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Economia

Rai, le cartelle pazze e le scuse del Governo

“La comunicazione arrivata a milioni di partite Iva si poteva fare meglio. Si poteva essere più chiari e precisi, individuando meglio i destinatari”. Così il sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini interviene sulla polemica sollevata da molte imprese che in questi giorni hanno ricevuto dalla Rai una lettera in cui si chiede di pagare il canone speciale di 407,35 euro.

Il provvedimento, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe riguardare principalmente tutte quelle attività che della tv fanno un uso lavorativo; si pensi, ad esempio a hotel e ristoranti.

"Credo che questo pasticcio, più comunicativo che non impositivo, non si doveva determinare ma non è un’estorsione, non sorpassiamo certi limiti - dice ancora Legnini -. Capisco la rabbia degli imprenditori, sono persone che lavorano e alle quali non dobbiamo far perdere tempo, ma se il soggetto non ha uno di questi apparecchi non paga. Punto”.

Il sottosegretario parla poi del canone Rai in generale: “Nel tempo questa imposta è stata ritenuta sempre più odiosa, anche a fronte dell’evoluzione del mercato televisivo, dall’altro lato però c’è una grande evasione da combattere. Io credo si debbano valutare misure che possono aiutare a superare il canone, non è una cosa semplice visto che il gettito stimato è di 1,7 miliardi l’anno".

Scetticismo sull'ipotesi circolata di legare il canone alla bolletta della luce: “Sono perplesso. La bolletta potrebbe essere uno strumento più efficace come riscossione, però noi dobbiamo ridurre gli importi delle bollette elettriche. Se carichiamo lì il canone, la percezione è che il totale della bolletta aumenta. E non è solo un fatto di sensazione”.

In sintonia il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli: "A proposito dell’iniziativa assunta dalla Rai sul canone speciale non ho ad aggiungere altro rispetto a quanto già detto dal sottosegretario Legnini".

E aggiunge: "Dopo quello che è successo sono ancora più convinto che occorra una riforma radicale del canone: abbiamo ereditato un sistema che fa oscillare continuamente la percezione di ogni iniziativa dal vessatorio verso i cittadini al tollerante nei confronti degli evasori. Non intendiamo lasciare così le cose a chi verrà dopo: la riforma cui stiamo lavorando vuole introdurre una modalità del tutto nuova che, sfuggendo a vessazione e impotenza, introduca equità, certezza di risorse e superamento dell’evasione”.  

 

Tasse e imposte: +1,6% per le entrate dello Stato

Nel periodo gennaio-aprile 2014 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 119.008 milioni di euro, registrando una crescita tendenziale dell’1,6% (+1.929 milioni di euro), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

IMPOSTE DIRETTE

Registrano un gettito complessivamente pari a 62.193 milioni di euro e una diminuzione dell’1,6% (–989 milioni di euro), rispetto ai primi quattro mesi dello scorso anno.

L’IRPEF, in lieve calo dello 0,3%, (–160 milioni di euro), riflette la riduzione delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (–0,9%) e dei lavoratori autonomi (–2,9%), e gli aumenti delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico (+0,3%) e dei versamenti in autoliquidazione (+3,4%).

L’IRES mostra un calo del 3,2% (–39 milioni di euro). Tra le altre imposte dirette, si nota una diminuzione del 10,9% (–356 milioni di euro) del gettito dell’imposta sostitutiva su interessi e altri redditi di capitale, dovuta all’incremento di 10 punti percentuali dell’acconto versato nel mese di ottobre. L’imposta sostitutiva sul risparmio gestito e amministrato cala del 33,7% (–418 milioni di euro) anche per effetto dell’introduzione dell’acconto, versato nel mese di dicembre, per la componente del risparmio amministrato. Cresce invece il gettito derivante dalle ritenute sugli utili distribuiti dalle persone giuridiche del 37,8% (+62 milioni di euro) e dall’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione del 6,7% (+36 milioni di euro).

IMPOSTE INDIRETTE

Registrano un gettito pari a 56.815 milioni di euro con un incremento del 5,4% (+2.918 milioni di euro), rispetto al primo quadrimestre dello scorso anno. 

Si conferma positivo l’andamento del gettito IVA che risulta in crescita del 3,4% (+955 milioni di euro). In particolare continua l’aumento della componente relativa agli scambi interni pari al 5,8% (+1.357 milioni di euro), che compensa ampiamente la dinamica negativa che si osserva sulla componente delle importazioni pari a –8,9%, (–402 milioni di euro). 

