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Europa

La Bundesbank attacca Renzi sul rigore

Il discorso di Matteo Renzi per l’avvio del semestre europeo non è piaciuto alla Germania. “Ci dice cosa dobbiamo fare”, ha rilevato il presidente della Banca centrale tedesca Jens Weidmann che ha attaccato la flessibilità sul patto di bilancio, affermando che le riforme “vanno fatte e non solo annunciate” e ha ribadito che “fare più debito non porta crescita”. Ma il premier non si scompone e in serata replica duramente: “Se la Bundesbank pensa di farci paura, forse ha sbagliato paese. Sicuramente, ha sbagliato governo. L’Europa - ha chiosato il Renzi - non è dei banchieri tedeschi ma de cittadini”. Renzi ieri ha incontrato il ministro dell’Economia, Pier Paolo Padoan, per fare il punto in vista dell’incontro con i membri della commissione e dell’Ecofin.

Nel pomeriggio era stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a sottolineare il lungo percorso compiuto dall’Italia: “Abbiamo fatto molto: l’aggiustamento della finanza pubblica che c’è stato in Italia negli ultimi anni può sfidare qualsiasi termine di paragone”, aveva detto il presidente incontrando i commissari dell’euro-esecutivo in visita a Roma, per l’avvio del semestre europeo. Il discorso di Matteo Renzi è stato “molto appassionato” e il documento del governo per il semestre è stato “molto ben elaborato”, ha spiegato Napolitano ai commissari dopo aver detto che l’Europa deve saper ritrovare la strada dei padri costituenti sapendo cambiare se stessa e abbandonando l’eurocrazia. Ritengo che abbiamo ancora esigenze serissime da soddisfare in questo senso” e il premier Matteo Renzi è stato “molto netto nel riaffermare questo impegno, questo dovere per l’Italia”, ha ribadito. E parlando delle riforme Napolitano ha detto: “Abbiamo fatto molto: l’aggiustamento della finanza pubblica che c’è stato in Italia negli ultimi anni può sfidare qualsiasi termine di paragone”.

 

Albania paese candidato nell'Ue: si decide martedì

Martedì prossimo, 24 giugno, i 28 Stati membri decideranno a Lussemburgo se accordare o meno, all’Albania, lo status di Paese candidato all’adesione all’Ue. Fino a oggi sono 16 i sì raccolti dal Paese delle aquile. Tuttavia all’appello mancano ancora due pesi massimi da convincere come Francia e Gran Bretagna. D’altra parte ci sono le dichiarazioni dei ministri degli Esteri di Austria, Italia, Croazia, Slovenia, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Polonia, Ungheria, Svezia, Cipro, Irlanda, Estonia, Lettonia, Lituania e Malta che hanno esplicitato: “Ora l’impegno e i progressi dell’Albania meritano chiaramente un ulteriore riconoscimento da parte dell’Unione europea”.

Il denaro costa sempre meno

Questo euro resta troppo forte, talmente tanto che è davvero restio ad entrare nelle nostre tasche.

La Bce, preoccupata per la stagflazione strisciante porta il costo del denaro ad un nuovo minimo storico. Mario Draghi, pensa di rilanciare la liquidità nel mercato europeo portando a 0.15% il tasso ufficiale di riferimento (TUR) per le banche. Inoltre, con l’interesse negativo sui depositi presso la banca centrale, che passa da 0% a – 0,10%.

Tutto questo per scongiurare l’effetto tesoreggiamento, e proiettare l’inflazione verso quel fatidico 2% annuo che tanto piace alla Germania (senza però, mai sforarlo, Weimar docet).

Oltre a queste misure, allo studio dei tecnici della moneta v’è una specie di bond pronto ad acquisire i prestiti fatti dagli Istituti nazionali a famiglie ed imprese (esclusi i prestiti per l’acquisto delle abitazioni), aprendo le porte per i medesimi istituti, di riforaggiare con nuovi stanziamenti i propri clienti.

E’ chiaro a tutti che la mancata circolazione di liquidità, sia oggi il nemico più grande della crescita. E senza PIL in salita, il fattore debito pubblico incide sempre di più su quei conti che ad ogni legge finanziaria ci chiedono di rideterminare. Miliardi che si diluiscono nel pagamento dei debiti e sempre meno si riversano sui servizi offerti alla collettività.

Basterà? Di sicuro è un segnale, però, è solo l’inizio di un percorso che deve portare necessariamente l’euro a deprezzarsi nei confronti del dollaro. Gli strumenti di pagamento debbono essere lo specchio delle economie che riflettono, altrimenti la distorsione che si produce sul mercato crea disoccupazione e tasse.

