testaa_web_pdo_5rosso.jpg
teaser_1_si_cambia_980x89.jpg

Job Act, occupazione e il paltò di Napoleone

Questa settimana, la consueta telefonata con Mariano Leone, economista ed esperto di economia internazionale, ha virato decisamente sul Job Act, con una curiosa ma a quanto pare pertinente variatio napoleonica...

D. Finalmente abbiamo un provvedimento finalizzato all’incremento dell’occupazione, cosa  ne pensi? 

R. Non so da dove dovrebbe scaturire l’incremento dell’occupazione. Non ho capito perché ci dovrebbero essere più occupati. Quello che vedo, è un ulteriore passo verso la precarizzazione dei lavoratori, secondo  la formula: meno protezione più lavoro. Con questa formula raggiungeremo la completa occupazione  quando avremo ridotto i lavoratori alla schiavitù.  

D. Vedo che quest'ultimo provvedimento non ti convince.

R. No! Anche se non mi sorprende. Si tratta dell’ultima sequenza  di una  serie di provvedimenti che hanno smantellato tutto il sistema di protezione dei lavoratori. Lo hanno fatto con gradualità  per non farci troppo apprezzare la differenza. Molti di questi provvedimenti hanno avuto anche appoggi sindacali, oltre quelli di una parte della sinistra. Tutti hanno concorso alla demolizione del sistema di  protezioni  dei lavoratori.

Il nostro punto di vista di baresi è particolarmente doloroso. Noi abbiamo avuto, fra i docenti dell’Università di Bari, l’autore dello Statuto dei lavoratori (Gino Giugni, n.d.r.) e abbiamo goduto di una prestigiosa tradizione di studi giuslavoristici. Come stanno demolendo la nostra Costituzione, così hanno continuato la sequenza dei provvedimenti che non hanno incrementato di una unità l’occupazione. In compenso, demoliscono il risultato di decenni  di tutele conquistate per il lavoro. Prima Treu, poila legge Biagi, poi la Fornero. Nessuno si è sottratto alla sua parte di demolizione dei diritti del lavoro. Compresi i sindacati, anche se non tutti.

 D. Ma almeno  tutta questa  precarietà ha portato  più occupati? 

R. Ma manco per niente . Questa idea che, togliendo protezione ai lavoratori si incrementa  la quantità di occupati, è una valutazione  meramente ideologica . Non c’è nessun riscontro empirico tra precarietà ed occupazione. Se così fosse, la schiavitù porterebbe alla  piena occupazione. L’occupazione si crea  solo creando occasioni di lavoro. Banale, vero? L’occupazione si crea con una politica di investimenti  pubblici o privati.  Dove non arriva il privato, deve arrivare il pubblico. Non  c’è bisogno  di scomodare economisti. Si parla a vanvera di innovazione, ma come può produrre innovazione, un lavoratore che vive in precarietà.  

Ci hanno rifilato per decenni la formula  delle piccole aziende  del  Nord Est. Ci hanno raccontato che piccolo è bello. Che il futuro produttivo era nelle piccole aziende del Nord. In totale solitudine ho cercato ripetutamente di dire che le esternalizzazioni  avrebbero avuto un successo limitato nel tempo. Non è possibile pensare ad una struttura industriale che produca le stesse cose e con le stesse modalità per decenni appaltandole all’esterno. L’innovazione avrebbe messo fuori mercato queste attività relegate all’esterno delle grandi aziende e solo le grandi aziende avrebbero potuto dedicare risorse professionali ed economiche all’innovazione.  

D. Ma il costo del lavoro, la globalizzazione, la concorrenza, l ‘austerity? 

R. Sono tutte obiezioni ideologiche. Puoi schiavizzare  al  massimo  i lavoratori  e contrarre le loro  retribuzioni, ma chi va ai supermercati sono le stesse persone  ai quali fai mancare il reddito. In relazione alla globalizzazione o al costo del lavoro che ci renderebbe meno concorrenziali, la contraddizione  la leggiamo  nei conti con l’estero della Germania, per esempio. Lavoratori  tedeschi  più pagati,  più costosi e più protetti  vendono anche in Italia  prodotti ad alta innovazione e redditività. Se noi in Italia continuiamo con i nostri tecnici, i nostri laureati a far produrre  a mano posate di legno o ad occuparli in Call Center avremo prodotti  on scarso valore aggiunto. Se costruiamo  Ferrari il costo del lavoro verrà assorbito dal valore dell’innovazione tecnologica e dal conseguente valore aggiunto  del prodotto. Nel cucchiaio di legno il costo del lavoro sarà il 99% del valore  della posata , nella Ferrari sarà il 5%.

Se aggiungiamo che ai nostri lavoratori diamo redditi da fame, questi non potranno comprarsi una casa o semplicemente non potranno andare la supermercato. Siccome ai supermercati non vanno i miliardari , anche i supermercati saranno in contrazione economica. Non ho neppure voglia di ricorrere agli economisti  classici o e alla loro teorie tendenti alla piena occupazione come fine da raggiungere. Sembra che questa tendenza sia rimasta solo negli studi accademici. Mi  sembra così banale  continuare  a spiegare che se continuiamo con l’austerity continueremo a contrarre la nostra economia. Sono anche stanco di  studi empirici che confermano questa tendenza.   

D. Ma almeno raggiungeremo l’obiettivo del contenimento del deficit come prescritto  dall’indirizzo europeo? 

R. Oltre ad essere fallace, questa politica non soddisferà l’impegno del contenimento del deficit. Quello  0,8% di striminzita previsione di crescita  del Pil,  se ne andrà a farsi benedire portandosi dietro quella stupenda teorizzazione che hanno chiamato “austerità espansiva” che si sta rilevando solo quello che è: un ossimoro 

D. E l’effetto degli 80 euro? 

R. Per questi 80 Euro promessi  aspetto di vedere  in quale  incremento di costi di servizi  li dovremmo ritrovare. Li vedo sempre più assomigliare al cappotto di Totò. In Miseria e Nobiltà, quando  il cappotto doveva essere portato al monte dei pegni,  viene formulata  la lista delle cose da comprare.: "Un fiasco di vino, provalo se lo senti  frizzante, compralo se no desisti. Le mozzarelle, prendine una, tienila tra le dita se esce il liquido prendila, se no, desisti. La pasta,  di Gragnano mi raccomando, se no desisti. Poi le uova,12 uova, mi raccomando fresche , prendi l’uovo, scuotilo vicino all’orecchio se è fresco e non   sbatte  lo prendi,  se no  desisti. Si, poi due sigari, uno per te e uno per me".

Al che Totò: ma questo è il paltò di Napoleone?  

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
Newsletter



IMAGE
IMAGE
Decaro: io o Olivieri
Martedì, 07 Gennaio 2014
Non si conosce ancora la decisione dell'onorevole... Read More...

Locations

  • Redazione - Via Abate Gimma, 163 - Bari
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • 084 - 5213360

Puglia d'oggi per il Sociale

Has no content to show!

Style Setting

Fonts

Layouts( inner pages )

Direction

Template Widths

px  %

px  %