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Per ripartire da Destra: resettare, ricostruire, riaggregare

 

Non rinnegare non restaurare” era lo slogan del 1° Congresso del Msi (Napoli, 27-29 giugno 1948) che segnava l’atto di nascita politica della formazione che per mezzo secolo, pur con mille contraddizioni, occupò gli scranni a destra dell’emiciclo del Parlamento.

Con la scomparsa di Alleanza nazionale, la nascita del Pdl e la conseguente rottura tra i due fondatori, quei banchi, oggi, sono privi di una rappresentanza parlamentare chiaramente di destra.

I parlamentari provenienti da An in questo Parlamento sono meno di 30, nella passata della legislatura erano oltre 120.

La destra non c’è più.

Berlusconi è riuscito nell’impresa di fagocitarla prima, dividerla dopo, acquisendone militanti, immobili e pezzi di classe dirigente

E’ inutile, ora, sottolineare ed evidenziare errori e manchevolezze che hanno portato prima alla diaspora della destra e, successivamente alla sua scomparsa.

Tutti, chi più chi meno, hanno pesanti responsabilità.

Sbaglieremmo, adesso, nel fare analisi che non porterebbero da nessun a parte e avrebbero solo il pregio di rinviare il cuore del problema: costruire un nuovo soggetto politico di destra. Il prima possibile.

La storia e le sensibilità non si possono comprare e non si possono cancellare.

Per farlo, seriamente, FLI, FDI; La Destra e tanti dentro e fuori il Pdl dovrebbero anteporre ai piccoli interessi di bottega e ai meri calcoli elettorali, la volontà di realizzare un progetto più grande per il bene dell’Italia.

Per costruire un nuovo soggetto politico non serve una mera sommatoria di debolezze, fermo restando che i tre partiti citati raggiungerebbero a stento il 3%, ossia la metà del Msi e 1/5 del massimo storico di An ( 15,7% del 1996).

La premessa necessaria è quella di ritrovare le ragioni comuni per stare insieme e una linea chiara verso dove si vuole andare. Per anni questa mancata chiarezza è stata sopperita da leadership forti (Almirante, Fini) e strateghi (Tatarella) che oggi a destra non ci sono più.

Resettare, Ricostruire, Riaggregare” dovrebbe essere lo slogan, i tre verbi da coniugare e declinare, alla base della nascita della nuova destra italiana.

Resettare nel senso di ripartire da zero, archiviando rancori politici che non appartengono più ad una nuova fase della politica italiana che ci apprestiamo a vivere.

Ricostruire dalle ceneri un mondo diviso e lacerato in mille anime che ha dalla sua la forza della tradizione, degli insegnamenti intramontabili dei suoi Padri fondatori che ancora oggi rappresentano l’esempio e la guida da cui ripartire.

Riaggregare intorno ad un progetto condiviso, con un processo costituente che parta dal basso, in modo da coinvolgere tutti quelli che, almeno una volta, hanno votato a destra e quanti, per ragioni anagrafiche, non lo hanno mai fatto e sono pronti a farlo.

Per “Resettare, Ricostruire e Riaggregare”, andando oltre i settarismi e i correntismi del passato e aprendosi alla vasta area della destra italiana oggi divisa, non si può non partire da due condizioni imprescindibili:

1) nuova generazione, una classe dirigente di giovani preparati e formati sul territorio;

2) ruolo fondamentale delle Fondazioni, luoghi dove preparare, formare, insegnare cultura e sviluppare la capacità di amministrare la cosa pubblica al fine di selezionare la futura classe dirigente di domani.

Veneziani ha sempre sostenuto che “la sinistra è un tempo la destra è un luogo”. Per questo la sinistra è destinata a passare, la destra a rimanere.

Paradossalmente quello che manca alla destra oggi è proprio un luogo sacro dove rinascere, una casa, la casa dei Padri. Ricostruiamola, tutti insieme, mettendo da parte una stagione politica per aprine una nuova, sarà il primo passo per riaggregare tanta gente che non aspetta altro.

Un nuovo centrodestra senza chi si è servito della destra per difendere i suoi interessi personali potrebbe nascere molto prima di quello che tutti noi ci aspettiamo.

Non perdiamo tempo. Questa opera di ricostruzione e riaggregazione spetta ai giovani, a questa generazione, diversamente molti anni passeranno per la ricomposizione della destra.

I giovani devono farsi carico di questa pesante responsabilità, iniziando da subito.

Non a caso ai giovani Gramsci si rivolgeva con queste parole “Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”.

Scritto da Fabrizio Tatarella
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