L’imposta di bollo cresce dell’8,2% (+356 milioni di euro) per effetto dei versamenti affluiti nel mese di aprile a titolo di acconto su quanto dovuto dai contribuenti per l’anno 2015. L’andamento positivo risente inoltre dell’aumento dall’1,5 al 2 per mille dell’imposta di bollo sulle comunicazioni relative ai prodotti finanziari previsto dalla legge di Stabilità 2014, dell’eliminazione del limite minimo di 34,20 euro e del contestuale incremento del limite massimo dell’imposta, passato da 4.500 euro a 14.000 euro. 

Tra le altre imposte indirette si segnala l’incremento del gettito dell’accisa sui prodotti energetici, (oli minerali) pari al 10,3% (+690 milioni di euro), per effetto dell’abolizione della riserva destinata alle regioni a statuto ordinario, che dal mese di dicembre viene contabilizzata tra le imposte erariali. Cresce l’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano), che fa registrare una variazione positiva del 30,9% (+369 milioni di euro) e l’accisa sull’energia elettrica e addizionali, che sale del 30,0% (+224 milioni di euro).

ENTRATE DA GIOCHI

Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, un calo del 2,3% (-91 milioni di euro).

ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO

Continua a crescere il gettito delle entrate tributarie derivanti dall’attività di accertamento e controllo, che risulta in aumento del 21,1% (+451 milioni di euro).

Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio-aprile 2014, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento.

Microcar insicure: il ministro Lupi faccia qualcosa

In caso di incidente a soli 50 km/h i quadricicli pesanti, le cosiddette minicar cittadine, sono assolutamente insicure, in casi di impatto frontale anche mortali.

È quanto emerge dai crash test che Euro NCAP ha effettuato per la prima volta su questa tipologia di veicoli, testando quattro mezzi diversi. SicurAUTO.it, infatti, ha appena pubblicato il resoconto dettagliato dei risultati relativi ai modelli: Club Car Village, Ligier Ixo JL Line, Renault Twizy 80 e Tazzari Zero. Il quadro generale che ne deriva è allarmante. In tutti i veicoli sono stati rilevati gravi rischi per la sicurezza degli occupanti e, in alcuni casi, anche gravi carenze strutturali e dei sistemi di ritenuta che gettano ombre persino sulla conformità all’omologazione di legge.

Nonostante la velocità degli impatti sia stata di soli 50 km/h sono state riscontrate lesioni fatali nel crash test frontale, mentre in quello laterale, effettuato alla stessa velocità, le fiancate sono risultate scoperte, con il rischio che il conducente non cinturato possa essere scaraventato fuori dall’abitacolo.

I problemi relativi alla sicurezza dei quadricicli nascono dalla normativa che ne stabilisce la procedura d’omologazione, uguale sia per quelli leggeri (fino a 350 kg) che per quelli pesanti (fino a 400 kg per persone e 550 kg per merci). La Direttiva Europea 97/24/CE prevede solamente il superamento di alcune prove suglipneumatici, sui sistemi di frenatura, sui dispositivi d'illuminazione, sui sistemi di segnalazione e la verifica degli ancoraggi delle cinture di sicurezza. Nessuna prova strutturale, nessun crash test con i manichini è previsto dalla legge per verificare la protezione degli occupanti.

Non sono obbligatori neppure quei dispositivi di sicurezza che sulle auto sono previsti da tempo, come gli airbag, l’ABS e il controllo della stabilità ESC. Questo perché ancora oggi la legge inquadra queste ‘vetture’ come ciclomotori o motocicli. Un'assurdità che SicurAUTO.it denuncia da anni e che oggi, grazie all’importante lavoro svolto da Euro NCAP, speriamo venga definitivamente affrontata.

“Per quando questi risultati non possono essere ritenuti validi per tutta la categoria dei quadricicli in circolazione, è palese che non essendoci stringenti vincoli legislativi i costruttori se ne infischiano della sicurezza – ha dichiarato Claudio Cangialosi direttore di SicurAUTO.it –. In queste ore stiamo lanciando una petizione online per chiedere alla Commissione Europea di rivedere gli standard di omologazione richiesti dalla legislazione comunitaria e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di procedere all’emanazione di una legge sovranazionale che preveda più elevati standard di sicurezza rispetto alla normativa europea (facoltà permessa agli Stati membri che ne facciano richiesta alla Commissione Europea). Chiediamo inoltre che il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti(CNCU), presso il Ministero dello Sviluppo Economico, si pronunci su questa materia che mette a serio rischio la sicurezza dei consumatori”.

