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A Destra, con orgoglio

Ci sono personaggi che si stanno rivoltando nella tomba, da Almirante a Tatarella e perché no, anche Rauti.

Non chiamateli di destra, gli altri che si sono sfilati dal circolo berlusconiano cercando di esaltare una destra che non c’è. Anzi, un centrodestra, come dicono loro. La Meloni, decisamente sopravvalutata, o Alemanno.

Tutta gente che fa rimpiangere i giganti, quelli che avevano un peso politico perché la cultura, la grandezza del pensiero li metteva avanti agli altri. Officina per l’Italia è una ripicca, offende quelli che ci hanno creduto, che hanno fatto della destra una forza di governo senza svendere gli ideali.

Si sono arroccati nel Pdl fino a quando sono stati comodi e qualcuno ancora è lì.  Hanno fatto dimenticare a noi poveracci-moralisti-ideologi che la destra era detentrice della legalità, nell’abbraccio mortale con Berlusconi. Per anni, se dicevamo di essere di destra, in un orizzonte nero targato Pdl, dovevamo sorbirci i moralisti di sinistra. Noi, che abbiamo avuto leader storici che chiedevano la galera se anche gli amici più stretti rubavano. Ed oggi vogliono rappresentare quello che hanno tradito.

Eravamo noi a dire che non dovevamo permettere a poteri stranieri di dirci cosa fare a casa nostra, eppure non si sente parlare di sovranità monetaria.

In mezza Europa  c’è una brezza fresca che entusiasma i cuori della destra sociale, sincera e onesta. Pulita, partecipativa, d’azione. In Italia c’è il nulla frutto della mediocrità di chi ha potuto avere spazio grazie a Berlusconi, che ha costruito una grande casa dei moderati. Un esperimento grandioso nel quale però, la destra è sfumata per la mancanza di autorevolezza dei suoi esponenti. Potremmo guardare in Puglia, dove la maggior parte degli ex An si sono riciclati in neo democristiani a servizio di altrettanti democristiani che potrebbero saltare un po’ dovunque. Ecco quello che siamo, che siamo diventati.

Ed è per questo che Officina per l’Italia sarà un aborto spontaneo. “Siamo di centrodestra, ma più a destra del Pdl”, ha detto il buon La Russa. Eh no, perché dobbiamo capire i millimetri che li dividono dal Pdl… un’assenza di chiarezza che rivela il relativismo del pensiero debole. E la destra invece, ha sempre avuto un pensiero forte. Non possiamo mica berci la balla della “destra di centro” perché ci devono spiegare cosa abbia di diverso dal Pdl.

Personaggi nuovi? E non sembra. Una certa trasparenza? Alemanno indagato. Programmi sensibili alla destra sociale? E quando mai.

Siamo sinceri: di destra non c’è niente. E allora, potremmo almeno ridurci a fare i buoni imitatori, guardando ad una magnifica Le Pen che in Francia segna una vittoria eccezionale, che ci fa ricordare quello che siamo per davvero e con orgoglio. I moderni sono nani sulle spalle dei giganti, diceva Bernardo De Chartres.

Ebbene, riapriamo i comitati, facciamo attività politica dal basso, animiamo la militanza e torniamo a parlare di destra. Radichiamoci ed esaltiamo le nostre idee. Quando diventeranno forti, allora potremo guardarci intorno per una grande destra di ampio respiro. Ma prima –per non incorrere nell’errore di chi organizza officine del niente o di poltrone- dobbiamo decidere che fare da grandi. 

Scritto da Federica Stea
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