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Settimana della vaccinazione, i dati dell'OMS

In trecento anni di storia, da quando lady Wortley Montague, moglie dell’ambasciatore britannico in Turchia, osservò che i turchi utilizzavano croste di vaiolo per immunizzare le persone sane, i vaccini hanno fatto molta strada, e oggi sono tre milioni le persone che ogni anno devono la vita a un’iniezione, ma ancora molto lavoro si deve aggiungere a quello fatto dai vari Jenner e Pasteur di tutto il mondo per riuscire a debellare anche le malattie che sarebbero prevenibili. Lo ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che anche quest’anno ha lanciato in contemporanea in tutto il mondo, Europa compresa, la “Settimana dell’immunizzazione”.

Che ci sia ancora molto da fare lo testimoniano le cifre fornite dall’agenzia dell’Onu: sono tre milioni le vite salvate ogni anno nel mondo, un traguardo eccezionale, ma ci sono altrettante vite che invece vengono perse per malattie che si potrebbero prevenire con un’iniezione, e quasi la metà sono bambini. L’85% delle 1,4 milioni di morti annuali prevenibili sotto i 5 anni di età è dovuto infatti a pertosse, morbillo e al batterio Haemophilus influentiae, per cui i vaccini esistono da anni.

Il problema, avverte la sezione europea dell’Oms, non riguarda solo i paesi in via di sviluppo: “In ogni paese d’Europa ci sono gruppi che non vengono vaccinati e rimangono suscettibili di malattie – avverte un comunicato dell’Oms Europea – come dimostrano le recenti epidemie di morbillo in Germania, Francia, Italia e Spagna. Inoltre molte persone non conoscono l’importanza dei vaccini, o tendono a sottostimarla perche’ non hanno visto gli effetti delle malattie che prevengono”.

Durante la settimana tra il 23 e il 30 aprile in 52 paesi della regione europea dell’Oms si terranno iniziative per la sensibilizzazione sulla vaccinazione, che quest’anno ha come testimonial il calciatore Ronaldinho protagonista di uno spot che invita i genitori a vaccinare i figli per farli essere “dei veri campioni”.

Il messaggio è valido anche in Italia, dove la situazione è composita e tutt’altro che ottimale: “Sul fronte delle vaccinazioni obbligatorie siamo tra i paesi più avanzati al mondo – spiega Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene dell’università Cattolica di Roma – mentre per le raccomandate si hanno alcune Regioni come Veneto, Toscana e Puglia che sono all’avanguardia, mentre altre, non necessariamente al Sud, non riescono ad organizzarsi anche quando ci sono dei fondi specifici. Bisogna dire inoltre che il piano nazionale per le vaccinazioni è fermo al 2007, ora ne è stato approvato finalmente uno nuovo e si spera che le Regioni facciano di tutto per applicarlo al meglio”.

Oltre al già citato morbillo, di cui ancora si registrano focolai nel nostro paese, l’esperto cita altre sfide per il futuro: “Abbiamo pianificato l’introduzione dei vaccini contro il meningococco C, lo penumococco e la varicella, oltre al raggiungimento del 95% di copertura per le ragazze contro l’Hpv – spiega Ricciardi – speriamo che venga applicato perché i costi sono irrisori se paragonati ai vantaggi”.

Si celebra in questi giorni la Settimana Europea delle Vaccinazioni. I vaccini salvano tre milioni di persone l’anno e se venissero utilizzate tutte le vaccinazioni oggi disponibili, si potrebbero registrare un milione e mezzo di decessi di bambini in meno all’anno. Secondo i dati dell’Oms quasi il 40% di queste morti è dovuto al morbillo. L’Europa aveva previsto la scomparsa di questa malattia nel 2015, ma sta tornando a diffondersi a causa di un rallentamento sul fronte delle vaccinazioni. Tra il 1997 e il 2009 i casi di morbillo si erano ridotti del 96,5%, mentre dal 2009 al 2011 sono risaliti del 455%, tornando da 7mila a 37mila.

L’Italia in questo campo è fra i peggiori in Europa: tra il 2010 e il 2012 ci sono stati più di 8 mila casi di morbillo. Stessa situazione per la rosolia, che colpisce ancora decine di donne in gravidanza, con il rischio di gravi malformazioni nel feto. Le donne non vaccinate o non immuni in seguito alla malattia, dovrebbero sottoporsi prima del concepimento, ad una ricerca degli anticorpi antirosolia ed eventualmente alla vaccinazione. Il test è offerto gratuitamente.

Scritto da Redazione
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