Inoltre i veicoli testati sono omologati per essere guidati con la patente A1 o con la B, ma la loro struttura è piuttosto simile a quella dei quadricicli leggeri, le famose Microcar che si guidano a 14 anni con il patentino (AM) e che i genitori acquistano convinti di dare ai figli più sicurezza rispetto a un ciclomotore. Pertanto anche sulle vetturette dei più giovani vi potrebbero essere i medesimi rischi per la sicurezza e per questo si chiede anche il supporto delle associazioni dei genitori affinché i produttori dei quadricicli e gli organi competenti facciano qualcosa.

Per l’occasione SicurAUTO.it ha creato due diverse campagne:

Job Act, occupazione e il paltò di Napoleone

Questa settimana, la consueta telefonata con Mariano Leone, economista ed esperto di economia internazionale, ha virato decisamente sul Job Act, con una curiosa ma a quanto pare pertinente variatio napoleonica...

D. Finalmente abbiamo un provvedimento finalizzato all’incremento dell’occupazione, cosa  ne pensi? 

R. Non so da dove dovrebbe scaturire l’incremento dell’occupazione. Non ho capito perché ci dovrebbero essere più occupati. Quello che vedo, è un ulteriore passo verso la precarizzazione dei lavoratori, secondo  la formula: meno protezione più lavoro. Con questa formula raggiungeremo la completa occupazione  quando avremo ridotto i lavoratori alla schiavitù.  

D. Vedo che quest'ultimo provvedimento non ti convince.

R. No! Anche se non mi sorprende. Si tratta dell’ultima sequenza  di una  serie di provvedimenti che hanno smantellato tutto il sistema di protezione dei lavoratori. Lo hanno fatto con gradualità  per non farci troppo apprezzare la differenza. Molti di questi provvedimenti hanno avuto anche appoggi sindacali, oltre quelli di una parte della sinistra. Tutti hanno concorso alla demolizione del sistema di  protezioni  dei lavoratori.

Il nostro punto di vista di baresi è particolarmente doloroso. Noi abbiamo avuto, fra i docenti dell’Università di Bari, l’autore dello Statuto dei lavoratori (Gino Giugni, n.d.r.) e abbiamo goduto di una prestigiosa tradizione di studi giuslavoristici. Come stanno demolendo la nostra Costituzione, così hanno continuato la sequenza dei provvedimenti che non hanno incrementato di una unità l’occupazione. In compenso, demoliscono il risultato di decenni  di tutele conquistate per il lavoro. Prima Treu, poila legge Biagi, poi la Fornero. Nessuno si è sottratto alla sua parte di demolizione dei diritti del lavoro. Compresi i sindacati, anche se non tutti.

 D. Ma almeno  tutta questa  precarietà ha portato  più occupati? 

R. Ma manco per niente . Questa idea che, togliendo protezione ai lavoratori si incrementa  la quantità di occupati, è una valutazione  meramente ideologica . Non c’è nessun riscontro empirico tra precarietà ed occupazione. Se così fosse, la schiavitù porterebbe alla  piena occupazione. L’occupazione si crea  solo creando occasioni di lavoro. Banale, vero? L’occupazione si crea con una politica di investimenti  pubblici o privati.  Dove non arriva il privato, deve arrivare il pubblico. Non  c’è bisogno  di scomodare economisti. Si parla a vanvera di innovazione, ma come può produrre innovazione, un lavoratore che vive in precarietà.  

Ci hanno rifilato per decenni la formula  delle piccole aziende  del  Nord Est. Ci hanno raccontato che piccolo è bello. Che il futuro produttivo era nelle piccole aziende del Nord. In totale solitudine ho cercato ripetutamente di dire che le esternalizzazioni  avrebbero avuto un successo limitato nel tempo. Non è possibile pensare ad una struttura industriale che produca le stesse cose e con le stesse modalità per decenni appaltandole all’esterno. L’innovazione avrebbe messo fuori mercato queste attività relegate all’esterno delle grandi aziende e solo le grandi aziende avrebbero potuto dedicare risorse professionali ed economiche all’innovazione.  

