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Disoccupazione in lieve calo, ma i dati preoccupano molto

Lieve diminuzione del numero di disoccupati in Italia nel mese di febbraio 2013. I nuovi dati diffusi dall’istituto nazionale di statistica stimano un tasso di disoccupazione pari all’11,6% (-0,1% su gennaio scorso).

Ma a preoccupare è l’aumento di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno allorquando il tasso di disoccupazione si attestava al 10,1% .

I dati, poi, s’infittiscono ancor più quando si parla di Mezzogiorno. In Puglia, in particolare, il tasso di disoccupazione si attesta ai pericolosi livelli del 18,2% per poi toccare il picco del 41,5% con la disoccupazione giovanile. E’ allarmante pensare che quasi 42 giovani su 100 siano senza occupazione e, dunque, senza prospettive certe per il futuro. La miscela diventa rovente in Puglia con le ore di cassa integrazione richieste nei primi due mesi del 2013: 8,8 milioni di ore a fronte dei 6,1 milioni di gennaio e febbraio 2012 (+44,3%), pari a quasi 25mila lavoratori a zero ore in media al mese.

“Agli elevati numeri sulla cassa integrazione – dichiara il Segretario Generale della UIL di Puglia, Aldo Pugliese - si aggiunge l’aggravio dell’insufficienza delle risorse degli ammortizzatori in deroga che vanno rifinanziati in tempi strettissimi altrimenti diventerà inevitabile il ricorso ad una manifestazione nazionale che coinvolga anche e soprattutto tutti coloro i quali convivono quotidianamente con lo spettro di un reddito a costante rischio.  Infatti, non bisogna dimenticare che tale strumento ha consentito il salvataggio di numerosi posti di  lavoro perché altrimenti, in Puglia, il tasso di disoccupazione avrebbe raggiunto livelli ancor più vertiginosi”.

 

Pertanto diventano “significative, nonché vitali – prosegue Pugliese - soluzioni ritardate da troppo tempo: il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese, il rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga (in quanto si stima ancora la mancanza di circa 800 milioni di euro per l’intera Italia mentre oltre 150 milioni per la Puglia) e, quindi, il taglio del costo del lavoro per ridare linfa all’economia in quanto ripartirebbero così i consumi e dunque le imprese tornerebbero a produrre di più quindi ad assumere nuovi lavoratori”.

In tal senso, fondamentale diventa una revisione della normativa che regola l’apprendistato. “Bisogna dotarsi di regole più semplici e meno farraginose, che consentano di rendere i contratti meno onerosi per l’azienda, così da favorire, direttamente e indirettamente, l’accesso al mercato occupazionale delle nuove generazioni, vittime tra le più colpite della crisi economica e del lavoro. Estendere lo sgravio contributivo, oggi previsto soltanto per aziende con meno di 15 dipendenti, anche a realtà più grandi, potrebbe rappresentare un punto di partenza per stimolare la crescita occupazionale, anche nel Mezzogiorno”.

Scritto da Redazione
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