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Dieci saggi: soluzione o stasi?

Dieci saggi per 10 giorni. 10 giorni per riformare l'Italia. Altro che l'Everest, questi sherpa hanno un gran da fare. La scalata prevede un'accurata conoscenza del territorio ed un intrinseco adattamento genetico alle operazioni ad alta quota e difficilmente affrontabili. Altro che "fatica nella nebbia", arrivati a questo punto si parla proprio di mancanza di ossigeno. 

Il territorio del Belpaese, si sa, è dei più vari. 

Da una parte il PD con un ritrovato Renzi che gioca  fare il laburista. Sconfitto alle primarie, torna nella sua Firenze con l'amaro in bocca. Il tempo di riprendersi e fa qualche comparsa qui e la. Sostiene il suo ex competitor e si dice pronto ad avere una parte da attore non protagonista. Berlusconi diventa guerriero ed insegue al galoppo il PD. Bersani, impaurito, nella tranche finale richiama in scena il rottamatore sperando di accaparrare qualche voto renziano ma poi si sa come è andata a finire.

E' Pasqua e Renzi risorge. I giornali parlano nuovamente di due linee nel piddì e Renzi si riprende la sua parte da protagonista forse sperando in un incarico a lui assegnato. Parla nuovamente di primarie; reagisce malamente alla decisone di Napolitano sui 10 saggi: "Stiamo perdendo tempo"; va da Maria de Filippi, in stile "all black".

Quest'ultima trovata, discutibile da molti, non è stata dopotutto una malvagia idea: la campagna elettorale -o comunque delle primarie- è ricominciata e perchè non accaparrare una fetta di elettorato che i partiti di sinistra hanno sempre trascurato? Perchè non citare il "new labour" blairiano per cercare di spostare il proprio partito "a destra"?

Bersani, dopo aver fallito in diretta streaming nei nuovi studi di Ballarò, cerca almeno di tenere uniti i suoi e di cercare un "presidentissimo" ergo: un Presidente della Repubblica di larghe intese.

Dall'altra parte c'è Berlusconi. Tra un processo e l'altro sembra che la sua ossessione più grande sia un'intesa piddì-movimento pentastellato che negherebbe una rappresentanza della destra almeno al Quirinale. Non è d'accordo sul nome di Quagliariello né tantomeno sulle due squadre di "lavoro forzato" messe in piedi da Napolitano, "Quando in Italia non si sa che fare, si fa un tavolo che puntualmente non approda in nulla."

I suoi fedeli seguaci, Letta, Alfano, Lupi e Schifani, cercano di calmarlo ma non c'è nulla da fare: "Non ho fiducia che questa cosa serva a qualcosa, anzi ho grossi dubbi". Intanto la Carfagna dissenta e appoggia la Bonino alla presidenza della repubblica. D'altronde come sbagliarsi, il nome dell'esponente radicale è tra i favoriti ogni sette anni. Tante cadidation all'oscar ma nessuna statuetta.

Da un'altra parte ancora -di certo non nel centro- c'è beppegrillo.it, "gli esclusi dal golpe". Ci sono volute 48 ore per mettersi d'accordo su come prendere la decisione di Napolitano. Prima Crimi, capogruppo e portavoce al Senato, definisce un governo Bersani, la stessa ipotesi che ha deriso in diretta streaming pochi giorni prima, migliore di quello ancora in carica capitanano da Monti. Ma Grillo redarguisce e corregge: "No a governi partitici o pseudotecnici" ed in rete Crimi è già "Vito lo smentito." Le defezioni al M5S sono a quota 2 e proprio oggi sono arrivate dichiarazioni di grillini pubblicate sul web con la conditio sine qua non non vengano fatti i loro nomi. 

Infine il centro di Monti. Per l'occasione sarebbe opportuno adattare il detto: tra i tre litiganti il terzo gode. Ha ricevuto la percentuale di voti più bassa di tutte e tre le grandi minoranze in gioco, eppure è ancora li. Ma d'altronde che ci può fare? L'azzuffa per fargli le scarpe sembra essere ancora lunga. 

10 saggi per dieci giorni. Il countdown segna -7, come andrà a finire? La soluzione si avvicina o, come a Monopoli, ripasseremo dal via ma senza neppure vincere 1000 lire?

Scritto da Sveva Biocca
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