Per salvare la moneta unica, bisogna rompere il muro del pensiero unico teutonico che a causa del suo egoismo e negazionismo nei confronti dei problemi collettivi dell’Unione, ha smorzato l’euforia comunitaria soffiando sul fuoco del malcontento.

Crescere si può. Invertiamo il motto: “Ve lo chiede l’Italia!” 

Di Andrea Lorusso
Twitter @andrewlorusso

Europa: bene le riforme e il rapporto deficit/Pil dell'Italia

La Commissione Europea ha pubblicato oggi le Raccomandazioni specifiche per i paesi membri dell’Unione.

Per l’Italia emerge una chiara conferma ed un supporto al programma di riforma avviato dal Governo e un invito a proseguire speditamente.

Vi è anche un forte apprezzamento per l’Agenda di Riforma 2014, contenuta nel Programma Nazionale di Riforma di aprile che , con il suo preciso e serrato cronoprogramma definisce la strategia del Governo e lo impegna al rispetto delle scadenze indicate. La Commissione condivide pienamente le priorità suggerite dal Governo, iniziando dalla piena attuazione della delega fiscale e delle deleghe del Jobs Act.

A breve saranno varate le due importanti riforme sulla giustizia e sulla Pubblica Amministrazione indispensabili per creare un contesto amministrativo e un ambiente imprenditoriale più favorevole allo sviluppo del Paese e capace di essere nuovamente attrattivo per gli investitori esteri.

Dal punto di vista fiscale la Commissione conferma che l’Italia rimane fra i Paesi virtuosi con un deficit/PIL al di sotto del 3%. Allo stesso tempo invita il Paese a monitorare il disavanzo strutturale e il rispetto della regola del debito in quanto, secondo le stime della Commissione, potrebbe essere necessario un aggiustamento aggiuntivo. Queste stime però non tengono conto di alcune voci relative alle minori spese pianificate ma non ancora specificate nel dettaglio e a maggiori introiti, come quelli attesi dalle privatizzazioni. 

Europa sì, Europa no: fra cani e gatti

“Non possiamo far parte di un’istituzione che accetta gente come noi” questo l’esordio della consueta telefonata con Mariano Leone, economista ed esperto di economia internazionale, con cui abbiamo scambiato due chiacchiere a proposito di Europa. 

D. Una campagna per le elezioni europee che sta diventando una sorta di referendum tra rimanere o uscire dall’Europa, cosa ne pensi?

 R. Ne penso molto male Hai ragione, in questa campagna la banalizzazione dei temi è l’elemento più pericoloso. Temi scadenti di candidati scadenti come nella tradizione dei nostri rappresentanti. Rappresentativo è l’atteggiamento di un mio prediletto. Tale Matteo Salvini della Lega Nord, definito dai suoi colleghi europei, della sua stessa commissione europea, un fannullone. Ha scoperto che l’istituzione che lo pagava per non fare niente è un’istituzione inutile e che l’Euro è la causa di tutti i nostri mali. Ci ha impiegato un po’ ma ci è arrivato. Credo che abbia elaborato un processo logico molto raffinato Se un’istituzione paga così bene uno come me, si sarà detto, non può essere una buona istituzione. 

Citando Groucho Marx, quando gli viene chiesto se fosse socio del club in cui stava cercando di entrare di straforo, rispose: “ Come si permette, non posso far parte di un club che accetta uno come me”. Giustamente il nostro Salvini non può far parte di un sodalizio come il consiglio europeo che accetta uno come lui. In compenso ha trovato la formula per uscire dalla crisi. Basterà uscire dall’Euro come da un Bar e vivremo nei più felici dei mondi.  

Qualcuno ricordi ai nuovi euroscettici pagati da noi che le scelte europee che stiamo subendo sono scelte concordate da gente come Salvini o come Iva Zanicchi. La versione piagnona di un’Italia vittima delle imposizioni europee o della Germania è solo un comodo alibi. Pensare che una nostra uscita dall’Euro possa risolvere i nostri problemi è l’ennesima operazione di distrazione di massa dai veri problemi. Tutte le manovre nazionali in atto, eliminazione della camera del senato, interventi sulla carta costituzionale, riforma elettorale, non spostano di un millimetro lo stato della nostra economia e non forniscono un occupato in più.  

D. Ma ci sono almeno elementi fondamentali dai quali fare derivare la nostra convenienza o meno a rimanere in Europa? 

R. Esiste una dotazione minima di richieste che dovrebbe essere il viatico per i nostri rappresentanti in Europa. Le possiamo individuare affinché costituiscano un minimo di programma per un candidato parlamentare europeo dal quale fare discendere l’utilità di rimanere o meno in Europa. In questa dotazione, secondo me, dovremmo mettere, innanzi tutto La modifica delle finalità della Banca Centrale Europea.

