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Elezioni europee e futuro dell'Euro

La consueta telefonata con Mariano Leone, economista ed esperto di economia internazionale, è dedicata a un tema di stretta attualità. Un Parlamento Europeo uscito meno europeista e più scettico, costringe gli europeisti a ripensare alla politica economica comunitaria e anche all’Euro.

D. Cosa può accadere all’Euro e all’Europa dopo queste elezioni?

R.Credo che sia aumentata l’area  antieuropeistica , ma se la qualità dei nostri rappresentanti è  del livello di Salvini e Borghezio,  dovremmo preoccuparci sia che si rimanga in Europa  sia  che si evolva in ulteriori alternative. Ritengo che senza i temi dell’uscita dall’euro e dell’affondamento degli emigranti  non siano mentalmente capaci di articolare una strategia. Con i loro grossolani temi tenderanno a garantirsi le loro prebende  per altre legislature. Secondo la formula piangono e fottono. Salvini continuerà a farsi definire “fannullone “ dai suoi colleghi stranieri, Borghezio farà i suoi sermoni per il trionfo della razza superiore  che dice di rappresentare, ma tutti e due si presenteranno alla cassa della comunità europea a riscuotere compensi ed indennizzi.

 D. Ma  lasciamo queste sconcezze torniamo a problemi  più seri, si può uscire dall’Euro?

 R. Ti rispondo con una affermazione di Amartya Sen, premio Nobel  dell’economia che suppongo ne capisca più di Borghezio e Salvini. In tempi non sospetti, quando ancora si viveva un clima di entusiasmo per l’Euro, l’economista indiano ebbe a dire che entrare  nell’Euro sarebbe stato come salire sulle montagne russe. Una volta salito a bordo non puoi scendere quando vuoi. 

D. Nel concreto, cosa potrebbe succedere se si uscisse dalla moneta comune?

R. Potremmo avere un nuovo panorama alla Salvini. Tutti i problemi dell’Italia risolti: niente più mafia, niente più evasione fiscale, il trionfo del sistema meritocratico nei pubblici uffici, nelle Università, una informazione corretta, il livello di disoccupazione  a zero, una politica del territorio applicata in ogni porzione del territorio italiano, un livello di sanità pubblica a misura svedese, un disavanzo  dello stato a zero, un programma di investimenti pubblici, e basta, mi fermo qui ma potrei continuare.  

D. Dai, facciamo le persone serie?  

R: Hai ragione. Non possiamo dire le stesse sciocchezze dei nostri rappresentanti politici. Allora vediamo di fare un po’ ma solo un po’ di storia economica. La mia interpretazione degli accadimenti, ma non solo la mia che non conta, vede nella liberalizzazione dei mercati finanziari l’origine di tutto. Il sistema di cambio fisso  (Breton Wood)  fu abbandonato a favore del libero mercato. Il libero mercato avrebbe liberato tutte le energie economiche e saremmo diventati tutti ricchi e felici.  

D. Tradisci la  tua origine culturale e ideologica sulla liberalizzazione, vedo che resti diffidente sul libero mercato.

R. Il libero mercato, la libera iniziativa, belle cose. Ma se guardiamo la realtà io mi sento libero di aprire al massimo un negozio di frutta e verdura Se poi guardo alla contingenza  delle  transazioni, ad oggi vedo che il 99% delle transazioni sono puramente finanziarie  e solo l’1 o il 2 %  tratta il trasferimento di beni o servizi. La vendita delle zucchine del mio negozio di frutta e verdura non incide in un mondo occupato dalla finanza incontrollata. Che cavolo me ne faccio della mia libertà di mercato.

D.Torniamo all’ipotesi dell’abbandono dell’euro.  

R. Si, sono intervenuto su questo argomento. Rivediamo le ipotesi. Grazie all’uscita dell’euro riavremo la nostra liretta che sarebbe ovviamente svalutata. Buon  per le nostre esportazioni. Ma ammesso che la svalutazione possa durare, ma non dura perché anche gli altri paesi possono fare la stessa cosa, una lira svalutata è come una dose di droga leggera, potrebbe dare una certa euforia iniziale. Ma come compreremmo energia, petrolio, gas? La compreremmo con una moneta svalutata. Facciamo una ipotesi  riferita a questi giorni. Dopo il golpe in Ucraina  una probabile crisi energetica  sopportata  solo da una nostra lira svalutata  e solo dall’Italia avrebbe effetti devastanti. Come  abbiamo detto prima il mondo della finanza  è sfuggito a qualsiasi controllo.

Le banche, i fondi di investimento, la speculazione finanziaria hanno di fatto ridimensionato  la capacità decisionale degli operatori puri. Senza l’euro o comunque  senza una politica collettiva che comunque ci lega all’Europa,  la nostra capacità di trattativa sarebbe uguale a zero. Il mondo finanziario che dovrebbe dare il carburante per le trattative commerciali di acquisto sfugge alla regola del commercio fatto di trasferimento di beni e servizi. Avremo una debole Italia come forza commerciale  ed una evanescente Italia in senso finanziario. Perché la finanza non serve a finanziare le operazioni commerciali ma ha assunto un ruolo di parte in causa nelle operazioni finanziarie  internazionali.

Fino a quando agli istituti finanziari continuerà ad esser concesso di essere contemporaneamente banca di credito ordinario e banca di investimento,  il loro doppio ruolo li porterà a preferire le operazioni di speculazione finanziaria. Inoltre non investiranno sulle risorse energetiche ma su titoli derivati dalla speculazione sulle risorse energetiche. Per ogni barile di petrolio ci sono prodotti  finanziari  rappresentativi di petrolio decine e decine di volte maggiori. Con una spirale speculativa diventata incontrollabile. 

 D.Se il motivo dell’attuale crisi dipende  dalla liberalizzazione dei mercati finanziari come  intervenire?

R. Questa situazione finanziaria è diventata globale. Un intervento nazionale non avrebbe alcuna efficacia. Gli interventi possono essere solo ultranazionali. Allora diventa importante l’Europa e l’Euro. Quindi mi porrei il problema non di uscire dall’Euro, ma come poter dare forza all’Euro  ed efficacia politica  all’Europa. Con questa prospettiva ci si porrebbe nella posizione giusta. Con questa prospettiva avrebbe senso parlare di Euro a due velocità, parlare di uscita graduale temporanea da un Euro a velocità eccessiva, programmare  provvedimenti concordati che   risolvano la sperequazione reddituale dei vari paesi.

Abbiamo esempi storici: quello del nostro mezzogiorno, quello dell’acquisizione della Germania dell’Est. Avere vicini morti di fame non è un bene né per il morto di fame e neppure per il vicino ricco. Più è ricco il tuo vicino di casa più possibilità hai tu morto di fame di migliorare la tua condizione. Se il tuo vicino è morto di fame come te, le tue possibilità di migliorare la tua condizione economica si annullano.  Infine basta con la cosiddetta  austerity o con le fisime della liberalizzazione . Grazie alla privatizzazione abbiamo ceduto aziende ricche pubbliche a privati che le hanno comprate con quattro soldi e le hanno smembrate a loro vantaggio. Gli interventi pubblici sono stati fatti sia dagli USA che dalla stessa Germania. Come cavolo pensano che abbiano  salvato le industrie automobilistiche USA e Tedesche .

Se  noi queste  stesse operazioni  le facciamo gestire da  politici trombati o  dai loro cognati non possiamo sperare in niente. Ma questo è un problema tutto italiota, non c'entra l’Europa o l’Euro.  

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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