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Editoriale

La Destra a un bivio: uniti e forti o deboli e irrilevanti

La storia insegna che la destra italiana ha raggiunto i suoi massimi storici quando si è presentata unita.

Nel 1972 il MSI si alleò con i monarchici, aggiungendo il suffisso D.N. (destra nazionale), e raccolse il 9% alle politiche.

Nel 1996 AN, nata due anni prima a Fiuggi, nel 1994, con l'apertura del Msi ad altre realtà e ad altri filoni culturali, raggiunse il 15,7%, record ancora oggi ineguagliato.

Tutte le destre nate a destra di altre destre non hanno mai superato il 2%.

E' la storia che tutti dovremmo avere il buon senso di studiare per non ripetere banali errori, magari arroccandosi su posizioni che dimostrano maggiore attenzione a meri interessi personali e risultati elettorali che già non ci sono più essendo il quadro politico, specie a destra con una definita identità di FLI con Menia e con la maggior parte dei protagonisti di An che hanno iniziato a parlarsi, mutato.

Con buona pace di Prezzolini che sosteneva l'esistenza di tante destre, almeno sul mercato elettorale, non possono esistere tante destre, tutte irrilevanti.

Altro che "bacinella" come alcuni amici pensano, La Russa in primis, ripetendo identici errori commessi da FLI, per il sol fatto di essere entrati in uno solo dei due rami Parlamento.

In attesa che vi sia un travaso di voti dal Pdl a forze di destra la bacinella si è rotta e il concreto pericolo ora è quello dei "vasi comunicanti", ossia di una travaso di voti da destra a destra o da destra al centro.

La destra di Storace è stata penalizzata da Fdl che aveva un duplice vantaggio:

a) essere nata da poco e costituire una novità dell'ultim'ora sul mercato elettorale, presidiando uno spazio a destra che nella coalizione di Berlusconi era assente;

b) il volto giovane di una donna come leader meno usurato dalle polemiche tra ex An.

Quella di Fini è stata resa irrilevante per due motivi:

a) perchè ha giocato fuori ruolo, al centro, senza rivendicare la sua identità di destra;

b) non rappresentava la novità di quello schieramento, caratterizzato dalla lista Monti.

Per questo tanti elettori di destra hanno preferito, a tutte queste sigle minori (FLI, FDI, Destra) il Pdl, Grillo o rimanere a casa.

L'Unità a destra è la vera forza per il futuro.

Oltre i settarismi ed infantili egoismi una destra unita può ancora dare tanto all'Italia.

 

Ricostruiamo la Destra. Tutti insieme

Quando mi fu proposta una candidatura di servizio da Fini e Menia, in posizione non eleggibile, posi come condizione che un minuto dopo la fine della competizione elettorale mi sarei impegnato a ricostruire la destra con tutti quelli che ci sarebbero stati.

Queste le mie parole dette a fine gennaio.

Che confemo.

“La diaspora della destra italiana, la cui cultura politica è oggi disseminata in più formazioni e in più collocazioni dovrà trovare nello scenario futuro una forma di ricomposizione, non nel segno della nostalgia, ma della modernità. Come dice il presidente Fini, i contenuti conteranno più dei contenitori e delle singole vicende personali. Per questo, mentre rivendico con convinzione la mia adesione a Fli, credo però che dobbiamo sapere buttarci alle spalle una storia di veleni e lacerazioni sanguinose, che coincide con il berlusconismo e che spero con esso avrà fine.”

Il futuro della destra: nuova generazione e ruolo delle fondazioni

 

Non esiste politica senza cultura politica, sosteneva Pinuccio Tatarella, instancabile animatore di riviste, associazioni culturali e strategie politiche.

“Ripensare il centro destra nella prospettiva europea”, era il titolo di uno degli ultimi documenti politici di An, il più grande partito di destra esistito in Italia prima dell’attuale frammentazione politica che condanna la destra all’irrilevanza e ala marginalità.

Quel documento aveva la parte più pregnante nel riferimento preciso alle Fondazioni considerate i principali strumenti per fare emergere una nuova classe dirigente più appropriata alle nuove sfide culturali.

Oggi più che mai, con la diaspora della destra italiana, quel riferimento è fondamentale per ricostruire la destra in Italia senza aspettare che passino decenni.

E’ attraverso le Fondazioni, infatti, e alle riviste alle stesse collegate, che i partiti moderni delle democrazie più avanzate riescono a fare circolare idee e progetti nuovi, non più ancorati a vecchie e stantie forme della comunicazione politica.

Valido esempio è rappresentato dalla Fondazione FAES in Spagna, autentico supporto alle iniziative politiche del Partito popolare spagnolo, presieduta da Aznar o dalla Heritage Foundation per i repubblicani statunitensi.

Si tratta di un nuovo modo di intendere la politica finalizzato ad elaborare altre e diverse forme per consentire una maggiore partecipazione politica alla vita pubblica da parte dei cittadini, delusi dalle vecchie forme di partecipazione della stessa. La politica ha il dovere, per ridare credibilità a se stessa e alle classi dirigenti, non solo di trovare nuovi canali per inserirsi nella società civile, ma anche di formare giovani su cui investire e le Fondazioni, con tutti gli strumenti che possono adoperare, rappresentano una valida soluzione alternativa.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una trasformazione dei partiti politici non solo da un punto di vista politico-organizzativo, ma anche lessicale e terminologico, in quanto oggi i partiti tendono a presentarsi come movimenti, associazioni, alleanze, sicuramente più spendibili nella fase politica attuale.

