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La Corte europea impone allo Stato di risolvere l'emergenza carceri

 

Lo Stato italiano ha 1 anno di tempo per introdurre una procedura e migliorare la condizione nelle carceri.

Emanuele Greco, 40 anni, originario di Caltanissetta, e´stato arrestato nel 2010 a San Giuliano Milanese, Provincia di Milano e deve scontare 15 anni di carcere per diversi reati, tra cui l’associazione mafiosa. Si ritrova a scontare la pena in 9 metri quadri e con altre due persone in condizioni igienico- sanitarie disastrose.

Appoggiato dal suo legale decide di presentare ricorso per trovare “differenti forme detentive”. Il famoso  articolo 147 del Codice Penale per il quale il detenuto può richiedere una diversa forma di detenzione per motivi di salute ma si é scoperto non per condizioni pessime dell´ambiente carcerario.

Viste le lamentele il Tribunale di Sorveglianza decide di presentare ricorso presso la Corte costituzionale contro l´articolo 147. Il caso in poco tempo finisce a Strasburgo dove la Corte condanna con una sentenza del gennaio scorso, lo Stato italiano per trattamento inumano e degradante inflitto agli ospiti delle strutture carcerarie. Infatti di fronte a una capienza complessiva di 45.588 unità, le carceri italiane ospitano ad oggi 66.009 detenuti (dati rapporto Antigone). In quasi tutti i penitenziari italiani si assiste a scene degradanti, con fino a 8 persone stipate in celle ideate per quattro o addirittura due persone.

La novità e´che proprio in questi giorni é stato rigettato l´ennesimo ricorso dell´Italia e la sentenza è diventata definitiva. L'Italia ha ora un anno di tempo per trovare una soluzione al sovraffollamento carcerario e introdurre una procedura per risarcire i detenuti che ne sono stati vittime. «Se entro un anno non viene risolto in modo strutturale il problema del sovraffollamento carcerario - spiega Amedeo Barletta, docente universitario di Diritto Europeo e Costituzionale - lo Stato potrebbe dover far fronte a migliaia di altre richieste di risarcimento di altri detenuti già pendenti davanti alla Corte Europea dei Diritti e a tutte che seguiranno dopo questo precedente».

Scritto da Eliona Cela
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