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Agricoltori, le sei proposte per il settore

Sei proposte per rilanciare l'agricoltura, per farne il volano del Paese e della Puglia in particolare, per garantire la sopravvivenza stessa a molte piccole e piccolissime aziende agricole e per renderle competitive nella sfida del mercato globale. Questo il senso dei sei punti che la Cia Pugliese ha consegnato nelle mani di tutti i candidati alle prossime elezioni politiche, innanzitutto nelle mani dell'Assessore all'agricoltura della Regione Puglia Dario Stefàno.

"Il comparto agricolo e agroalimentare - sottolinea il presidente regionale Cia Antonio Barile - rappresenta oggi una solida realtà per la Puglia e l’Italia più in generale; un elemento centrale della sua struttura economica e occupazionale; una garanzia per la tutela del territorio e dell’ecosistema. Le produzioni agricole e alimentari di qualità rappresentano una primaria componente di eccellenza del Made in Italy".

L’agricoltura, però, oggi è costretta a confrontarsi con uno scenario di forti mutamenti e di grandi sfide: sicurezza alimentare, liberalizzazione dei mercati, cambiamenti climatici e sfruttamento delle risorse naturali.

"Le imprese agricole - conferma Barile - non si sottraggono dal fornire il proprio contributo per vincere queste sfide; è necessario, tuttavia, che esse siano vitali e capaci di sostenersi economicamente e che siano, cioè, in grado di generare redditività".

Occorre, però, una politica orientata alle imprese, nelle loro diverse articolazioni, aggregazioni e rapporti con il mercato.

La Cia Puglia ha voluto riassumere in sei punti le proposte di rilancio dell’agricoltura pugliese. Proposte che a partire da oggi sottoporremo alle varie forze politiche che sono in campo in vista delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi.

  1. È necessario riportare nella media europea i costi contributivi e previdenziali per l’assunzione di manodopera agricola (in Italia le aliquote a carico del datore di lavoro sono pari a circa il 35% rispetto al 12% del Regno Unito, al 15.88% della Spagna, al 21% del Portogallo, al 13% della Francia, o addirittura allo 0,5% della Germania).
  2. Non bisogna abbassare la guardia nella lotta alla contraffazione alimentare per la tutela del Made in Italy – a tal riguardo la Cia Puglia da mesi ha lanciato la sfida della legalità, della trasparenza, della difesa degli agricoltori e dei cittadini consumatori contro quella che è  definita l’economia dell’inganno e della contraffazione dell’olio extravergine del made in Italy agroalimentare, con la petizione sugli alchil esteri che è diventata il contenuto di un Decreto che prevede controlli obbligatori nel caso di superamento del parametro 30 degli alchil esteri negli oli extravergini italiani o che evocano in qualche modo la provenienza italiana -, senza trascurare interventi per la internazionalizzazione delle imprese e rafforzamento del potere contrattuale dei produttori e delle loro organizzazioni.
  3. I costi energetici e dei fattori produttivi stanno letteralmente ammazzando le imprese agricole (i carburanti nell’ultimo anno sono aumenti del 4,5%, l’energia elettrica del 4%): a tal proposito è necessario azzerare l’accisa sul carburante.
  4. In Puglia urge un piano per far crescere l’approvvigionamento idrico attraverso il recupero delle risorse idriche oggi disperse.
  5. Una impresa agricola impegna cento giorni di lavoro all’anno per riempire le carte richieste dalla Pubblica amministrazione centrale e locale. L’agricoltura per rispettare gli adempimenti burocratici paga un conto molto salato: circa 4 miliardi di euro l’anno. Sono indispensabili interventi per rendere meno elefantiaci e costosi i rapporti tra aziende agricole e Pubblica amministrazione.
  6. Se non ci sarà l’insediamento di giovani in agricoltura molto imprese agricole sono destinate a scomparire con il conseguente abbandono del territorio e delle campagne. E’ necessario promuovere e sostenere efficacemente il ricambio generazionale in agricoltura.
Scritto da Roberto Mastrangelo
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