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Governissimo si o no. Ma chi lo vuole?

La stanza dei bottoni ha premuto pausa. Attende, prende tempo, perde tempo e tra una seduta e l'altra ripassa ad alta voce perfino la Costituzione. L'impressione è quella di essere sospesi tra una fine in caduta libera o un inizio di gradoni alti un metro. 

Bersani e il PD avevano preso una pausa di riflessione. Il loro rapporto sembrava incrinato, spento; quegli irripetibili primi mesi di unione erano solo una sorta di idillio memorabile. I 5 stelle hanno attaccato e lui non ha reagito. Il Presidente della Repubblica lo ha chiamato alla cattedra, ma lui è tornato a mani vuote. A quel punto Renzi e la sua combriccola già pensavano ad un nuovo camper in giro per l'Italia, a nuove sfide a nuove elezioni. 

Berlusconi e il PdL una pausa di riflessione non possono prenderla poiché sono talmente inseparabili da risultare praticamente la stessa cosa -oltretutto questo genere di separazioni al Cavaliere non convengono-. Galvanizzato dai sondaggi, Berlusconi vuole a tutti i costi un voto a giugno e stende un tappeto rosso al PD: toglimi tutto, presidenza di camera e senato, presidenza del consiglio e dicasteri ministeriali, ma non il -mio- Presidente della Repubblica. 

Bersani tentenna. Accettare significherebbe rinnegare le sue origini, rifiutare vorrebbe dire perdere definitivamente una parte del suo partito e dell'elettorato. 

Insomma destra e sinistra si incontrano. La prima ci spera ed evoca una Grosse Koalition alla tedesca, la seconda tira fuori la mano, ma poi la tira indietro e dice: "No al governissimo". 

Ma non è solo Berlusconi a tifare per un governo a larghe intese. Napolitano è stanco, il semestre bianco è stato quello più arduo dall'inizio del suo mandato. Diciamoci la verità: le ha provate tutte. L'incarico a Bersani, colpito, le consultazioni direttamente da lui svolte, affondato, la trovata dei dieci saggi -a proposito, che fine hanno fatto?- sconfitto. Giorgio Napolitano le ha provate tutte ma la casta sembra poco malleabile. L'unica soluzione, quindi, sembra proprio essere il governissimo e allora, in attesa del pensionamento, torna indietro di 37 anni, quando militava nel PCI ed insieme ad Andreotti portava avanti il governo di solidarietà nazionale, ed invoca quel "coraggio" per portare avanti un governissimo. 

Ma tra poco il Re Napolitano uscirà di scena. La prima votazione per il suo successore avverrà il prossimo 18 aprile. I votanti saranno 1007: deputati, senatori ed anche delegati regionali che accorreranno numerosi da ogni angolo dello stivale. Tutti insieme appassionatamente. Altro che "tutto il resto è noia", l'Italia non stanca mai.

Scritto da Sveva Biocca
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