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Ue, in Aula il nodo del tabacco

E' arrivata al vaglio del Parlamento europeo la proposta di revisione sui prodotti del tabacco, una delle relazioni più spinose di tutta la legislatura 2009-2014.

Il fumo è un prodotto di largo uso e consumo, per questo motivo la direttiva avrà un impatto economico e sociale molto importante in tutta Europa.

La proposta della Commissione europea ha visto la luce dopo una gestazione lunga e difficile, a seguito dello scandalo che ha travolto il precedente commissario alla Salute, John Dalli, costretto a rimettere il suo incarico dopo l'avvio di un’inchiesta per traffico di influenze sulla nuova direttiva. Una brutta storia, tinta di giallo, perché lo stesso Dalli ha respinto le accuse di tentata corruzione e ha sostenuto che il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso lo abbia costretto alle dimissioni.

Il nuovo Commissario, Tonio Borg, ha mantenuto la promessa che era stata fatta dall'Ue, presentando la comunicazione entro la fine del 2012.

La legislazione proposta prevede nuove regole rafforzate su presentazione e vendita dei prodotti e modalità di lavorazione, vengono introdotte, inoltre, una serie di misure relative alle avvertenze sanitarie, ai limiti dei contenuti di nicotina, monossido di carbonio e catrame nelle sigarette nonché altre disposizioni relative agli ingredienti utilizzati nella produzione.

Una revisione era necessaria. Secondo alcuni studi, il tabacco uccide la metà delle persone che ne fanno uso e induce ovviamente a dipendenza. Uno degli obiettivi principali è quello di scoraggiare l'iniziazione dei giovani al tabacco, visto che il 70% dei fumatori inizia prima dei 18 anni di età.  

La proposta della Commissione Ue presentata è equilibrata, prevede un miglioramento importante per la salute, ma le idee estremiste anti-tabacco non sono state accolte.

La priorità deve essere proteggere la salute dei consumatori, ma il tutto deve essere bilanciato con il principio di sussidiarietà e l'economia di mercato.

L'industria del tabacco è alle prese con un calo dei consumi che si aggira intorno all'8%, dovrà fare i conti anche con le gravi limitazioni all'utilizzo del marchio. Per questi motivi, ma non solo, in Italia è in allarme l'intera filiera del tabacco che coinvolge oltre 200mila addetti: 53mila nella tabacchicoltura, 5.500 nella prima trasformazione, 740 nella manifattura, 2.700 nella distribuzione dei prodotti da fumo e 140mila nelle rivendite di tabacchi. Soprattutto le aziende agricole che producono tabacco rischiano grosso, perché la miscela delle cosiddette "american blend", infatti, è realizzata anche con tabacco burley trattato con ingredienti per ripristinare i livelli di zucchero e aromi persi durante la fase di essiccazione. Il divieto di utilizzare questa varietà cancellerebbe di fatto il 50% dei raccolti made in Italy (concentrati in Campania) con un impatto sull'occupazione del comparto stimabile in una perdita del posto di lavoro per circa 20mila lavoratori agricoli.

Scritto da Vincenzo Matano
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