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io a destra

AssoDestra: su simbolo e leadership di An sia coinvolta tutta la base

Una vera e propria querelle sul simbolo di Alleanza Nazionale ha visto, nello scorso settimana, una tormentata quanto polemica assemblea dei soci della Fondazione Alleanza Nazionale. Il tutto contornato da dichiarazioni che hanno molto di politico non sembrano certamente i prodromi di persone che stanno per confluire in un unico partito.

Sulla questione è intervenuta l'associazione AssoDestra.

"Il ritorno sulla scena politica del simbolo di Alleanza Nazionale - dichiara in una nota AssoDestra - rappresenta un fatto positivo, in quanto riallaccia i fili di una storia inopinatamente interrotta anni fa".

"Le modalità e il testo della mozione - sottolinea il Movimento in una nota diffusa alla stampa - approvata dall'assemblea della Fondazione An non sono propriamente concilianti e lo dimostrano le continue dichiarazioni acrimoniose tra i rappresentanti dei due maggiori competitor - Fratelli d'Italia e Movimento per Alleanza Nazionale. Non convince la tempistica del Congresso Costituente perché, pur comprendendo la suggestione che la data di nascita di Alleanza Nazionale, non si può organizzare una sintesi così ambiziosa in un mese".

Cosa proporrebbe, allora, AssoDestra? L'idea sarebbe quella di prendere tempo e coinvolgere nelle scelte fondamentali per la formazione di un partito unitario di destra la base, il popolo di An e tutti coloro che si ritrovano in quel nome ed in quel simbolo.

"Noi suggeriamo - sottolineano - di spostare il congresso costituente a Marzo in modo tale che la partecipazione di tutti gli interessati sia realmente paritetica. Inoltre, può esservi un'ulteriore mediazione, un ultimo tentativo, da non affidare alle "manovre di palazzo" ma da sottoporre al vaglio del popolo sovrano più volte citato in questi tempi di eurocriticismo. Si propone, pertanto, a tutte le forze politiche che si riconoscono in Alleanza Nazionale di partecipare al congresso costituente con le primarie non solo per la scelta dei candidati nel territorio, non solo per  la leadership ma anche e a più forte ragione per il simbolo!"

"Sarà la comunità politica che si vuole ritrovare a decidere del proprio futuro in toto e non in quota parte".

 

An non sia la stampella fuori moda di Berlusconi

Se la politica non si adegua ai cambiamenti della società, resta fuori corso ed incomprensibile, Aldo Moro docet.

Ecco, pare che stia succedendo sostanzialmente questo nel centrodestra. Il "nuovo centrodestra" degli alfaniani rievoca le trovate democristiane vecchio stampo, ma stavolta le volpi non ci sono.

Ci sono agnelli che si faranno divorare da un Berlusconi che la sua strategia l'ha studiata molto bene. Se alcuni suoi elettori sono stanchi delle sue beghe con la giustizia, Alfano gli ha risolto il problema.

Camminano divisi, ma sparano insieme (sebbene sia difficile immaginare un Alfano ben suffragato). Si concretizza il primo vero tradimento del bipolarismo con una scissione concordata e ben studiata. Questo nuovo centrodestra, che di nuovo non ha davvero niente, saràl'esplosione del meglio delle energie democristiane del momento: da Alfano, appunto, a Casini.

In questo contesto, l'ex leader di An Gianfranco Fini che, come se non avesse imparato la lezione, cerca di introdursi nel partito dei trombati o, ancora meglio, dei finti nemici di Berlusconi.

E' evidente che, però, proprio Casini e Fini sono gli unici a trarre giovamento da questo miscuglio. Entrambi, dopo la stangata elettorale e dopo aver distrutto quanto costruito, troverebbero una scatola per riciclarsi.

E An? Povera An, che probabilmente sarà costretta, per una certa miopia, a tenere il cerino rincorrendo sempre Berlusconi (se è vera come sembra la teoria della scissione studiata). Tutte manovre lontane da quella domanda di cambiamento che si leva prepotente e forte dalla società. An può essere reattiva e rispondere a questa richiesta.

