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Italia, numeri in controtendenza

Berlusconi è tornato al '94. Bersani ha vinto l'offerta "conquista un seggio e ne avrai uno gratis". Monti l'ha spuntata ma ormai è costretto all'angolino. Grillo è un fenomeno straordinario, ma la sua debolezza futura risiede proprio nei suoi punti di forza attuali. Vediamo il perchè.

Giornalisti e commentatori hanno parlato di miracolo berlusconiano, ma la verità è che anche lui ha pagato il prezzo dell'anti-partitismo all'italiana. Oggi come nel '94 il suo partito ha convinto poco più del 20% dell'elettorato. Se prima era atterrato sulla scena politica da una manciata di mesi, adesso ha deciso di ritornare da protagonista appena un mese prima del voto. Come? Comunicazione, con la voce, con il corpo, con le parole. In questo è il più bravo, senza dubbio. Il problema è che Berlusconi, in questi vent'anni, si era abituato a ben altri numeri e con lui anche la Lega Nord. Ad oggi questo strano strano binomio si ritrova con 8 milioni di elettori in meno rispetto al 2008 e quindi, in parole povere, sia LN che PdL hanno perso un elettore su due. La defezione è correlata alla delusione.
 
Bersani, alla Camera, ha il 54,8% dei seggi, includendo quelli della circoscrizione estero, pur avendo ricevuto solo il 29,5% dei voti. La distorsione nella rappresentanza parlamentare è pari a 25 punti%, ciò vuol che, a mo' di spot pubblicitario, "paghi uno e prendi due". Il PD ha preso il 25% e, piccola curiosità, questa era la percentuale prevista dai sondaggi nel settembre dell'anno scorso ed inoltre, giusto per ricordarlo, è di gran lunga inferiore rispetto al 33% conquistato da Veltroni quando, nel 2008, perse. La defezione, in questo caso, è di tre milioni e mezzo di elettori e, come viene ripetuto spesso in questi giorni, la sinistra identitaria non ce l'ha fatta nemmeno contro una destra divisa. Ha perso in Puglia, roccaforte di Sel, ha perso in Campania, presidio di D'Alema ed ha perso anche in Calabria, una di quelle regioni che veniva da sempre considerata rossa. La presidenza di Camera e Senato però appartengono a loro. La legge elettorale premia. 
 
Monti ha sottovalutato Grillo e Berlusconi, ha sopravvalutato l'appoggio degli altri esponenti europei ed ha creduto troppo in quei sondaggisti che la sera del 25 febbraio avevano capito di aver fatto male il loro mestiere. Ha superato la fatidica soglia dell'8% ma non in regioni come il Lazio e la Sicilia. Alcuni dati rimangono comunque invariati: al nord e nei piccoli comuni prevale sempre la destra -il 70% degli italiani abitano in comuni sotto i 100.000 abitanti- mentre la sinistra è più forte nelle città. 
 
Infine Grillo. Il suo successo è stato inaspettato anche per coloro che hanno costruito il movimento. Nessuno prospettava che questo fenomeno riuscisse a battere i numeri ottenuti dalla novità berlusconiana del '94. E' definibile come movimento pigliatutto ed interclassista. Il suo appeal ha colpito anche coloro che vengono definiti come "classici elettori" di destra o di sinistra: ha preso voti tra lavoratori indipendenti ed imprenditori ed è riuscito ad accaparrare più voti del PD tra impiegati ed insegnati. Questa è la motivazione che ha portato 108 deputati e 56 senatori grillini in parlamento. Ma come andrà a finire? Il pastore Grillo riuscirà a mantenere il gregge compatto? Il primo banco di prova sono state proprio le elezioni delle presidenze delle camere ed un primo segnale di sfaldamento già c'è stato. Oltretutto chissà se tra qualche anno, se la vecchia politica si farà da parte, il M5S verrà ricordato semplicemente come una bolla speculativa che ha colto di sorpresa l'Italia.
Scritto da Sveva Biocca
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