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Eataly, un caso politico

Eataly è una questione politica e non burocratica. È riduttivo farsi trascinare in una guerra borbonica di certificati che mancano e di autorizzazioni che tardano. Il tema è altro.

Concordo volentieri sul fatto che in Italia ci siano centinaia di intoppi e di cavilli legali atti a frenare piuttodto che a incentivare la creatività e la libertà d'impresa, anche se non condivido l'eccessiva disinvoltura con la quale un intraprendente imprenditore come Oscar Farinetti  intenderebbe superarli. Credo anche che sia sufficientemente provato il fatto che all'interno di questa giungla normativa vi siano regole contraddittorie e cervellotiche e che di queste, a volte, approfittino la cattiva politica e la cattiva burocrazia per trarne guadagni illeciti. Penso anche che la formula Eataly sia ingegnosa e innovativa e contribuisca  ad affermare nel mondo il nostro Paese e i nostri prodotti. Per questo non andrebbe ostacolata, ma, se possibile, incoraggiata.

Detto questo, immagino che un imprenditore accorto come Farinetti prima di impegnare il suo denaro in questa impresa abbia ottenuto almeno un gradimento di massima da parte del Comune e della Regione. Le odierne attestazioni di simpatia e apprezzamento per Vendola e Emiliano da parte di Farinetti sono solo il dessert di un pranzo iniziato molto tempo addietro. È qui il discorso diventa politico e Vendola e Emiliano non possono dire di non aver saputo.

Certo, c'e un bando. Una regola trasparente, quindi. Quando a Bari si vuole fare un pasticcio c'è sempre un bando. Anche per la cittadella della giustizia ci fu un bando, una ricerca di mercato, si disse. Dopo dieci anni è dovuta intervenire la Commissione europea e ora la Corte di giustizia dovrà assodare se quel bando fu il marchingegno per aggirare la legge.

Anche in questo caso hanno fatto un bando, preceduto da una modifica dello Statuto della Fiera, a sua volta, approvata dalla Giunta regionale. Vendola vuole ancora dire di non saperne niente? Dormiva o era assente quel giorno in Giunta? O vuol dirci che non aveva capito dove portasse quella modifica? Tutto a sua insaputa, quindi, come accade agli Interni al povero Alfano? Suvvia.

È un filo rosso, quindi, quello che lega la modifica dello Statuto, il bando e l'aggiudicazione a Eataly e, a proposito, ci incuriosisce sapere con quali altri concorrenti Eataly ha dovuto cimentarsi.

L'operazione, quindi, è andata in porto nella costante ignoranza di Vendola e Emiliano che, nonostante dispongano di attrezzati e costosi uffici stampa, non avrebbero letto mai nulla, almeno da un anno a questa parte, di ciò che si andava facendo in un pezzo non piccolo della Fiera? Nemmeno Emiliano sapeva dei lavori edilizi, che hanno interessato per diversi mesi quei locali e quella facciata?

Nel merito, fermo restando la bontà della formula Eataly, veramente c'è qualcuno disposto a sostenere la storiella che trattasi di esposizione fieristica temporanea? Veramente qualcuno pensa che a Bari abbiano tutti l'anello al naso?

In ogni caso, per i tempi del contratto e per il canone pattuito e messo in conto lavori, è stato già dimostrato come l'operazione per la Fiera sia assolutamente infruttuosa. Per di più, e questo a mio parere è l'elemento di maggior gravità, l'operazione vincola pesantemente i futuri programmi della Fiera. Oggi, o meglio, già da dieci anni, se avessimo avuto un Sindaco e un Presidente di Regione all'altezza dei loro ruoli, avremmo dovuto avere un grande e moderno progetto di nuova fiera, in area prossima all'aeroporto, munito di passante ferroviario e a breve anche di casello autostradale. Sulla grande area dell'attuale quartiere fieristico e su quelle circostanti, invece, avremmo dovuto progettare un pezzo pregiato di città verde e sostenibile, affacciato sul mare. Eataly e i tanti cantieri inutilmente aperti in Fiera in questi ultimi tempi condizioneranno e renderanno difficile e più oneroso un simile progetto.

Sta qui tutta la fallacia del progetto Eataly. E non investe gli imprenditori, che fanno il loro mestiere, ma i miopi e improvvidi amministratori, che baresi e pugliesi si sono scelti. Speriamo ancora per poco.

Scritto da Salvatore Tatarella
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