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Festival di Cannes e governo Letta simili, ecco il perché

E' ricominciato il Festival di Cannes e con lui la presentazione delle giurie, le proiezioni, le aspettative, le conferenze stampa. Dopo 66 edizioni quella piccola cittadina francese, continua a vivere il suo annuale momento di gloria, protetta da una bolla -spettacolare- che non può e non deve essere intaccata per la buona riuscita del Festival. Sorrisi, sguardi d'intesa, visi soddisfatti per il lavoro svolto. L'angoscia, la crisi, l'Imu, l'Ires, la Tarsu, lo Spread and Co. per 11 giorni hanno obbligo di fermata alle porte della cittadina.

La proporzione è la seguente: il Festival sta al neo governo Letta, come tutto ciò che resta al di fuori di Cannes sta al Parlamento italiano. 

Il nuovo esecutivo si presenta, illustra le proprie intenzioni, crea aspettativa, fa le conferenze stampa e non può e non deve essere intaccato dal marasma parlamentare. Vive in una bolla -necessaria- di sapone che, se cadesse a terra, farebbe scivolare tutti ai confini del mondo, che, badate bene, non sono le terre di Papa Francesco, ma quelle del baratro. 

Il governo deve reggere. Anche se il PD deve ancora ritrovare sé stesso; anche se il PdL sembra concentrarsi solo sulle trasferte in tribunale di Berlusconi; anche se Grillo persevera nel fare il maestro delle elementari a scolaretti in giacca a cravatta. Invece di tornare indietro, per la legge elettorale riproponendo il Mattarelum, per la legge sulle intercettazioni rilanciando la versione Alfano; invece di parlare di ius soli senza fare nessun riferimento ai fatti di Milano; invece di sperare in un'affermazione totale per poi bisticciare sulla diaria, il governo di larga coalizione deve avere il coraggio di non cedere alla minestra riscaldata. Come? Facendo spogliatoio, trasferte, raduni notturni, pomeridiani, chissenefrega. Basta che lo faccia.

Apro e chiudo con la Francia, ma adesso parlando di quello c'è fuori Cannes. Se prima la facevano da padroni, adesso anche i cugini oltralpe sono ufficialmente in recessione. Per il secondo trimestre consecutivo il PIL è in calo dello 0,2%. Consumi, esportazioni, investimenti delle imprese diminuiscono e la disoccupazione aumenta. Hollande, all'Eliseo da poco più di un anno, segna consensi ai minimi storici e attacca la ricetta made in Germany: "E' tutta colpa dell'austerity", ah sì? Non lo sapevamo.

Scritto da Sveva Biocca
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