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Europa: Bulgaria nel caos

Dopo la Grecia, la Spagna e Cipro ora è il momento della Bulgaria. Da circa quarantatré giorni consecutivi migliaia di persone sono scese in piazza contro il governo di Plamen Oresharski a capo del Governo bulgaro insediatosi solo due mesi fa. Il nuovo governo, istituito con grosse difficoltà dopo le elezioni anticipate di maggio, non ha infatti soddisfatto le aspettative di chi era sceso in piazza questo inverno contro il precedente esecutivo di Bojko Borisov.

Le proteste iniziarono molti mesi fa quando al potere c' era ancora il partito di centro - destra ( GERB) - ci furono proteste massicce contro un sistema corrotto e oligarchico, dove il 98% degli appalti viene assegnato al 2% delle aziende. Un sistema che affonda le sue origini agli inizi della transizione all’economia di mercato, guidata dalla nomenklatura che ha saputo riciclarsi e mantenere il potere. La Bulgaria è lo Stato membro europeo che ha i maggiori problemi in merito a corruzione, problemi che le impediscono di entrare nell’area Schengen e la costringono a rimanere sottoposta il Meccanismo di Cooperazione e Verifica.

Ma il problema non è solo bulgaro bensì anche europeo. Tra gli obiettivi dell' integrazione europea vi è infatti la creazione di un mercato comune fondato sui principi di concorrenza leale, dove a essere premiate sono le imprese meritevoli, non quelle con buoni agganci.

Il cambio di governo da centro - destra a sinistra difatti non ha placato gli animi, molti vedono una continuità di mala politica e corruzione con il governo precedente.

Il nuovo premier deve fare i conti con molte difficoltà.

Primo tra tutti, la maggioranza di Governo.  Oresharski, infatti è sostenuto dal Partito socialista e dal Movimento per i diritti e le libertà (Mdl) che rappresenta gli interessi della comunità musulmana, ma il governo ha bisogno dei voti dei deputati del partito xenofobo e ultra-nazionalista Ataka per avere la maggioranza. Ataka dal 27 giugno ha deciso, però, di boicottare le sedute parlamentari, rendendo impossibile qualsiasi nomina da parte del nuovo governo.

Ad aggravare la situazione esplosa poi in manifestazioni massicce nell'ultima settimana arriva la nomina di Deljan Peevski , figlio di Irena Krăsteva, magnate mediatica, e vicino al banchiere Cvetan Vasilev, a capo dell’Agenzia Statale “Sicurezza Nazionale”. Nomina arrivata dopo che lo scorso 14 giugno era stata approvata una legge che abbassa i requisiti per presiedere l’agenzia, che a molti pare una legge ad personam.

Peevski è stato coinvolto in molti scandali nel corso degli ultimi anni. La maggior parte di essi è stata provocata dalla sua nomina a cariche delicate, che richiedono competenze e integrità, ma certamente quello più grave fu quello che nel 2007 lo vide accusato di aver ricattato il direttore dell’azienda che detiene il monopolio del tabacco, per indurlo a truccare degli appalti.

Le proteste per la nomina di Peevski a capo dei servizi segreti bulgari sono state organizzate via web. A Sofia, ogni sera un numeroso corteo sfila passando davanti alle sedi di diverse istituzioni e dei partiti che appoggiano l’attuale governo. Vi partecipano persone di ogni età ed estrazione sociale. Si tratta di una protesta in gran parte pacifica. Benché la nomina di Peevski sia stata ritirata, i manifestanti continuano a scendere in piazza, chiedendo le dimissioni del governo e una svolta politica.

Altro motivo di protesta, la pausa estiva del Parlamento, tutti i lavori infatti sono stati posticipati di due settimane. La massa è furiosa e reclama a più voci che  - “Il Parlamento non dovrebbe andare in ferie. Dovrebbe approvare le riforme elettorali e stabilire una data per nuove elezioni. Nessuno va in ferie dopo due mesi di lavoro”

La settimana scorsa il premier Plamen Orešarski si è recato a Bruxelles per la sua prima visita ufficiale all’estero ed è stato accolto da qualche decina di manifestanti bulgari.

Negli incontri con Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso e durante la conferenza stampa ufficiale le cariche europee hanno invitato  il neopremier a consultare il maggior numero di forze politiche per le nomine più importanti e a proporre personalità che rispettino i più alti standard di merito e integrità. Barroso ha anche sottolineato che, sebbene sia normale una competizione tra le forze politiche, sia necessario raggiungere un consenso più ampio possibile sui principali punti del programma e sulle cariche più importanti.

Nella stessa settimana si è svolto il congresso del Partito del Socialismo Europeo, presieduto da Sergej Stanišev, segretario del Partito Socialista Bulgaro. Mentre si svolgeva la conferenza, all’esterno del palazzo si erano riuniti migliaia di manifestanti con slogan scritti in inglese e francese che invitavano i socialisti europei a diffidare di Stanišev e del governo. Proteste rivolte ai politici bulgari, più che al PES, a dimostrazione del fatto che l’opinione pubblica bulgara ha maggior fiducia nella politica europea che in quella nazionale. I socialisti europei però hanno ribadito il loro sostegno al governo. Durante il congresso si è discusso prevalentemente  di occupazione giovanile e si è nominato Martin Schulz candidato socialista alla presidenza della Commissione Europea.

È chiaro che la situazione bulgara preoccupa l'Europa ed è la stessa vicepresidente della Commissione europea Viviane Reding lo scorso 22 luglio a Sofia per una conferenza sul futuro dell’Europa e sul ruolo che la Bulgaria occupa all’interno dell’Unione, ad esprimere  sostegno ai manifestanti dichiarando molta preoccupazione ed inquietudine per la situazione attuale del paese.

Scritto da Eliona Cela
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