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Cipro dice NO al piano europeo e Bruxelles resta in attesa

 

Si bloccano per il momento i 10 miliardi di euro che sarebbero serviti a sostenere il sistema bancario dell'isola tanto faticosamente ottenuti da Anastasiades, presidente cipriota,  la scorsa settimana al termine della lunga riunione dell'Eurogruppo. 

Il Parlamento di Cipro, infatti, con 36 voti contrari e 19 astensioni ha votato contro l’introduzione di un prelievo forzoso sui depositi bancari, proposto da Unione Europea e Fmi, necessario per avere i 10 miliardi di euro. Il salvataggio europeo chiedeva infatti in cambio l'imposizione di una tassa straordinaria sui depositi bancari superiori ai 100 mila euro di 9,9% e di 6,75% per quelli inferiori a 100 mila.

''La Bce prende atto della decisione del parlamento di Cipro e resta in contatto con gli altri partner della Troika (Bce-Ue-Fmi,NdR). Ribadisce l'impegno a fornire tutta la liquidita' necessaria nell'ambito delle attuali regole'', cosi' la nota dell'Eurotower. Invece il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, si è detto “profondamente dispiaciuto della decisione presa”.

Il presidente cipriota prima del voto negativo aveva avvertito che " non accettare l'accordo avrebbe significato l'immediata interruzione da parte della Banca Centrale Europea (Bce) degli aiuti agli istituti di credito dell'isola. Di conseguenza, e con effetto istantaneo, i clienti delle banche cipriote non avrebbero più avuto accesso ai propri conti e depositi e gli istituti stessi sarebbero andati in bancarotta. La chiusura delle banche, aveva aggiunto il presidente, aggraverebbe il problema della disoccupazione già pesante sull'isola con la perdita di migliaia di posti di lavoro nel settore oltre a provocare il fallimento di centinaia di piccole e medie imprese locali. Non accettare l'accordo significherebbe essere subito espulsi dall'eurozona, uscita che provocherebbe una paurosa svalutazione della moneta cipriota". Le sue parole non hanno avuto molto piglio sul Parlamento dato che prima del voto il presidente dell'assemblea aveva esortato tutti i deputati a votare contrari alle condizioni poste dalla Troika. 

Nel frattempo il presidente del Parlamento europeo sottolinea che a Cipro non va imposto "un fardello ingiusto" sulle spalle "della gente comune e delle piccole imprese". Secondo Martin Schulz, dopo il no del Parlamento cipriota, "bisogna rinegoziare" affinché paghino "coloro che possiedono di più" senza penalizzare "quelli che hanno poco o niente". Inoltre, Schulz giudica un errore dell'Eurogruppo quello di aver tenuto la riunione su Cipro "a porte chiuse". "Non è molto chiaro - dice - chi ha proposto cosa e in quale momento".

Mentre il ministro delle finanze, Michalis Sarris, è giunto a Mosca per chiedere un’estensione del credito da 2,5 miliardi di euro accordato dalla Russia nel 2011 con rimborso previsto per il 2016, il Presidente cipriota Anastasiades dopo la richiesta di Bruxelles di presentare una proposta alternativa risponde immediatamente con un piano B. 

Il piano alternativo che verra' votato al più' presto in questi due giorni, prevede il prelievo forzoso solo sui depositi bancari superiori ai 100 mila euro.

Non e' chiaro quale sarà'  la risposta del Parlamento questa volta, ma la situazione e' sicuramente delicata e fa di Cipro la prima vittima della crisi economica europea del 2013. 

Dopo l' approvazione del Governo della sua prima finanziaria, Cipro ha già' toccato i fondi di pensioni pubblici per pagare gli stipendi ai dipendenti. Senza considerare la straordinaria situazione dell' isola divisa in due tra la Grecia e Turchia che non aiuta sicuramente il Governo cipriota. Infatti da quando 39 anni fa veniva invasa dalla Turchia il paese e' diviso nel Nord occupato dai turchi, la repubblica turca di Cipro del Nord (riconosciuta solo dalla Turchia), e nel Sud di lingua greca, la repubblica di Cipro. Le tensioni al confine sono all' ordine del giorno ma alla fine del 2011 si sono acutizzate a causa della scoperta di un ricchissimo giacimento di gas naturale al largo delle coste di Cipro, sponda greca. 

Secondo le stime il giacimento contiene 3,5 milioni di miliardi di metri cubi di gas, tanto che potrebbe soddisfare il fabbisogno mondiale di gas per un anno intero. Inutile dire che, trovandosi il giacimento nell’area economica di giurisdizione della repubblica di Cipro, i leader greci non hanno alcuna intenzione di dividere i proventi con l’altra metà dell’isola. Motivo per cui la Turchia ha più volte dato in escandescenze, inviato aerei a sorvolare l’area e minacciato di far intervenire anche la marina e iniziando esplorazioni nella sua parte di mare senza successo. Secondo Richard Morningstar, ex inviato speciale degli Stati Uniti per l’energia euroasiatica, «questo è un problema che va oltre Cipro, oltre la Grecia, ma che riguarda tutta la regione». Il ministro dell’energia cipriota Sylikiotis ha affermato di recente: «Non voglio neanche sentir parlare di condivisione». 

Secondo alcuni analisti intervistati dal New York Times, ci vorranno ancora una decina d’anni prima che Cipro possa vendere il gas naturale ma forse a quel punto sarebbe troppo tardi.

Scritto da Eliona Cela
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