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Banche e mafia, quelle strane connessioni

La mafia non uccide soltanto con la lupara o la pistola. Ma anche strozzando, lentamente, l'economia sana ed inquinandola con i propri tentacoli. Quando poi trova terreno fertile nel sistema bancario, corrotto e colluso, pronto a riciclare denaro con operazioni ad alto rendimento, basso rischio (proprio) e fortissima puzza di droga e traffici illeciti, il quadro si complica ancora di più, e per le forze dell'ordine e la magistratura diventa prioritario bloccare questo collegamento diabolico e criminale.

“È inquietante il quadro che va emergendo dalle inchieste aperte dall’antimafia nazionale che interessano i presunti rapporti tra mafia e banche che, attraverso società di comodo, pulirebbero il denaro sporco investendolo in affari disparati o concederebbero prestiti senza garanzie. E tanto più lo è quanto più si pensa al fatto che mentre le aziende chiudono e le famiglie arrancano, gli istituti bancari stringono i cordoni delle borse rifiutando il credito".

Così commenta il sen. Luigi d’Ambrosio Lettiericoordinatore cittadino FI Bari e capogruppo FI 12^ Commissione Senato.

È così che i finanziamenti alle imprese si sono ridotti del 2,5% nel 2013 per quelle con meno di 20 addetti e del 3% per le altre, secondo il rapporto annuale reso noto a giugno scorso da Bankitalia.

"Ora, al di là delle singole responsabilità affidate all’accertamento della magistratura, è indubbio che non si può girare la testa dall’altra parte e occorre riflettere sul fatto che, nonostante l’impegno inter-istituzionale – come quello sul versante della prevenzione dei fenomeni criminali in banca tra Prefettura di Bari, forze dell’ordine e istituti di credito che hanno sottoscritto un protocollo di intesa stilato a giugno per il biennio 2014-2016 con l’Abi e le banche della provincia di Bari – il fenomeno del riciclaggio e della corruzione necessita di altri strumenti in diverse direzioni".

"Innanzitutto, meno leggi (troppe denotano più facilità alla corruzione, come sosteneva Tacito), ma più efficaci, certezza della sanzione e controlli severi. Inutile limitare ai minimi termini l’uso del contante se poi il sistema non è trasparente abbastanza da impedire il riciclaggio".

Sarà anche banale sostenere che la mafia non uccide soltanto con la lupara o con le bombe, ma che uccide l’economia e la vita quotidiana delle persone perbene corrompendo e comprando, quotandosi in Borsa e infiltrandosi nelle pieghe della pubblica amministrazione. Ma è un fatto. Come è un fatto che la Corte dei Conti ha valutato il costo della corruzione nei bilanci dello Stato in oltre 60 miliardi di euro all’anno e che la corruzione rappresenta uno degli ostacoli principali all’attrazione di investimenti nel nostro Paese. Questo significa la perdita di 100 miliardi di Pil in dieci anni. 

Ecco perché sono convinto che, oltre all’impegno doveroso e improrogabile del Governo che deve riformare la Giustizia inserendo la lotta alla corruzione in primo piano, debba essere promossa una nuova stagione, politica e sociale, che ponga la questione dell’etica della legalità al centro di una azione congiunta che coinvolga a pieno titolo soprattutto le scuole, le università e i mezzi di informazione.

"Ricorderete certamente l’inchiesta “Pizza Connection” avviata anche dal compianto Giovanni Falcone. Ci finì dentro anche una banca che favoriva mafiosi e trafficanti di droga. I cittadini americani la sfiduciarono, facendola fallire. Il sistema bancario italiano e pugliese, nella fattispecie, è certamente sano. Ma sottovalutare la situazione sarebbe un errore madornale" commenta Lettieri.

"Anzi, l’avanzata delle banche di credito cooperativo o, più in generale, delle cosiddette banche locali nella nostra regione rispetto alla fuga dei grandi gruppi impegnati a tagliare filiali per via della crisi, può essere una occasione di maggiore raccordo con il territorio, con il tessuto produttivo, sociale e istituzionale. Sarebbe interessante un impegno comune per lavorare insieme al benessere della comunità contro ogni tentativo di inquinare il settore”.

Scritto da Roberto Mastrangelo
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