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PD e PdL ormai quasi uguali

PD e PdL con lo stare assieme hanno finito per assomigliarsi ma, d’altronde, se stai con lo zoppo impari a zoppicare. Non si sa bene chi dei due prima era zoppo, fatto sta che il PdL sembra in piena crisi piddina (tra riunioni di partito, correnti interne e manifestazioni in piazza) mentre il PD tenta di spogliarsi di quell’indole troppo democratica e permissiva per mettersi addosso una maschera più autoritaria e decisa per poter “fare il PD”. Da una parte si va verso un primo, vero faccia a faccia (sarebbe meglio dire facce a facce) e dall’altra si invoca un “serrare i ranghi” o altrimenti si collassa.

Berlusconi ha deciso di assecondare la Boccassini per vedere se questa strategia farà spuntare una vena di clemenza ai giudici che lo hanno in mano nelle prossime settimane:  non parla, non interferisce, sta, di fatto, ai domiciliari. E se lui ha deciso, per ora, di starsene rinchiuso ad Arcore, i suoi uomini insorgono, della serie: quanto il gatto non c’è i topi ballano. Il problema è che non ballano per fargli le scarpe, ma per capire che ne sarà di loro. Si ha l’impressione che senza il collante-Berlusconi personalmente presente, questi pidiellini mettano in mostra tutte le loro tutte le perplessità, divisioni, differenze. La recente riunione a Montecitorio è sembrata uno sfogo, una resa dei conti covata da tempo e, per cause contingenti, fuoriuscita solo adesso. C’è chi vuole un partito iper liberale, chi va contro il governo, chi pretende una linea compatta per non fare figuracce. Chi più ne ha più ne metta. Alfano e Santanchè ascoltavano avendo preventivamente deciso di non intervenire e, dopo tutto, quasi meglio per loro perchè forse non si aspettavano quella caciara. Martedì arriva il grande capo Berlusconi dal suo esilio e si vedrà che ne sarà del PdL, dei pidiellini e del centro-destra.

Il PD gioca a fare il duro cercando di compattare le varie correnti, eccetto che quella renziana. La nomenklatura piddina, da D’Alema a Franceschini, da Bersani ad Epifani, finalmente, si incontra: il vecchio ed il vecchissimo a confronto. La risultante potrebbe essere un vecchietto multicolor che prova a fare la voce grossa. Il nuovo, Renzi, ha deciso di declinare l’invito ed i “capicorrente romani” non sono affatto dispiaciuti. Dopo tutto lo ha detto anche lui, gli hanno promesso la poltrona a candidato premier del PD, ma dalla segreteria deve starne fuori, della serie: statt’ accuort’ che a questo ci pensa l’apparato. Ma lui non ci sta, fa il ragazzo ribelle, svela le carte del suo stesso partito, non partecipa alle riunioni dei big e nel frattempo fa il liberale concedendo Ponte Vecchio alle Ferrari di Montezemolo -trovata non malvagia se si pensa ai 100.000 euro guadagnati in una sera-. 

Il Grillo ruspante è stato sorpreso in contropiede dal nostro Presidente della Repubblica ultraottantenne. La forma dell’incontro da questi proposta, pubblica ed ufficiale, ha destabilizzato Capitan 5 stelle. Ha prima rimandato la data, poi voleva essere accompagnato da Casaleggio, successivamente la smentita di quest’ultimo. Chissà se Beppe Grillo sarà capace della stessa sfacciataggine che possiede sul web, anche nell’incontro a quattr’occhi col Presidente. Nessuno mai lo saprà.

Scritto da Sveva Biocca
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