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Pd, adesso o mai più

Sessant'anni fa venne scalata per la prima volta la vetta più alta al mondo, l'Everest. L'accoppiata vincente era composta da uno scalatore neozelandese ed uno sherpa nepalese. I due, buffi da vedere ma determinati nel fare, guardando dall'alto del mondo chi ci aveva provato in precedenza,  si gustarono il panorama per 15 minuti e poi ricominciarono l'impresa: la discesa. 

Gli uomini del piddì, non il PD, ora devono conquistare la loro vetta, perché, avendo vinto il premio dei "meno peggio" alle amministrative, se non lo facessero sarebbero perduti. L'occasione è ghiotta, ancor più di due mesi fa. Le onde dello tsunami hanno perduto in altezza e si sono ridotte ad ondine a tratti presuntuose. Il M5S è calato ovunque, nei ballottaggi è inesistente, a Roma ha preso appena il 12% dando la colpa ad una mancanza di coordinamento tra lo staff nazionale ed i pentastellati romani.

Grillo sdrammatizza, cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno: "Nessun partito a Roma, ai suoi primi passi, ha ottenuto una percentuale così alta". E poi cerca, come sempre, di conquistare la folla lanciando qualche frase accattivante, ma si riduce a parlare di prostata e rapporti sessuali. La novità grillina sta scemando. 

Il PdL arranca, si aggrappa alle liste civiche ed alle macro-coalizioni, ma ottiene risultati mediocri o comunque non soddisfacenti. A Roma Alemanno perde un elettore su due e rompe la regola che vuole favorito il candidato uscente. In due settimane, per spuntarla sul politicante medico, dovrebbe convincere almeno 124.000 elettori cercando di pescare in tre cesti diversi: ex astenuti, ex grillini, ex Marchini. L'impressione generale su queste amministrative è che, non entrando direttamente in gioco Berlusconi, il centrodestra abbia effettivamente perso quello che si era prospettato perdesse nelle politiche di due mesi fa. A livello nazionale un ultrasettantenne è riuscito a riconquistare più elettori in due mesi di quanto non siano riusciti a riprendersi, in mesi di campagna elettorale,  candidati con la metà dei suoi anni. Possibile?

Il PD, insomma, vince nonostante il PD. Mi spiego. I candidati del PD a livello locale, non vincono grazie al simbolo del PD tricolore che si portano dietro, ma, nel caso, grazie alla loro squadra che lavora sul territorio. I candidati del PD a livello locale, non vincono grazie al Letta o all'Epifani di turno, ma, forse, grazie al fatto che gli altri candidati sono andati peggio di loro. Se Alemanno ha perso un elettore su due, Marino, rispetto agli elettori dei suoi predecessori, ne ha persi uno su tre. Meno peggio ma comunque male. 

Diminuiamo lo zoom e guardiamo il PD di Letta e Renzi. Il primo torna a casa con un "bravo più più" firmato Barroso ed il secondo gioca ai tatticismi con i suoi in Parlamento, apre ai grillini -"facciamo le riforme insieme"- e cerca di mettere in guardia Letta sulla mozione Giacchetti riguardante la clausola di salvaguardia anti-Porcellum. 

PD o uomini del PD, chi la spunterà?

Scritto da Sveva Biocca
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