Cominciando, per esempio, a far posto alle forze più giovani. Altrimenti, sarà solo un vecchio simbolo senza perchè, fuori moda, ritrovandosi anche a fare la stampella di Berlusconi. Per questo, gli adulti siano generosi e insegnino ai giovani la politica, senza temere il giorno in cui riusciranno a camminare sulle loro gambe.

Fitto in auge? Se lo stanno giocando

Se lo stanno giocando, dicunt. Raffaele Fitto sembra in auge, a leggere i giornali. Eppure nei corridoi romani si fa pressante la voce di chi sostiene che sia pronto per lui un piatto avvelenato.

Il plenipotenziario pugliese del Pdl-Fi punta, come è noto, al coordinamento nazionale e ha già ottenuto la convocazione del consiglio di partito. Già, la strada sembra spianata, ma potrebbe non essere così.

Pare, infatti, che tra i desiderata di Berlusconi non ci sia affatto il premio per la lealtà -di facciata, ovviamente- dell'ex governatore pugliese. Sono altri i nomi in corsa per il coordinamento, tra cui quello di Denis Verdini, molto più radicato nella dirigenza nazionale del partito.

Fitto, si sa, oltre ai suoi fedelissimi pugliesi, a Roma non gode di grandi simpatie da parte dei colleghi. Sarebbe, quindi, l'ariete di Berlusconi per rompere gli schemi e le scalate dei "governativi", ma nulla di più. Perchè il Cav non ci terrebbe proprio a perdere Alfano e per riconquistare il vice premier Fitto verrebbe cestinato automaticamente.

Tra l'altro, se nei tg e nelle pagine di giornali il parlamentare salentino emerge nel dibattito, meno si può dire sul fronte politico locale: oltre al territorio leccese, il Pdl ha perso la maggior parte delle istituzioni pugliesi per la politica rigida dello stesso Fitto, che ha messo alla porta parecchi personaggi di peso.

Questa evidente ma reale debolezza del lealista -continuano i berluscones- sarebbe confermata anche dai veti che lo hanno estromesso dal governo Letta. Certo che Fitto non rimarrebbe con le mani in mano, se qualcuno gli tagliasse così le gambe. C'è sempre quel fascinoso (per i democristiani come lui) partito a cui lavora Casini, il Ppi. Sono queste le voci dei vicinissimi al Cavaliere a cui potrebbe aggiungersi un'ultima considerazione: il centrodestra ha bisogno di essere rifondato con persone nuove.

E, forse, fra sei mesi questi discorsi avranno poco senso, se è vero che la nuova Forza Italia avrà la stessa ispirazione del '94, con persone della società civile: chi oggi conta qualcosa, domani potrebbe non essere più presente nelle stanze che contano. Tuttavia, da sabato prossimo partiranno le danze e, stando a queste voci di corridoio, i risvolti potrebbero essere tutt'altro che scontati.

An: manca poco, ma serve un nuovo leader

Mancano tre giorni e le speranze, i sogni, l'entusiasmo di chi ancora ci crede si confronteranno con la realtà. Si terrà sabato a Roma la manifestazione per rilanciare il simbolo di An e le previsioni sono più che incoraggianti.

Pullman da tutta Italia -e una buona parte di partecipanti spontanei che sfuggono alle previsioni- per vedere "l'effetto che fa" ripensare al simbolo di Alleanza Nazionale con i muscoli di oggi. Certo, si tratta di una tempesta perfetta, nel bel mezzo della fine politica di Berlusconi e degli scarsi risultati di chi la destra la vorrebbe piccola e disgregata, per utilizzarla a piacere.

E no, quelli che "ancora ci credono" non ci stanno e il progetto va avanti. Anche se non c'e' ancora un leader. Gia', il leader e' fondamentale: anche il Pd ha provato a farne a meno e si e' ritrovato con mille correnti e una scoppola elettorale targata Bersani. Ora, imparata la lezione, si fa spazio al carismatico Renzi. Ma oggi chi potrebbe essere il leader della nuova destra?

