa acqua di falda sono un bene comune e oggi viene praticamente svenduto alle società imbottigliatrici con scarsissimi ritorni per il territorio.

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Scritto da Mariangela Sellitri
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