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Bari è...

I primi passi di Decaro. I nostri primi consigli

Fra i tanti che oggi si affannano a suggerire al nuovo Sindaco di Bari le tante cose da fare, lasciate a metà o non risolte dal suo predecessore, ci siamo anche noi. Per il momento, solo piccole cose, perché i problemi più gravi sono tanti e il Sindaco non è ancora entrato nell'esercizio delle funzioni.

Innanzitutto, una questione dì metodo. Ieri è andato alla Rossani, accolto e scortato da un gruppettino di giovani, che la occupano abusivamente e contra legem. Dirà che ci è andato per visionare l'area, e sarà pure vero, ma la visita, non accompagnata da una sola parola di censura per quanto accaduto nella stanza del Sindaco di Bari, ha tutta l'aria di un'ulteriore legittimazione degli occupanti, che si sono addirittura impegnati a redigere un progetto alternativo a quello di Fuksas, un'icona della urbanistica di sinistra.

Tutti hanno diritto di partecipare alle scelte cittadine, e quindi anche gli occupanti.

Non ci piace però che il Sindaco della città, invece di richiedere la cessazione dell'occupazione illegittima e arbitraria, vada addirittura ad ossequiare gli occupanti. Così si creano pericolosi precedenti. Da domani chiunque intenda protestare potrà invadere la stanza del Sindaco. Un avvio che il buon Antonio ( a proposito, buon onomastico. ) Decaro poteva evitare.

Passiamo ora al porto. È stato impiantato un cantiere per la realizzazione di una discutibile opera pubblica, che creerebbe un altro ostacolo alla fruizione e alla vista del mare. Sorvoliamo, per non infierire, sul fatto che il Comune non avrebbe dovuto rilasciare la concessione edilizia e che oggi non può dire "non c'è ne siamo accorti". Apprezziamo che Decaro voglia vederci chiaro.

Gli suggeriamo, intanto, di firmare un'ordinanza sospensiva dei lavori, ben motivata. Poi avrà tempo per trovare una soluzione alternativa e revocare definitivamente la concessione edilizia.

Infine, Piazza Umberto. Emiliano ha annunciato un progetto di ristrutturazione della palazzina Goccia di latte. Apprezziamo, ma è opportuno un progetto generale di recupero e salvaguardia di tutta la piazza e lo sgombero definitivo della palazzina, decidendo da subito la sua futura destinazione. Cose che si possono fare subito.

Tutto qui, per il momento. Buon lavoro, signor Sindaco.

di Salvatore Tatarella
 

Bari, triste epilogo

Innanzitutto complimenti a Lecce. È fra i finalisti per la candidatura a Città della cultura. Ne sono felice e mi auguro sinceramente che possa centrare il risultato. La sua vittoria sarebbe un indubbio successo di tutta la Puglia, che ne ritrarrebbe forti vantaggi. Non sono campanilista, nè tifoso. La leadership regionale si conquista anche così.

Detto questo, c'è solo da rammaricarsi per Bari. Ne scrissi in questa rubrica già a fine agosto. Dopo la candidatura del capoluogo, annunciata con il solito vuoto clamore da Michele Emiliano, nulla è stato fatto, tanto da costringere Emiliano a rinunciare e ad accodarsi malamente a Taranto. Anche in questo caso, nulla seguì all'annuncio. Ora Taranto è fuori, e con essa anche Bari. Nessuno sembra farci caso. Bari, ormai, è una citta abituata alle sconfitte, non solo nel calcio. È la norma.

Nessuno s'indigna, nessuno cerca le responsabilità, nessuno alza la bandiera di una rinascita. Certo le colpe principali sono del Comune, e di Michele Emiliano in special modo. Lui è sindaco, assessore alla cultura e factotum. Ma classi dirigenti locali, intellettuali, istituzioni culturali, stampa e opposizione non ne hanno di meno. Quando Bari rialzerà la testa e volterà pagina?

Piazza Umberto, avanza lo scontro, non il recupero

Quello che temevo è accaduto. Piazza Umberto è (ri) diventato terreno di scontro politico. Fortunatamente non come negli anni '80, quando divenne il ritrovo preferito dei giovani di sinistra, che ogni tanto se le davano di santa ragione con quelli di destra. Questi ultimi stazionavano, invece, in piazza San Ferdinando.

Mentre il recupero della piazza tarda a concretizzarsi, una singolare ordinanza di Michele Emiliano ha scatenato un'accesa polemica, che ha un colore tutto politico e che nulla ha a che fare con la sentita esigenza di riqualificazione della piazza. Era già accaduto in passato, quando una giusta esigenza di sicurezza ispirò una malaccorta proposta del Pdl di recinzione della piazza. Anche allora il dibattito degenerò in scontro politico.

È il caso che politica, partiti e candidati evitino di strumentalizzare il problema e, magari, ci dicano cosa compiutamente e concretamene intendono fare.

Un brand per il murattiano

Nessuna città italiana ha un quartiere commerciale così esteso, omogeneo e ben definito come il Murattiano di Bari.

Certo, a vederlo, non gode buona salute. Non si ricorda, a memoria d'uomo, un solo intervento di riqualificazione, fatta eccezione delle orribili palme di via Sparano. Resta, però, il quartiere della moda e dello schopping e non mancano le gallerie, le librerie, le botteghe e la buona cucina, senza dimenticare l'Ateneo, il Piccinni e, a margine, il Petruzzelli, il Margherita, il Kursal e la città vecchia.

Moda, arte, cultura e gastronomia fanno, quindi, del Murattiano un quartiere compatto e autosufficiente, dove non manca nulla. Quasi una città nella città. Questa straordinaria particolarità non viene sfruttata in alcun modo. È ora di porvi rimedio.

Ci sono, è vero, associazioni che si richiamano al quartiere e che hanno svolto iniziative meritorie, ma il quartiere merita di più. Dobbiamo pensare di fare del Murattiano un vero brand, che valorizzi tutti gli operatori del quartiere, unificando, coordinando e sviluppando ogni iniziativa, che faccia conoscere in tutto il mondo Bari e il quartiere della moda e della cultura più grande d'Italia. È, per il momento, solo un abbozzo d'idea. Lavoriamoci sopra.

Bari, a proposito di arredo pubblico

Chi si aggira per il centro murattiano nota in alcune strade cantieri per il rifacimento della pavimentazione. Evidentemente, c'è aria di elezioni. Ma non è di questo peccato, comune anche ad amministrazioni di centro destra, che voglio parlare. Vedo la pavimentazione, in mattoncini cementizi, e inorridisco. Quella pavimentazione al mio paese non la usano più nemmeno nei quartieri di 167. A Bari "abbellisce" le strade del centro. Ebbi modo di segnalare la cosa anche al sindaco Simone Di Cagno Abbrescia. Non vi dette importanza. È passato Simone, sono anche passati dieci anni di Michele Emiliano, ma nulla è cambiato. Gli orribili mattoncini, introvabili in qualsiasi altra città, continuano ad imperversare solo a Bari. Misteri degli uffici tecnici.

Per inciso, val bene sottolineare che i cantieri in atto sembrano non rispettare diverse norme di legge, relative a pubblicità dell'intervento, sicurezza stradale, antinfortunistica, segnaletica, passaggi pedonali, etc. A chi spetta la sorveglianza?

Noto, infine, che il rifacimento della pavimentazione non ha riguardato un prioritario intervento sui sottoservizi pubblici e sulla regolarità di eventuali opere private. Tanto, poi, si può sempre rompere anche la nuova pavimentazione. Paga Pantalone.

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Decaro: io o Olivieri
Martedì, 07 Gennaio 2014
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