Statutariamente la Banca Centrale Europea ha come fine sociale la lotta contro l’inflazione.

Ha solo la denominazione di Banca Centrale senza il ruolo che hanno le banche centrali con una finalità eccessivamente limitata: il contrasto all’inflazione. Per motivazioni che attingono alla storia economia soprattutto a quella della Germania, viene dato all’inflazione un valore negativo che attiene più a cause storico-psicologiche che a reali potenzialità negative.  

D. Che cosa dovrebbe fare la Banca Centrale?

R. Cessare di negare agli Stati il ruolo di promozione dello sviluppo economico. Cessare  di procedere a salvataggi  di banche con denaro pubblico. Riconoscere il fallimento delle operazioni  finanziarie che attraverso le banche sarebbero dovute pervenire al mondo della produzione. Riconoscere che la carta rappresentativa di denaro che viene data alle banche ha finito per alimentare le operazioni speculative delle stesse banche che hanno replicato le modalità che hanno causato la crisi. Tutto a vantaggio delle sole banche.  

D. Quanto sono costati questi salvataggi?

R. Questi interventi che sono rimasti confinati agli interressi dei grossi gruppi bancari sono costati oltre 1.600 Miliardi di Euro (12,6 % del PIL dell’Europa intera.).

D. Ma tutte queste risorse che rapporto hanno con i conti pubblici e con il sistema di protezione sociale?  

R. Secondo me hanno un rapporto residuale. Dopo le operazioni che ti ho raccontato, dopo una quantità incontrollabile di spese  militari delle quali abbiamo parlato in una precedente telefonata, ci dicono che non possiamo permetterci i costi del sociale. Non possiamo permetterci scuole ed assistenza sanitaria. Siamo vissuti, come ci dicono, al di sopra dei nostri mezzi. Ci chiedono 50 miliardi l’anno che dovranno prelevare dallo stato sociale.

Per evitare che si possano spendere soldi ci hanno fatto introdurre nella nostra costituzione il pareggio di bilancio. Se avessimo avuto questa norma costituzionale nel dopoguerra, staremmo ancora come gli abitanti di “Cristo si è fermato ad Eboli “. 

D. Che cosa dovrebbero fare i nostri rappresentanti nel Parlamento Europeo?  

R. Dovremo chiedere ai nostri Matteo Salvini ed alle nostre Iva Zanicchi di:  

  1. Riaffermare i valori della nostra Costituzione ed il suo superiore valore gerarchico rispetto a qualunque trattato internazionale. Non possiamo sottoscrivere trattati internazionali che neghino i principi di base della nostra Costituzione. Noi siamo una nazione che ha lottato per raggiungere il diritto di tutti alla salute, alla pace, alla cultura, al lavoro, a un’equa distribuzione della ricchezza, abbiamo la migliore costituzione del mondo e non possiamo alterarla o subordinarla a nessuna voce di qualsiasi trattato internazionale.  
  1. Ripristinare il ruolo di ciascuno stato nella determinazione del fabbisogno finanziario e delle sue coperture. Il fabbisogno finanziario degli Stati non può essere delegato come avviene adesso alla speculazione finanziaria. Gli stati devono recuperare la loro funzione di determinazione delle politiche economiche.  

3. Riformare completamente questo sistema  finanziario. Separare le banche di credito ordinario da quelle d’investimento. In nome del liberismo economico alle banche è stato consentito di accorpare i ruoli che erano prima distinti tra banche di credito ordinario e banche d’investimento con il risultato al quale abbiamo assistito. Non si può continuare a cercare di salvare questo sistema economico finanziario lasciando inalterate questa criminale commistione. Cessare gli aiuti al sistema finanziario che a sua volta usa queste risorse per riprodurre il sistema speculativo che ha causato la crisi. Per salvare le banche sono stati impiegati 1.600 Miliardi di Euro. Secondo le fallaci intenzioni dei salvatori queste risorse si sarebbero riverberate nel sistema produttivo. Le banche ne hanno, invece, fatto un’ulteriore speculazione. Con questi giochini le banche hanno una dotazione patrimoniale che assomiglia a quella del proprietario di un cane che era costato un Milione di Euro. Quando gli fu chiesto come l’avesse pagato, rispose: con due gatti da 500 mila Euro. Il nostro sistema bancario è strapieno di gatti e cani valutati in questo modo. Quando qualcuno griderà che il re è nudo e che questi cani e gatti sono solo cani e gatti il sistema crollerà.   

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Decaro: io o Olivieri
Martedì, 07 Gennaio 2014
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