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Carissima Nato, ma quanto ci costi?

La consueta telefonata con Mariano Leone. Economista ed esperto di economia internazionale, oggi tocca un argomento di strettissima e aggiungeremmo preoccupante attualità. L’Italia è infatti stretta fra accordi internazionali che vanno onorati, una Costituzione che ripudia la guerra e un terribile bisogno di risparmiare risorse.

D. Dopo la nostra telefonata sulla politica estera dell’Italia ci sono pervenute in redazione richieste per riprendere l’argomento, soprattutto si vuole sapere quanto costa all’Italia.

R.  Il dato sui costi della politica militare italiana non è un dato che goda di grande trasparenza. Dipendendo dalla volontà di nascondere il dato delle missioni all’estero o meno, la rendicontazione di queste spese non è di facile lettura. I costi militari vengono raggruppati in altre voci o vengono esplicitati secondo l’esigenza e la convenienza politica del momento. Anche i provvedimenti legislativi relativi alla dotazione finanziaria hanno un lessico contabile che non permette la trasparenza. Della stessa qualità di rendicontazione è poi la spesa effettiva in armamenti. In nome del segreto militare, passano le spese più incredibili. Ogni tanto in Parlamento assistiamo a provvedimenti sul finanziamento o rifinanziamento delle missioni “di pace” all’estero. Ma su quale effettivo asset di spesa poi vadano è difficile e laborioso. Ci sono, inoltre, alcune realtà sulle forniture militari di difficile rendicontazione. Capisco la riservatezza militare, ma come si fa a sapere quanto è riservatezza come segreto militare e quanto dipende da una scelta gestionale di non rendicontare? 

D. Allora non possiamo sapere quanto spendiamo ?

R. Pur giustificando un'inevitabile indeterminatezza, qualche dato cospicuo possiamo prenderlo da altre fonti qualificate. Ovviamente non sono dati aggiornati ma possono servire a darci un’idea delle quantità di risorse che muove la politica militare. C’è un istituto internazionale che ha sede a Stoccolma e si chiama SIPRI dal quale possiamo prendere i dati del 2012.  I dati del Sipri ci collocano tra i primi paesi in spesa militare per armamenti. Sono soddisfazioni. Siamo anche in progressione sulla spesa per armamenti. Siamo al 10.mo posto con una spesa di 26 Miliardi di Euro ma siano in netto miglioramento nella classifica. Vuol dire che ce lo possiamo permettere. Possiamo fare anche una valutazione sul costo giornaliero. Sono 56 milioni di Euro al giorno.

D. Allora è possibile conoscere la nostra spesa militare?

R. No! In questa cifra sono escluse le ”missioni di pace“ all’estero. Sai, quelle che fanno vedere i nostri soldati curare i bambini malati. Per cui, se lo scopo è quello che ci fanno vedere, uno si pone la domanda : ma perché non ci mandano solo medici o Emergency o Medici Senza Frontiere. Ci costerebbero moltissimo di meno, quasi niente e saprebbero curare molta più gente.

D. Cos’altro viene escluso?

R. Sono escluse tutte le spese extra budget e quelle per tempi lunghi, come gli F-35.

D. Ma si tratta di spese eccezionali, parlo di  quelle del SIPRI.

R.:No! Sono le spese correnti, quelle per ogni anno. Sembrano tante. Ma se togli il caffè, la benzina, il ” fastidio“ come dicono a Taranto, rimane ben poco. Però possiamo migliorare. Gli USA ci chiedono di incrementare la quota italiana di spesa NATO. La spesa Nato complessiva ammonta, dollaro più dollaro meno, a 1.000 Miliardi di dollari all’anno. Il 57% della spesa militare mondiale se lo becca la Nato. Ci sono altri spiccioli che riguardano solo gli USA,  745 Miliardi di dollari per la propria difesa, 140 miliardi per le spese di pensione dei militari, 53 per i servizi segreti in patria e 60 miliardi di dollari per servizi segreti all’estero. Insomma con 900 Miliardi di dollari di spesa militare   (più della metà della complessiva spesa mondiale) gli Usa si sentono minacciati, non a casa loro, ma in Ucraina per esempio, e reagiscono non con le loro forze militari ma con quelle della Nato.

D. Prevediamo un incremento del contributo finanziario italiano nei confronti della Nato ?

R. Certamente sì ! L’ultima visita di Obama era finalizzata a questa richiesta di ulteriore contributo Italiano per la Nato, perché aumenteranno le spese del conflitto in Ucraina. Questa richiesta è stata benevolmente accolta da Renzi e da Napolitano. In compenso non sapremo qual è l’interesse italiano in Ucraina e da chi dovremo comprare il Gas per i prossimi anni.

D. Ma chi pagherà questo ulteriore impegno finanziario?

R. Chi paga le tasse in Italia? I dipendenti ed i lavoratori.

 

 

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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