I maggiori osservatori della destra italiana, da sempre, asseriscono che una delle principali difficoltà che la stessa ha incontrato, per affermarsi definitivamente da un punto di vista politico e culturale, è stata la sua classe dirigente

Il futuro della destra politica italiana passa inevitabilmente da una nuova generazione e dal ruolo imprescindibile delle Fondazioni.

Se la destra vuole ripartire non può che ripensare se stessa, ridefinirsi, dotandosi di diversi pensatoi, luoghi in cui rielaborare le strategie politiche e selezionare, in modo autenticamente meritocratico, il futuro della sua classe dirigente, se vuole aspirare a governare il paese.

Sino ad oggi vari tentativi sono stati messi in campo. Ci hanno provato Adolfo Urso con il suo FareFuturo, Gianni Alemanno con la Fondazione Nuova Italia, Gaetano Rasi e Giuseppe Parlato con la Fondazione Ugo Spirito e noi, in Puglia, con la Fondazione Tatarella e la rivista “Puglia d’Oggi”.

Occorre un grande lavoro di raccordo e sinergia tra tutti questi laboratori per evitare dispersione di energie, puntando, in particolare, alla specializzazione di ogni iniziativa. Per realizzare tutto quanto precedentemente asserito, le Fondazioni vicine alla destra italiana devono proporsi come esclusivo punto di riferimento per promuovere momenti di confronto e dibattito, per esaminare l’attuale situazione socio-politica in cui versa il Paese e trovare risposte e soluzioni adeguate alla crisi del momento.

Solo cosi potrà rinascere e trovare adeguata rappresentanza politica un nuovo soggetto politico di destra europea e moderna capace di superare le divisioni del momento.

Non solo iniziative di formazione, borse di studio, ricerche, archivi storici, biblioteche. Le Fondazioni dovranno servirsi di riviste, organizzare seminari tematici per costruire un confronto serio ed approfondito sui principali temi dell’attualità politica, senza tralasciare corsi di formazione dedicati alle radici della destra e del centro destra, non solo italiano, nella prospettiva, auspicabile ed ineludibile, di un compiuto bipolarismo europeo.

di Fabrizio Tatarella

Muore Buontempo. La destra unita rinasca nel nome dei suoi padri

Con scomparsa di Buontempo assistiamo, dopo quelli di Tatarella, Rauti, Tremaglia, all'ultimo funerale del destra italiana.

La destra perde i suoi Padri, i suoi riferimenti, uomini che, con tanti sacrifici in anni difficili, hanno reso possibile consegnarci il testimone di una grande e nobile storia.

Mi rivolgo ai tanti giovani cresciuti con me nel Fronte della Gioventù, in Azione Giovani, nel Fuan, in Au: per il rispetto che dobbiamo alla nostra tradizione e, in particolare, alla loro memoria non esitiamo a costruitre una DESTRA UNITA.

Non perdiamo un minuto di più. Non voglio assistere al fallimento di una storia, di ideali che sono stati la bandiera della nostra vita e di chi ci ha preceduto inerme e senza fare nulla.

La mia generazione lo deve alla nostra storia, a chi ci ha insegnato a fare politica per l'Italia e alle future generazioni del nostro amato Paese e della cara Destra. Solo una DESTRA UNITA può scrivere importanti pagine della destra italiana. Diamo un senso alla nostra esistenza, mettendo da parte rancori appartenenti ad altre generazioni e contesti politici e laciamoci verso una sifda quasi impossibili: ridare all'Italia una DESTRA UNITA.

Il senso della vita...

Era un caldo pomeriggio del 27 marzo di 16 anni fa. Un venerdì santo.

Avevo la patente da pochi giorni. Ero felice di guidare solo per andare in giro per le riunioni nella mia qualità di Presidente provinciale di Azione Giovani. Anche in un giorno di festa.

Ricordo solo le lancette dell`orologio che segnavano le 16:00 della mia Clio rossa, e poi nulla più...

Mi risvegliai dieci giorni dopo in un letto della rianimazione dell`Ospedale di Foggia.

La cosa più bella che ricordo: il sorriso dei miei fratelli, le lacrime di felicità di mia madre, la gioia di mio padre. E quando dopo giorni di pareti verdi e camici bianchi rividi, dopo un mese, il giallo del sole, l`azzurro del cielo e gli altri colori della vita.

Quel giorno è stato il più bello della mia vita perchè mi ha permesso di viverne altri e di capire cosa conta veramente nella vita.

Si muore solo quando si smette di vivere. Chi non ha paura di morire muore una volta sola. Chi ha paura di vivere e chi scegliere di sopravvivere limitandosi a respirare e non essere protagonista della sua vita muore ogni giorno.

La vita è bellissima. Non sprechiamola in cose inutili. Diamole un senso in quello che facciamo. Ogni giorno. Ogni istante. Finchè dura.

Questo ho imparato.

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