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Grillo e il termometro dei malesseri della politica

 

Ha vinto Beppe Grillo. È l'unico vincitore delle elezioni politiche del febbraio 2013. Chi può negarlo? Chi, forse, si aspettava più del 25% dalle 5 Stelle? Gli altri, tutti, hanno perso.

Hanno perso gli 'smacchiatori di giaguaro', hanno perso i nani e chi, con la bacchetta magica, voleva diminuire l'Imu, salvo poi dimenticarsi clamorosamente che nel sostenere il governo Monti, essi stessi approvato la tassazione sugli immobili! Anche sulla prima casa.

Ma perché ha vinto Grillo? Quale la marcia in più del comico genovese e del suo Movimento?

Come è stato detto, Grillo rappresenta il termometro ad una febbre italiana che annuncia una malattia, quella del tessuto politico nazionale che contagia l'opinione pubblica italiana, creando uno scollamento tra cittadinanza e Politica. Una brutta malattia che chiunque sapeva affettasse il 'corpo elettorale' italiano.

Nulla è stato fatto.

Non è stata cambiata la legge elettorale. Non è stata varata una nuova legge elettorale (diversa dalla porcata del Porcellum).

Medicina prescritta, ma non assunta: la nuova legge elettorale, che magari avrebbe consentito, oggi con questi risultati e a urne chiuse) la governabilità ad un Paese che, istituzionalmente deve ed è tenuto a far sì che i suoi meccanismi continuino ad andare avanti.

Ma… tutto ciò non basta ancora.

All'italiano, soprattutto a quel 30 % che non è andato a votare di certe cose (la governabilità e un possibile inceppamento del meccanismo istituzionale) non gli importa nulla.

Medicina prescitta, ma non assunta, quella di una nuova legge elettorale, per una situazione che, nei fatti, potrebbe non consentire di arrivare ad un governo con le mani libere di curare i mali veri del Paese, quei mali che fanno salire la febbre: l'occupazione (leggi disoccupazione), le troppe tasse (Pd +L e -L hanno contribuito all'attuale tassazione), la mancanza di sviluppo economico, l’assenza di ricerca scientifica, l’evasione fiscale, la corruzione…

Corruzione. Già.

Avremo il bell'esempio dei grillini che si ridurranno notevolmente i compensi (se seguiranno l'esempio dei loro colleghi eletti al parlamentino siciliano) ma ciò - parliamoci chiaro - non basta.

Il punto cruciale è la lotta alla corruzione. Lo dice la Corte dei Conti - Lombardia.

Nulla ci fa pensare, ma il giochino del post-pensiero politico è poco più di una riflessione personale, che se al posto di Bersani vi fosse stato Renzi il risultato in casa 'smacchiare il giaguaro' sarebbe stato differente, ma non a tal punto da stravolgere e modificare il voto del Senato. Il centro-sinistra non avrebbe (sic stantibus rebus - dati elettorali) avuto un dato differente al Senato. Avremmo avuto comunque un ramo caro al Pdl e l'altro al Pd.

E avremmo avuto qualche rottamato in più a sinistra a casa.

In casa Pdl, invece, i rottamati al contrario sono in crescita e costituiscono la 'fortuna' del cavaliere.

Ma continuiamo a parlare dei vincitori. E del perché hanno vinto.

Grillo vince nonostante rigetta la Tv.

Grillo vince perché sa rivolgersi alla gente comune.

Grillo vince perché riesce a polarizzare attorno a sé non personaggi già eletti che possano essere garanzia per chi investe su di loro per un futuro più roseo (parlando di percentuali di voti), ma perché sa prediligere le piazze alla Tv.

Certo quelle forze politiche che hanno saputo finora sfruttare la Tv (fin troppo) troveranno all'inizio le piazze vuote. Rimane comunque sempre il problema di chi la televisione la ha.

Ma qui il punto è annoso. Quanti hanno da sempre parlato di una legge sul conflitto di interessi?

Invece di smacchiare i giaguari si inizi a pensare ad una legge sul conflitto di interessi!

Ed in ultimo le liste.

Le liste di chi ha avuto eletti.

Sono liste fatte di personaggi noti o più o meno noti. Amici di amici. Figliocci di 'padrini'. Tranne in un caso.

Tranne nel caso di chi ha vinto queste elezioni. Grillo.

Ho scorso le foto dei nuovi rappresentanti al Parlamento. Nessuno di loro 'ha il volto da Parlamentare'. Nessuno di loro sembra essere coniato per il Parlamento.

Gente 'normale'. Figli di lavoratori. Lavoratori. Giovani.

Un ascensore politico che ha consentito a cittadini comuni di poter essere non solo elettori passivi, ma anche attivi ed eleggibili.

L'Italia è stanca di un partitismo che alle spalle non ha più un partito se non di plastica e che genera personaggi amici di quello o questo ministro o ex ministro o big o presunto big.

Il messaggio del Popolo italiano che ha premiato il vincitore Grillo è chiaro.

Il termometro segna un febbrone da cavallo. O i partiti tradizionali si impegnano a cambiare, ma per davvero, ed a trovare nuove strade trasformando l’impianto politico complessivo del nostro Stato, oppure la prossima volta l'alta temperatura potrebbe arrivare a livelli oggi inimmaginabili.

di Salvatore Tassari

Scritto da Redazione
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