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Legge elettorale: tra possibilità e problematiche

 

La Fondazione Tatarella dedica la prima delle cinque giornate di studio, organizzate in collaborazione con l’Università di Bari, alla riforma della legge elettorale e la scelta non poteva essere più felice, attuale e tempestiva.

La nostra riflessione cade, infatti, nel bel mezzo del dibattito politico parlamentare sulla nuova proposta, nata da un accordo bipartisan e che ha già assunto il nome di Italicum. Questo di oggi è in assoluto il primo convegno giuridico su questo importante tema e, per l’elevata qualità dei partecipanti, reputo che offrirà importanti spunti di riflessione e, mi auguro, qualche necessaria proposta correttiva e migliorativa.

Ovviamente, non sta a me entrare nel merito dei lavori, ma come Fondazione promotrice di questa giornata e, se mi è permesso, come cittadino elettore, auspico sinceramente che una riforma si faccia, e si faccia bene, cancellando, per esempio, il riproposto sconcio delle candidature multiple, già cassate dalla recentissima e già dimenticata sentenza della Corte Costituzionale. E aggiungerei, non necessariamente nei tempi e nei modi iugulatori che si vogliono imporre al Parlamento.

E’ vero che una nuova legge l’aspettiamo da un ventennio, ma, proprio per questo, non si vede la ragione di tanta, improvvisa, fretta, che, forse, sottende interessi diversi.

Dopo la intensa stagione riformatrice degli anni 90, con l’abolizione delle preferenze, l’elezione diretta del sindaco, il Mattarellum per il Parlamento e il Tatarellum per le Regioni, abbiamo avuto solo il vituperato Porcellum. E lo avremmo ancora avuto,se non fosse finalmente intervenuta la provvidenziale sentenza della Corte Costituzionale, che il prof. Michele Ainis, che solo per impegni già assunti non ha potuto partecipare al nostro convegno, ha equiparato a uno schiaffo ai partiti, incapaci di legiferare nell’interesse del Paese.

I cittadini reclamano il diritto di  scegliere i propri rappresentanti. Un diritto sancito costituzionalmente: «L’Italia è una Repubblica democratica…….La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.» Il popolo italiano è stato privato di questa sovranità, usurpata dalle oligarchie partitiche che si sono sostituite ai cittadini, ledendo di fatto i principii di rappresentatività e sovranità. . I partiti spesso, con il pretesto della governabilità, hanno fatto leggi elettorali che rispondevano più al loro interesse contingente che a quello del Paese: il Porcellum ne è la massima espressione. Il nostro auspicio è che non si insista su questa strada.

"Il principio della libertà di voto dell'elettore”, anche con liste piccole, non viene per nulla garantito. Le liste bloccate "corte" in circoscrizioni piccole, dicono i sostenitori, garantiscono un rapporto stretto con il territorio. La lista bloccata corta riduce l'impatto puramente proporzionale, ma non risolve il problema della libertà di voto in un sistema partitico fortemente delegittimato quale quello italiano. Le liste corte non danno la garanzia che non compaiano gli "impresentabili", fattore che più di tutti ha reso evidenti i difetti del Porcellum.

Il Professor Roberto D'Alimonte, noto esperto di sistemi elettorali, sostiene che "Le grandi democrazie sono governate da grandi partiti".

La governabilità a discapito dei piccoli partiti, non è, però, un valore assoluto. E’ un principio importante, che va bilanciato con altri principi come la democraticità e la rappresentatività. Il sistema, costruito dall’Italicum, rischia di diventare anch’esso incostituzionale quando, sommando premi troppo generosi e soglie troppo alte, sacrifica non poco il principio di rappresentatività e valorizza eccessivamente il principio di governabilità. La governabilità è importante, ma non può diventare il totem, al quale sacrificare ogni altro principio costituzionale.

Peraltro, il rimedio potrebbe risultare vano, come recenti esperienze hanno ampiamente dimostrato: nulla, infatti, vieta alle aggregazioni, formatesi artificiosamente per vincere le elezioni, di disfarsi successivamente, vanificando l’agognata governabilità.

Il problema dell'ingovernabilità in Italia non è determinato solo da pessime leggi elettorali. Occorrono anche altri strumenti, come la riforma costituzionale per introdurre il premierato o la repubblica presidenziale e, soprattutto, il riconoscimento giuridico dei partiti. E saranno questi i temi delle prossime giornate di studio, che la Fondazione Tatarella già annuncia di voler presto organizzare, con la qualificata e preziosa collaborazione dell’Università di Bari Aldo Moro, che ancora ringrazio nella persona del Magnifico Rettore Antonio Uricchio.

Scritto da Fabrizio Tatarella
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