La gente e' stufa della politica (a meno che non abbia un piede dentro) e l'unico modo per stimolare l'attivismo e' quello di non offrire ai cittadini un progetto a cui aderire, ma renderli protagonisti. Il che ha molti rischi e vuol dire che il leader della destra si deve ricercare altrove e non nei soliti volti noti. Identikit: un cittadino appassionato e perbene che abbia un certo carisma, non consumato politicamente e che sia persona di indiscussa moralita'. Un progetto che costera' a chi non vuole correre rischi, ma ne vale certamente la pena: da sabato potrebbe cambiare il futuro dell'attuale panorama politico e non si sa fin dove si potrebbe arrivare.

Bisogna solo non sbagliare da domenica e segnare una svolta non solo per la destra, ma per tutta la buona politica, all'insegna della partecipazione e meritocrazia. Qualcuno potra' ribattere sostenendo che sia prematuro parlare di leader, ma bisogna essere chiari fin dall'inizio con gli elettori e simpatizzanti: la destra e' grata al passato, ma e' utile al Paese se in grado, anche in questo, di rappresentare il cambiamento. Quindi, un nuovo leader per una nuova An. Da domenica vale.

Vendola sotto accusa, tra presunzione di innocenza e opportunità politica

Non sono mai stato a busta paga dei Riva e ho combattuto per la salute dei tarantini in perfetta solitudine. Così il governatore della Puglia Nichi Vendola, in una delle decine di dichiarazioni di ieri, dopo la notizia che anche lui, il leader di Sinistra Ecologia (!) e libertà, è indagato dalla Procura di Taranto per concussione aggravata nell’ambito dell’inchiesta dell’Ilva.

C’è chi giura, nel suo entourage, che ieri sera Nichita sia stato sul punto di mollare e dimettersi dalla guida della Regione. Combattuto, resiste, mentre continuano a moltiplicarsi notizie, particolari e indiscrezioni dell’inchiesta e dei suoi retroscena politici. Nella dichiarazione del governatore però, qualcuno legge una lontana allusione.

Logica: se lui non è mai stato a busta paga dei Riva, ma dice di esser stato lasciato solo nel combatterli per Taranto dagli altri partiti, chi è a busta paga del gruppo?

Inutile nascondersi dietro un dito, le voci qui non si contano.

E non certo da oggi, ma da sempre e in una visione tutta trasversale dei rapporti tra gli imprenditori in questione e la politica. 

Dall’opposizione, i berluscones si dicono garantisti. Giusto, non si può essere garantisti a corrente alternata, e la giustizia farà il suo corso, così come gli accusati si difenderanno. Bene.

E tuttavia, la responsabilità penale in politica non è l’unico criterio per valutare la posizione di chi è al potere. Esiste la responsabilità politica, forse meglio tradotta in termini di opportunità. È opportuno che un signore, anche se potrebbe essere innocente, continui a guidare la Regione mentre a suo carico sussistono accuse  che lui stesso definisce infamanti?

La risposta è ovvia: no. Vendola magari alle dimissioni ci sta pensando, ma inutile illudersi, le dimissioni si minacciano e si annunciano, ma difficilmente si rassegnano.

Quello che non si riesce a decifrare è l’occasione persa dal centrodestra per mettere davanti il governatore alle sue responsabilità politiche e all’opportunità di cui sopra. Fa parte dello Stato di diritto il rispetto del principio di presunzione di innocenza, ma fa parte della politica mettere in evidenza l’opportunità che un ente così importante come la Regione sia governato senza ombre. Perché il Pdl non chiede le dimissioni di Vendola? Forse, anche stavolta si concretizza il funerale della destra e l’esaltazione del berlusconismo con troppa comprensione.

È bene ricordare che la destra, invece, vanta più leader mai raggiunti nemmeno da un avviso di garanzia.

Bisogna ricordarlo alla gente, ma soprattutto a chi in questo tempo sta ricostruendo la forza di un’idea: bisogna ricordarglielo per evidenziare l’importanza del suo impegno. Abbiamo bisogno di una nuova destra che possa tornare a vantarsi della trasparenza e integrità dei suoi uomini. Perché oggi questo in politica fa già da solo la differenza.

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