D. Ma il costo del lavoro, la globalizzazione, la concorrenza, l ‘austerity? 

R. Sono tutte obiezioni ideologiche. Puoi schiavizzare  al  massimo  i lavoratori  e contrarre le loro  retribuzioni, ma chi va ai supermercati sono le stesse persone  ai quali fai mancare il reddito. In relazione alla globalizzazione o al costo del lavoro che ci renderebbe meno concorrenziali, la contraddizione  la leggiamo  nei conti con l’estero della Germania, per esempio. Lavoratori  tedeschi  più pagati,  più costosi e più protetti  vendono anche in Italia  prodotti ad alta innovazione e redditività. Se noi in Italia continuiamo con i nostri tecnici, i nostri laureati a far produrre  a mano posate di legno o ad occuparli in Call Center avremo prodotti  on scarso valore aggiunto. Se costruiamo  Ferrari il costo del lavoro verrà assorbito dal valore dell’innovazione tecnologica e dal conseguente valore aggiunto  del prodotto. Nel cucchiaio di legno il costo del lavoro sarà il 99% del valore  della posata , nella Ferrari sarà il 5%.

Se aggiungiamo che ai nostri lavoratori diamo redditi da fame, questi non potranno comprarsi una casa o semplicemente non potranno andare la supermercato. Siccome ai supermercati non vanno i miliardari , anche i supermercati saranno in contrazione economica. Non ho neppure voglia di ricorrere agli economisti  classici o e alla loro teorie tendenti alla piena occupazione come fine da raggiungere. Sembra che questa tendenza sia rimasta solo negli studi accademici. Mi  sembra così banale  continuare  a spiegare che se continuiamo con l’austerity continueremo a contrarre la nostra economia. Sono anche stanco di  studi empirici che confermano questa tendenza.   

D. Ma almeno raggiungeremo l’obiettivo del contenimento del deficit come prescritto  dall’indirizzo europeo? 

R. Oltre ad essere fallace, questa politica non soddisferà l’impegno del contenimento del deficit. Quello  0,8% di striminzita previsione di crescita  del Pil,  se ne andrà a farsi benedire portandosi dietro quella stupenda teorizzazione che hanno chiamato “austerità espansiva” che si sta rilevando solo quello che è: un ossimoro 

D. E l’effetto degli 80 euro? 

R. Per questi 80 Euro promessi  aspetto di vedere  in quale  incremento di costi di servizi  li dovremmo ritrovare. Li vedo sempre più assomigliare al cappotto di Totò. In Miseria e Nobiltà, quando  il cappotto doveva essere portato al monte dei pegni,  viene formulata  la lista delle cose da comprare.: "Un fiasco di vino, provalo se lo senti  frizzante, compralo se no desisti. Le mozzarelle, prendine una, tienila tra le dita se esce il liquido prendila, se no, desisti. La pasta,  di Gragnano mi raccomando, se no desisti. Poi le uova,12 uova, mi raccomando fresche , prendi l’uovo, scuotilo vicino all’orecchio se è fresco e non   sbatte  lo prendi,  se no  desisti. Si, poi due sigari, uno per te e uno per me".

Al che Totò: ma questo è il paltò di Napoleone?  

Economia: l'80% delle famiglie sono instabili

Il protrarsi della crisi, la mancanza di lavoro, il peso delle tasse continuano ad alimentare lo stato di forte difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che, rispetto alla propria situazione economica e alla propria capacità di spesa, avvertono nella maggior parte dei casi - quasi l'80 per cento - una sensazione di precarietà e instabilità; solo un quinto delle famiglie ritiene, invece, di essere in una condizione di solidità.

Del resto, nonostante il miglioramento del clima di fiducia - il primo dal 2011 ad oggi - l'incertezza è il sentimento prevalente con una quota di quasi il 40 per cento delle famiglie che vivono adottando un comportamento di attendismo, in attesa dell'evolversi degli eventi.

È quanto emerge dall'Outlook Confcommercio-Censis su consumi e clima di fiducia per il primo semestre 2014.

È ipotizzabile che il leggero miglioramento del clima di fiducia sia stato favorito dal cambio del quadro politico a marzo. A conferma di ciò, il "capitale" di fiducia di cui sembra godere il Governo guidato attualmente da Matteo Renzi risulta consistente: ben il 66 per cento del campione ritiene, infatti, che il Governo sia in grado di far superare al Paese la lunga fase di crisi economica, mentre poco meno di un quarto è convinto che non ci riuscirà, anche se a causa della gravità della crisi e non per inadeguatezza dell'esecutivo.

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Decaro: io o Olivieri
Martedì, 07 Gennaio 2014
Non si conosce ancora la decisione dell'onorevole... Read More...

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