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L’esigenza di una Destra per le nuove generazioni

 

Gentili lettori di Puglia d’Oggi, sono un ragazzo di 25 anni e vi scrivo perché sono di destra, sono stanco e vorrei tornare ad essere fiero della mia comunità, riscoprire veramente cosa significhi essere di destra ed avere come punto di riferimento un movimento unitario capace di conciliare tradizione e innovazione, rispetto del passato e senso del futuro, solide radici dalle quali germoglierà una passione prorompente, un qualcosa che sia in grado di scaldare i cuori degli italiani e di riempire le piazze e soprattutto di (ri)dare certezze ai tanti che, dopo la gloriosa esperienza di Alleanza Nazionale, non hanno più avuto punti di riferimento.

In questi giorni si vedono fiorire svariate iniziative grazie al coraggio di tanti uomini e donne che hanno dedicato la loro vita intera a perseguire un ideale di destra, spesso in contesti difficili si sono trovati a condurre battaglie contro tutto e contro tutti ma l’hanno fatto con coraggio ed umiltà, due valori utili sui quali torneremo a breve. In realtà, i protagonisti di questo progetto non hanno mai smesso di chiedere ad alta voce una destra protagonista per la nostra amata Patria. Ce ne sono moltissimi e io posso ricordarne soltanto alcuni in questa sede, a partire dal direttore di questo giornale, Fabrizio Tatarella, uno dei maggiori interpreti del nuovo movimentismo a destra. Ma vorrei citarne anche altri, come Roberto Menia. È ancora vivo nella mia memoria il suo discorso emozionante al congresso di scioglimento di Alleanza Nazionale, un processo al quale ha cercato di opporsi con tutte le sue forze assieme a pochi altri. Ma anche Adriana Poli Bortone, una donna unica che stimo profondamente e dalla quale mi sono sempre sentito orgogliosamente rappresentato in quanto cittadino leccese. Da giovane militante, qualche anno fa, ebbi il piacere e l’onore di accompagnare la Lady di Ferro del Salento (la senatrice mi concederà la licenza espressiva) in auto da Bologna a Mirabello. Fu un viaggio in cui discutemmo tanto di politica e la senatrice espresse chiaramente il disagio di non poter più contare su un partito serio e credibile come Alleanza Nazionale. Assieme a questi ve ne sono ovviamente altri di protagonisti che non hanno mai smesso di sognare una nuova destra, ma è bene ricordare la coerenza di questi uomini, è bene testimoniare che. nonostante tutto, c’è chi non si è mai arreso e io, nel mio piccolo, lo ricordo bene.

Il problema più grosso è che tra i tanti autorevoli esponenti della destra post-missina si arrivò a un punto in cui si presero strade diverse e, seppur uniti da una visone comune e da idee condivise, a dividere fortemente sono stati i leader ai quali ci si è affiancati: Berlusconi, Fini, Storace, Poli Bortone ed altri ancora. Sono stati anni duri in cui sono venuti meno i rapporti umani tra coloro che avevano lottato fianco a fianco, condividendo un’esperienza di vita, prima che politica. E, si sa, quando si sgretolano i rapporti umani tutto è più difficile, ma niente è impossibile. Cosa è necessario allora? E qui tornano in gioco i due valori precedentemente citati: l’umiltà e il coraggio. Menia, Storace, Poli Bortone, Nania, Tatarella e tanti altri stanno dimostrando di possedere tali virtù e questo perché hanno a cuore l’Italia e il futuro della destra, lo hanno sempre dimostrato ed occorre dargliene atto. Altri ancora dovranno aderire a questo progetto e lo dovranno fare perché tutti noi ne abbiamo bisogno.

Partiamo da un presupposto: la balcanizzazione delle destre è inconcepibile e insopportabile. Parlando con il mio amico Damiano, un vero militante, conveniamo spesso sul fatto che l’essere di destra significa prima di tutto aderire ad uno stile di vita unico ed inimitabile, è un qualcosa che ti fa sentire orgoglioso della tua passione per l’attivismo, la tua propensione a mettere in pratica le tue idee in contesti spesso difficili, ciò a maggior ragione per chi come noi frequenta l’Università di Bologna, un ambiente, diciamo così, abbastanza ostile al movimentismo ‘destroso’. Nonostante ciò, sono stanco del fatto che la nostra generazione, i giovani di destra nati a ridosso della caduta del muro di Berlino (per intenderci), militino in partiti diversi, balcanizzati per l’appunto, a causa della lacerazione dei rapporti umani tra alcuni leader del fu MSI.

Quindi occorre responsabilità da parte loro. Lo facciano per le giovani generazioni, che hanno un disperato bisogno di padri nobili e di punti di riferimento per una destra unita.  Passando ai contenuti del nuovo soggetto che va delineandosi, condivido l'idea di Area Nazionale secondo la quale per ridare una Destra degna di quel nome all'Italia occorra cercare 'Atlantide' piuttosto che tornare ad 'Itaca'. Occorre gettare le basi per un partito conservatore moderno ma al contempo rispettoso della tradizione, la quale deve essere una solida base per costruire qualcosa di radicalmente nuovo e prorompente, un movimento che torni a riempire le piazze e ad emozionare gli italiani, a partire dai più giovani. Questo si può fare, ma servono donne ed uomini pronti a lavorare per il bene dell'Italia, e a farlo con la testa e con il cuore, sporcandosi le mani e avendo ben presente una sola cosa, quella da cui dipende tutto il resto: l'Interesse Nazionale dell'Italia e dell'Europa.

articolo firmato (senza nome per scelta dell'autore)

Scritto da Redazione
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