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La vittoria acefala del Pd

Il PD inclusivo, eterogeneo, multiforme, insomma una sorta di balena rossa, piace, o almeno, pensa di piacere. E' in crisi da mesi, ha rischiato di essere prima bicefalo e poi addirittura acefalo. E' indeciso, troppo movimentato, troppo proporzionale, poco coordinato, eppure continua a vincere, come non mai negli ultimi 20 anni. Ha la presidenza del consiglio, la camera, il senato, 15 regioni su 21, ha vinto 16 a 0 ai ballottaggi delle comunali. Ha Milano, Napoli, Palermo. Ha Roma. Sia Veltroni che Prodi se li sognavano questi risultati.  

La verità è che il PD ha vinto ovunque, ma non deve illudersi. Deve brindare all'astensione, all'anti-politica, alla demotivazione, ma d'altronde questo è l'effetto presidenzialismo, presente a livello locale e tanto invocato a livello nazionale: la competizione è a due e quindi vinci bene anche con un'affluenza al 45% e questa non è motivata dal fatto che "si è preferito andare al mare". Il tempo è brutto, l'estate non arriva, gli italiani, quindi, non vogliono più votare. La maggior parte di coloro che invece lo hanno fatto hanno scelto il PD, ma non il solito PD vecchia guardia. Spesso è un PD travestito, una sorta di camaleonte dalla pelle mutante che cambia aspetto rispetto al territorio sul quale viene candidato. Renziani, Epifaniani, Bersaniani, giovani turchi, vendoliniani,  i pro-governo, tutti insieme appassionatamente. La crisi di leadership dà più forza alle correnti intra-PD perchè anche se tutti cercano di sovrastare, alla fine nessuno lo fa perchè si sa, il partito è democratico e guai a non ribadirlo. Nel PD sembra che la democraticità debba essere proporzionale alla interna disomogeneità. 

Se 5 anni fa la sinistra ha fatto male a candidare Rutelli, adesso la destra ha fatto lo stesso errore riproponendo Alemanno. Quest'ultimo ha fatto il mea culpa, ma ha sbagliato tanto ed in molti campi. Ha perso male al primo turno ed ha fatto ancora peggio al ballottaggio non riuscendo ad intercettare neppure i voti di Marchini e De Vito. Espugnò il feudo rosso 5 anni fa e nel corso del suo mandato è riuscito a deludere parte di quella destra romana che aspettava questo momento da anni. Poco importa che Marino non sia di Roma - sbaglia chi dice che poiché non è di Roma non conosce i problemi dei romani- che sia di quella sinistra che non appoggerebbe il governo se fosse ancora in parlamento, che sia di quella sinistra che a volte non piace neppure alla sinistra stessa. Ma la sinistra, si sa, ha un nocciolo duro di elettorato più cospicuo, più fedele, più militante, più attaccato al partito che all'esponente politico. A destra si gioca spesso a fare i perbenisti, i modaioli, gli arrendisti. Marino ha vinto, con pochi voti, ma ha vinto bene. Ora bisturi in mano che, come lui stesso ha promesso,  "Roma cambia". 

Sindaci, consiglieri, assessori, a voi. Avete tutte le carte per attuare ciò che avete promesso. 
Scritto da Sveva Biocca
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