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Il Parlamento si riscopre tutto-fare

I giochi di palazzo son sempre esistiti, inutile negarlo. Negli uffici del Parlamento, nel Transatlantico, nei bar, a casa dei ministri. Le grandi riforme, e non solo queste, sono patti tra partiti, dentro ai partiti, figuriamoci tra ministri di partiti diversi facenti parte dello stesso governo. Le grandi riforme, o almeno quelle che si spera siano tali, sono continui giochi di pesi e contrappesi, di scaramucce interne, di mosse e contromosse oculate e premeditate. La differenza rispetto a venti, trenta anni fa, è che ora siamo nel mondo dello streaming, degli aggiornamenti in tempo reale, del giornalismo d'assalto "a filo diretto". Qualsiasi proposta di legge viene mediatizzata, qualsiasi commento a riguardo preso come definitivo e messo in una sorta di banca dati da ritirare fuori per ogni evenienza. Ma poi qualcosa dentro al palazzo non va, la proposta non supera l'ultima fase del gioco e, allora, si comincia di nuovo. Avanti il prossimo, anzi la prossima.

E se i mezzi di comunicazione cercano di fare informazione con qualsiasi notizia, anche il governo ci mette del suo. Nel corso dei cinque mesi antecedenti le elezioni, il Parlamento era fermo, aspettava l'ora del giudizio inerme e con una punta di accidia. Adesso deputati e senatori si danno un gran da fare e tutto quello che per mesi è stato oggetto di continui rimandi, adesso è portato avanti con forza. Dal condono edilizio alla legge anti-intercettazione, dai temi sulla giustizia a quelli sull'immigrazione, dal finanziamento pubblico ai partiti alla amata-odiata legge elettorale. Ultima è proprio la proposta del premier Letta che fissa al 40% la soglia minima per accedere al premio di maggioranza. A primo impatto viene da dire che Letta e Alfano sono contenti della loro convivenza e vogliono che anche i loro successori sperimentino questa insolita coabitazione. In realtà, probabilmente, l'intento di questo strano binomio è di incentivare un quasi-bipartitismo o, almeno, bipolarismo. Questa sarebbe l'unica ipotesi politica possibile per il raggiungimento di quella percentuale che, ad oggi, è invece inarrivabile per chiunque e porterebbe, inevitabilmente, ad una nuova fase di proporzionalismo.

Pd e M5S sono in crisi. Il primo assomiglia sempre più alla Dc ed alle sue grandi correnti interne. Da una parte Letta e Franceschini, dall'altra Renzi e D'Alema. Entrambe le squadre vogliono la sopravvivenza del governo ma con obiettivi diversi. Se i primi due una poltrona dentro al palazzo ce l'hanno, il sindaco di Firenze se la sta preparando perché, dando pochi mesi di vita al governo, pensa già alle urne. L'ex candidato alle quirinarie, invece, spera ancora nel Congresso ed in una non riforma dell'apparato democratico. 

La gabbianella ha beccato il gatto ed ora hanno litigato. La giornalista di report non ha risparmiato neppure il M5S ed quindi viene scaricata. L'ultima pensata di Grillo è quindi quella di mettere accanto ai suoi adepti una badante alla comunicazione che aiuti i novellini a districarsi tra le domande dei giornalisti inquisitori. Piccola curiosità: ma durante le interviste questi ipotetici esperti di comunicazione, come faranno a suggerire le risposte ai loro alunni?

Scritto da Sveva Biocca
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