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Disoccupazione: è allarme per i più giovani

 

Continua l'allarmante ascesa del livello di disoccupazione giovanile in Italia, si cerca un'alternativa rivoluzionaria per sollevare la situazione, ma la proposta del Segretario Generale della UIL Puglia e Bari sembra cadere nel vuoto. Poco o nulla si fa per le politiche del lavoro. Men che mai per i giovani. 

Gli indici allarmanti della disoccupazione registrati ad agosto in Italia assumono contorni pesantissimi in tutto il Mezzogiorno, dove i dati crescono in maniera più incisiva rispetto alla media nazionale.

"Ma a pagare il prezzo più alto della crisi sono soprattutto i giovani: mai si era giunti ad una cifra così alta, mai così tanti giovani nell’Italia industrializzata si erano scontrati con questa triste difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro e con mille speranze svanite”.

E’ la considerazione del Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari, Aldo Pugliese. In Italia, infatti, il tasso di disoccupazione giovanile tocca livelli storici e mai confinati, in provincia di Bari si sfonda la cifra stratosferica del 45%, con il picco di oltre il 50% della componente femminile.  

“Rispetto agli ultimi dati ufficiali, risalenti al 2012 – spiega Pugliese – che davano la disoccupazione giovanile in provincia di Bari al 46% circa, è prevista una tendenza negativa del +5%, ma secondo i dati in nostro possesso, si rischia seriamente di superare la già drammatica soglia preventivata, mentre per le donne si andrebbe ben oltre il 57%. Il campanello d’allarme suona da tempo, ma le iniziative in campo sono ancora insufficienti: si deve e si può fare di più prima che la situazione provochi crepe ancor più serie alla tenuta sociale”.

“E’ un momento molto delicato per il nostro Paese – continua Pugliese - pertanto è necessario un vero e proprio senso di responsabilità e di serietà da parte di tutte le istituzioni verso politiche del lavoro concrete e foriere di stabile occupazione, che valorizzino i principi di meritocrazia e di legalità, restituendo fiducia persa alle nuove generazioni.

Inoltre, non bisogna dimenticare, oltre ai giovani, anche i lavoratori che vivono il dramma del precariato e della disoccupazione, che significa incertezza nel futuro”.

I dati che continuano a registrarsi in Puglia e in particolare nella provincia barese fanno molto riflettere.

Dal 2009 al 2013 hanno cessato l’attività quasi 2.400 aziende del manifatturiero, della produzione di mobili, della fabbricazione di legno e del tessile.

“Il caso Natuzzi è solo la punta di un iceberg sul quale ci stiamo andando lentamente a schiantare.Tante piccole e medie aziende di settori vitali per la nostra economia regionale sono ormai alla canna del gas, barcamenandosi tra debiti e lo spettro della cessazione definitiva dell’attività. La stessa zona industriale di Bari, fino a qualche tempo fa fiore all’occhiello del tessuto economico e occupazionale della provincia e della regione, si sta trasformando in un’isola deserta, terra di nessuno incapace di attrarre investimenti sia nazionali che internazionali. Pertanto - prosegue il Segretario Generale della UIL Puglia e Bari - per rilanciare l’occupazione è necessario tornare immediatamente ad investire in ambiti strategici per la nostra economia e dunque in infrastrutture, istruzione e ricerca, per tornare ad essere competitivi sui mercati non solo nazionali, ma anche esteri, oltre che attrattivi per investimenti cospicui in grado di generare nuove realtà industriali o di conferire solidità a quelle esistenti, con logiche conseguenze positive sul mercato occupazionale”.

Scritto da Antonella Nigri
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