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Governo: 56 giorni per scegliere Letta

Riassumiamo velocemente. Il 24 e 25 febbraio abbiamo votato per le politiche con il seguente, approssimativo, risultato: 25% Grillo, 25% PD, 25% PdL, 25% partito dell'astensionismo, ergo, nessuno ha vinto.

Napolitano incarica Bersani per la formazione di un governo. Il segretario del PD consulta i partiti ma non esulta ed alza bandiera bianca. Allora il capo dello Stato si rimbocca le maniche, chiede ai partiti la disponibilità, ma questi bisticciano e girano il viso dall'altra parte.

Il tempo passa ed è tempo di eleggere un nuovo coinquilino del Quirinale. La questione del governo viene lasciata da parte e le quirinarie diventano il tormentone. Bindi, Gabanelli, Rodotà, Prodi, Marino, Amato e D'Alema: chi più chi meno ognuno ha avuto il suo momento di esposizione mediatica nel quale ha creduto di poter fare le valigie in direzione colle Quirinale. Ma il vero outsider è un altro: Re Giorgio.

A 87 anni torna a Montecitorio, giura nuovamente e si gode plausi ed emozione del Parlamento e dell'Italia.

Gli onorevoli pentastellati non applaudono, ma almeno fanno lo sforzo di alzarsi in piedi. Forse dopo aver da poco imparato come si elegge un Presidente della Repubblica, adesso potrebbero anche ascoltare i discorsi dei precedenti capi di Stato e capire l'importanza delle parole che Napolitano, in questo rinnovato insediamento, ha usato.

C'è da dire, comunque, che dopo 56 giorni ci ritrovavamo come prima. Capo dello Stato e risultati elettorali sono immutati, ma adesso, in 48 ore, siamo riusciti ad avere un nuovo premier. Pd e PdL hanno fatto pace ed Enrico Letta l'ha spuntata su tutti, soprattutto sul "Signor Sottile".

Amato, infatti, avrebbe avuto un bel regalino per il compleanno, - 13 maggio prossimo- ma si è preferita una matricola. Con il beneplacito di Bersani ed il via libera di Berlusconi - il quale si sa, con i Letta va d'accordo- il pisano la spunta anche su Renzi. Le domande ora sorgono spontanee.

Governo di larghe intese o monocolore? Il PdL accetterà anche quest'ultima soluzione? Il M5S ancora crede di poter appellarsi al modello siciliano? Ma sopratutto, che fine farà il PD? Bersani ha gettato la spugna, l'alto numero di franchi tiratori puntati fuori nel corso dell'elezione del Capo dello Stato, ha fatto intuire il clima interno al piddì, Renzi torna a fare campagna elettorale, ma senza un appoggio unanime del partito. Il peggio deve ancora venire e d'altronde lo ha dichiarato anche Letta successivamente alla sua accettazione dell'incarico: "un peso più grande di quanto le mie spalle possano sopportare".

Forse non una delle migliori frasi per iniziare il lavoro ma siamo fiduciosi. Dobbiamo, non abbiamo alternative.

"La politica per valere deve lasciare un segno tangibile da consegnare alla storia". Che possa essere oggi il ricordo di Teodoro Buontempo, l'esempio che riesca ad unire tutti, "camerati" o "compagni", nei confronti di un politica combattente, popolare, instancabile, fattiva, partitica.

Scritto da Sveva Biocca
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