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Il Senato italiano dice si alla Convenzione di Instanbul

 

E’ legge finalmente la cosiddetta Convenzione di Instanbul che riconosce la violenza maschile sul corpo e sulla psiche delle donne come conditio sine qua non per configurare l’idoneo percorso di prevenzione e contrato dei reati commessi in sede domestica e contro le donne.

 La votazione è stata unanime, ma per il testo definitivo si dovrà attendere la ratifica di altri cinque paesi, c’è bisogno, infatti, per la sua definitiva entrata in vigore che venga in fretta ratificata dal numero minimo di Stati(dieci).

Il testo pone la questione del corpo femminile nella pubblicità, nella televisione ed in generale nei media popolari che concorrono a dare l’idea di donna come un “bene di consumo” che non facilita il cammino di progresso civile in quei paesi dove si fatica a vedere la donna come persona  e non come oggetto di possesso e di desiderio, per via di consuetudini e prassi antichissime ancora molto radicate nel tessuto sociale. La legge può fare ben poco se a questa non si accompagna un’opera di comunicazione e riflessione che deve partire dalle scuole di ogni ordine e grado, è impossibile pensare che sia sempre la legge il deus ex machina che risolve ogni problema quando il realtà la radice del morbo sociale della violenza è nella mentalità che, può cambiare solo con una campagna di sensibilizzazione che veda l’istruzione pubblica e privata impegnate sul fronte comune del rispetto della diversità di genere.

Tutto questo in un’ottica di prevenzione che si affianchi alla repressione della violenza in ogni sua forma esplicita e latente.

Infine, la Convenzione impone agli Stati firmatari di obbligare anche al risarcimento del danno in favore della vittima chi si renda colpevole di reati quali lo stalking, lo stupro, la sterilizzazione forzata… un passo è stato fatto ora occorre farne altri.

Scritto da Anna Chiapparino
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