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Giorgia a un bivio tra la sindrome Mussolini-Santanchè e la destra vincente

La storia insegna che le divisioni a destra hanno sempre fatto male.

Speriamo che anche Giorgia Meloni, ormai rimasta sola, perchè mal consigliata, ad opporsi ad una vasta aggregazione di destra capace di andare molto oltre lo striminzito 2% del suo partitino, lo capisca.

Da apprezzare il movimentismo di tanti ex An dalla Poli a Storace, da Menia a Tatarella, da Alemanno a Musumeci che si sforzano di riunire un mondo inutilmente diviso e condannato alla sconfitta.

Nella storia della destra politica italiana ogni tentativo di chiusura a ipotesi di unità e allargamento si è concluso con un fallimento.

Il partito della Meloni, molto turbata in questi giorni da sondaggi che lo vedono inchiodato intorno al 2%, rischia importanti precedenti, tutti femminili.

Nel 2004 Alessandra Mussolini lasciò An per fondare Alternativa Sociale. Il massimo raggiunto fu l’1.2% delle elezioni europee che valsero alla nipote del duce il seggio a Strasburgo solo per lei.

Nel 2008 La Destra e Fiamma Tricolore unirono le forze candidando a Premier la Santanchè, oggi fedelissima di Berlusconi, conseguendo il 2,4%. Nelle amministrative di qualche mese dopo le due forze ottennero il 3,38%. Esattamente come Fratelli d’Italia i due partiti erano guidati da donne, esattamente come loro ottennero il massimo alle politiche e un risultato di poco superiore alla seguenti amministrative per poi lentamente eclissarsi.

La Meloni si trova a metà del guado, tra il massimo della Mussolini e quello della Santanchè.

La Destra di Storace è all’1,3% , il FLI di Menia allo 0,4% sommati sono a un passo da Fdi.

Se a questi si aggiungono Prima l’Italia di Alemanno, le realtà di tutti gli ex An usciti dal Pdl, (come Io Sud di Poli Bortone, Mezzogiorno nazionale di Viespoli) e di quelli che usciranno a breve, senza dimenticare tutto un mondo in fermento (le Fondazioni Almirante e Tatarella, le riviste come “Puglia d’oggi”, le associazioni come Area nazionale, Blu per l’Italia e i tanti movimenti locali), il sorpasso sarà nei fatti e Fdi sarà prosciugata per la teoria dei vasi comunicanti.

A che serve, quindi, avere due destre del 2% quando una sola può andare oltre il 6%?

La Meloni, consapevole di aver tirato troppo la corda. teme con preoccupazione questo scenario. Un vero leader di destra, da tempo, avrebbe dovuto avere il coraggio e la lungimiranza di andare generosamente oltre il suo partito e lanciare un chiaro appello a tutto il popolo di destra.

Il partito della Meloni (1,9% alle politiche, ma fermo al 2% in tutti i sondaggi), rischia, alla lunga, gli stessi errori dei precitati esempi femminili. Non perché guidato da una donna, ma perché incapace di dare la sensazione di voler costruire un soggetto politico di destra unitario e più vasto.

Il sondaggio Demos, pubblicato ieri da “Repubblica”, dimostra che nulla di quel 6,2% perso da Forza Italia viene intercettato dalle forze di opposizione e men che meno dai partiti a destra di FI come quello della Meloni, proprio per l’assenza, a destra, di una proposta credibile, seria e unitaria.

Tutti gli studi dei maggiori esperti di flussi elettorali confermano che l’attuale spazio politico a destra, oggi, è pari al 6% (solo se tutti uniti però!) e che Fdi ne intercetta massimo il 2%. Quindi, c’è tutto un mondo, la stragrande maggioranza degli ex An, che non si riconosce nella Meloni e nel suo partito a prevalenza romanocentrica.

Recentemente Mannheimer, in uno studio pubblicato dal sito linkiesta.it, ha affermato che la maggioranza degli ex elettori di An è tra i delusi del Pdl e di Grillo e che questo elettorato tornerebbe a destra solo in caso di una destra unita in un solo partito.

Per l’istituto Ipr il 70% dei giovani tra i 18 e i 24 anni non crede nella politica. Tra quelli che si interessano solo l’1% dichiara di votare Fdi, che pure ha come leader un giovane, mentre Grillo è al 30% e Fi al 19%.

La destra è scomparsa tra i giovani. Eppure la destra italiana era presente tra i giovani in anni difficilissimi, quando era impossibile fare politica a destra, eppure tra i giovani esisteva, eccome se esisteva con la Giovane Italia, il Fdg, il Fuan. Oggi che la destra è compiutamente inserita nel gioco politico, oggi che ha una leader giovane, proprio tra i giovani la destra non esiste. Peggiore condanna per il futuro della destra non poteva essere emessa.

Il politologo Ignazi, il più grande studioso della destra italiana, su “Repubblica” parla di una “destra introvabile”. A che aspettiamo a riunirla per trovarla? Quando qualcuno capirà che questa compito spetta ai giovani, alla nostra generazione?

Chi è stato un buon leader giovanile quando deciderà di essere un giovane leader e recidere il cordone ombelicale da chi la tiene ostaggio di visioni della destra incompatibili con quelle di una destra vasta, ariosa, vincente per dirla ricordando Pinuccio Tatarella e meno settaria e destinata alla sconfitta e all’irrilevanza?

E’ tempo di crescere, di staccarsi, anche con il necessario dolore, di lasciare la casa dei padri e iniziare a camminare da soli, con le proprie gambe. Vale per tutti.

E’il momento di diventare grandi e prendere l’iniziativa per evitare quanto immaginato dal grande filosofo Benedetto Croce: “I giovani è bene che prendano l’iniziativa quando sono giovani. Se non lo fanno passeranno la loro vita a piangere lamentarsi”.

Scritto da Fabrizio Tatarella
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