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Igiene ambientale, i lavoratori pugliesi entrano in stato di agitazione

Ogni mese i lavoratori ambientali devono sfogliare la margherita. Verremo pagati? O non verremo pagati? Le aziende vantano crediti importanti dai Comuni e dagli Ato, e spesso non sono in grado di garantire la puntualità nella corresponsione degli stipendi. Una situazione inaccettabile che va, sistematicamente, a riversarsi sull'anello più debole della catena, ovvero i lavoratori che da una parte vivono nel terrore di perdere il proprio posto di lavoro, e dall'altra sono costretti a tirare la cinghia ed a tacere sui continui ritardi con cui vengono pagati.

I sindacati, in una nota congiunta, confermano lo stato di agitazione degli operatori ambientali della Puglia. Ecco il testo.

I ritardi, ormai sistematici, nella corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori del Settore Igiene Ambientale stanno determinando una situazione di grave difficoltà per i redditi delle famiglie interessate, peraltro già pesantemente compromessi dalla crisi economica in atto, da cui potrà scaturire una seria emergenza rifiuti se, con ogni urgenza,  non vi si pone rimedio.

Infatti, per quanto alto sia il senso di responsabilità dei lavoratori del Settore ed il rispetto degli stessi nei confronti dei cittadini, il blocco della raccolta rischia di divenire inevitabile per rivendicare quel rispetto della dignità delle persone e del lavoro che svolgono, così disinvoltamente calpestato.

Certo, ci rendiamo conto delle difficoltà del momento e del meccanismo  “perverso“ che si è innescato nei rapporti tra Enti e Imprese, con ritardi nel pagamento delle fatture e, di conseguenza, nella corresponsione delle retribuzioni ai dipendenti, a causa delle difficoltà in cui versano gli Enti, tra tagli ai trasferimenti statali e vincoli del patto di stabilità. 

Il tutto aggravato dalle scelte riguardanti la nuova tassa sui rifiuti, la Tares, che oltre a rappresentare una vera stangata per le famiglie italiane sta generando una crisi di liquidità tanto grave da pregiudicare davvero un così importante servizio per i cittadini  e mettere a rischio la sopravvivenza delle imprese del settore e , di conseguenza, la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali.

Ma non è giusto che a farne le spese siano i soggetti  più deboli, ovvero i lavoratori!

Né può considerarsi risolutivo il ricorso all’art.5 del Dpr n° 207/2010, in virtù del quale gli Enti procedono al pagamento diretto delle retribuzioni dovute ai lavoratori in caso di inadempienze da parte delle Imprese (considerato, peraltro, che ciò diviene motivo aggiuntivo per  il mancato o ulteriore allungamento dei tempi di pagamento delle fatture) o il coinvolgimento, non più in via eccezionale ma ormai sistematico, dei Prefetti ai quali riconosciamo la massima attenzione e sensibilità nella consapevolezza, però, degli oggettivi limiti di intervento.

A tutto ciò si aggiungono le incertezze e le preoccupazioni derivanti dall’applicazione della L.R. n° 24/2012 , così come modificata dalla L.R. n° 42/2012, posto che, come già evidenziato prima dell’approvazione in Consiglio regionale, la scelta di prevedere due livelli di funzioni e servizio, gli ARO e gli ATO, di fatto consentono ai Comuni di sottoscrivere due  distinte convenzioni, una  (nell’ambito dell’unione dei Comuni) per l’esercizio associato dei servizi di spazzamento, raccolta e trasporto e l’altra (nell’ATO), per l’esercizio associato di servizi di recupero, riciclaggio e smaltimento.

Tale scelta, che di fatto vanifica la gestione integrata del ciclo dei rifiuti - così come prevista dal D.Lgs. 152/2006 - e un nuovo dimensionamento dei singoli appalti in essere, rischia di sottrarre ai lavoratori del settore la garanzia circa la continuità lavorativa prevista dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, con riferimento al singolo appalto, ed in più, con la collocazione obbligatoria dei lavoratori medesimi in due segmenti specifici di attività, uno di scarso interesse economico (spazzamento e raccolta), comunemente definito parte “ povera “  del ciclo e l’altro , relativo alla trasformazione e allo smaltimento  (la c.d. parte “ricca“) favorisce l’indebolimento della tenuta del C.C.N.L. di Settore.

Si rendono necessari, pertanto, momenti specifici di confronto, a livello territoriale e regionale, con i diversi interlocutori a vario titolo chiamati in causa, Comuni, Anci regionale, Sistema delle Imprese, Regione Puglia - ai quali chiediamo di essere urgentemente convocati - ed azioni sinergiche atte a individuare  interventi tesi a risolvere la grave situazione determinatasi e a scongiurare l’insorgere di una emergenza rifiuti che certamente non farebbe onore alla Puglia, per come ha cercato di distinguersi, nello scenario nazionale, sui temi generali dell’ambiente.

In presenza di disattenzioni e insensibilità, saremo costretti a proclamare lo sciopero dei lavoratori del settore, con le immaginabili conseguenze riguardo l’igiene urbana, delle quali ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei cittadini.

F.P. CGIL                               FIT  CISL                       UIL Trasporti                                                FIADEL

 Ciracì                                    Volpe                           Boffoli                                                    Romito

Scritto da Redazione
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